Oggi, grazie ai sistemi di streaming musicale, praticamente qualsiasi brano può essere ascoltato in ogni momento, senza il vincolo di un oggetto fisico (come un CD o una musicassetta) e semplicemente connettendosi alla rete internet. Basterebbe tornare indietro anche solo di poco più di cent’anni, però, per trovare una situazione completamente diversa da quella odierna. In passato, infatti, le opportunità di fruizione musicale erano circoscritte ad alcuni specifici ambienti, come quello teatrale o ecclesiastico. La musica, inoltre, non era ancora parte integrante della realtà domestica, se non con eccezione di quella borghese. Nel 1877, Thomas Edison inventò il fonografo:1 il primo apparecchio della storia in grado di rendere immortali i suoni. Le famiglie che effettivamente poterono permettersi di comprarlo, tuttavia, furono davvero poche. Bastarono pochi decenni, però, perché la situazione mutasse radicalmente: già negli anni ‘30 del secolo scorso, infatti, la fruizione musicale era a portata di tutti. In ogni bottega o casa di quartiere era possibile udire il suono di un’intera orchestra racchiusa in una piccola “scatola parlante”: la radio.

L’invenzione di Guglielmo Marconi:
Già nel 1865, il fisico James Clerk Maxwell teorizzò che fosse possibile propagare energia elettromagnetica nell’etere, ma fu solo nel 1881 che l’esistenza delle onde elettromagnetiche fu effettivamente provata, grazie a un esperimento di Heinrich Hertz che avrebbe cambiato la storia delle comunicazioni. Spinto dalle recenti scoperte, durante l’inverno tra il 1894 e il 1895, Guglielmo Marconi si chiuse nella villa paterna tra le colline bolognesi, per condurre esperimenti finalizzati all’utilizzo delle onde radio come mezzo di trasmissione di segnali. La grande svolta fu l’invenzione del sistema antenna-terra. Il circuito comprendeva due strumenti, il trasmettitore e il ricevitore, che dovevano essere muniti, alle loro due estremità, di un conduttore interrato e di uno isolato in aria. Questa intuizione, nella primavera del 1895, gli permise di percorrere con un segnale elettromagnetico 2.400 metri senza filo, oltrepassando anche ostacoli naturali come la collina dei Celestini dietro la villa. Ad attendere l’impulso al ricevitore c’era il maggiordomo Mignani e fu proprio quest’ultimo, con un colpo di fucile, ad avvisare il giovane fisico del successo dell’esperimento, segnando l’inizio di una nuova era tecnologica. L’idea di Marconi fu rivoluzionaria e il 12 dicembre del 1901 egli stupì nuovamente il mondo trasmettendo un segnale dalla costa inglese a quella canadese: dalla stazione di Poldhu, in Cornovaglia, a quella di Signal Hill, ribattezzata per l’occasione.

Inizialmente, la telegrafia senza fili aveva un obiettivo chiaro: sviluppare le comunicazioni a lunga distanza, soprattutto per scopi nautici. La potenzialità delle onde radio applicate alla comunicazione di massa, invece, fu compresa solo gradualmente. La vera svolta avvenne nel 1920, quando la KDKA di Pittsburgh, la prima stazione radiofonica, iniziò a trasmettere regolarmente programmi broadcast.2 Due anni dopo, il governo inglese fu il primo a prendere il microfono in Europa, monopolizzando la diffusione radiofonica attraverso la neo-nata BBC (British Broadcasting Company), che diventò il punto di riferimento in tutto il mondo per le trasmissioni senza filo. Oggi la BBC è la stazione radio più longeva ancora in funzione.
La musica diffusa:
Già negli anni ‘70 dell’Ottocento, si era cercato di trasportare la musica fuori dai teatri attraverso il telefono di Alexander Graham Bell. Fu solo nel 1881, però, che Clément Aderfece, grazie al suo théâtrophone,3 riuscì a trasmettere un intero concerto in stereofonia4 dall’Opéra di Parigi – anche se pur sempre tramite la linea telefonica.

Inviare e ricevere un segnale sonoro senza l’impiego di fili, invece, era tecnologicamente più complesso. Proprio per questo, i primi trasmettitori di Marconi erano pensati per comunicare attraverso impulsi binari, su modello del telegrafo. Inviare un segnale audio analogico, infatti, comportava una probabilità di errore molto più elevata rispetto a quella che si presentava durante la trasmissione di un messaggio in codice morse. I maggiori investimenti, nel campo delle telecomunicazioni, erano riservati alle applicazioni militari e alla comunicazione terra-mare, ma il professor Lee De Forest, già nei primi anni del ‘900, aveva avuto una visione più lungimirante. Egli, nel 1907, fu il primo a trasmettere nell’etere musica registrata su cilindro fonografico. L’ottimo risultato lo spinse a continuare con la sua ricerca e il 10 febbraio del 1909 riuscì a inviare, da New York City a Jersey City, una registrazione della Siciliana dalla Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni, nell’interpretazione del tenore Enrico Caruso. Il giorno seguente si venne a sapere di molte imbarcazioni che, transitando nella baia, riuscirono a captare la musica con loro radio.

Per ascoltare il primo programma radiofonico in Italia, si dovette aspettare fino al 6 ottobre del 1924. La violinista Ines Viviani Donarelli inaugurò ufficialmente le trasmissioni nella penisola con questo messaggio: «A tutti coloro che sono in ascolto il nostro saluto e il nostro buonasera. Sono le ore 21 del 6 ottobre 1924. Trasmettiamo il concerto di inaugurazione della prima stazione radiofonica italiana, per il servizio delle radio audizioni circolari, il quartetto — composto da Ines Viviani Donarelli, che vi sta parlando, Alberto Magalotti, Amedeo Fortunati e Alessandro Cicognani — eseguirà Haydn dal quartetto Opera 7, I e II tempo».
Questo primo messaggio testimonia il forte legame che da sempre la radio italiana ha avuto con la musica, da quella classica a quella leggera. In pochi anni la radio diventò la colonna sonora della vita: ogni cittadino ne possedeva una, sia in casa che in bottega o in ufficio. La facilità di costruzione e i componenti a basso costo, infatti, la resero in pochi anni un oggetto popolarissimo.

Inizialmente, la URI (Unione Radiofonica Italiana) trasmetteva concerti di musica classica, bollettini meteo e notizie di borsa. Con l’aumento del numero degli ascoltatori si aggiunsero programmi di tutti i tipi, in modo da soddisfare la sempre maggiore varietà di richiesta. Più avanti, però, ci si rese conto che alla cultura non era riservato lo spazio adeguato. Il palinsesto del Primo Programma e del Secondo Programma (oggi RAI Radio 1 e RAI Radio 2), infatti, era improntato a un ascolto più distratto, legato soprattutto all’intrattenimento. Alle 21:00 di domenica 1º ottobre 1950, così, debuttò il Terzo Programma, sul modello inglese del BBC Third Programme (1946) e su quello francese del RDF Programme National (1946): una stazione radio dedicata interamente alla cultura, dalla letteratura alla musica colta, dalle arti visive al teatro. Nel ‘75 essa diventò RAI Radio 3, distinguendosi tra le prime stazioni ad adottare il nuovo sistema di trasmissione in FM (modulazione di frequenza),5 ampiamente migliore in termini di qualità audio rispetto al più comune sistema AM (modulazione di ampiezza).6 La programmazione di Radio 3 fu alquanto variegata e sempre inclusiva con tutte le arti. Degno di nota, per esempio, fu L’approdo: il primo programma che portò la prosa in radio. A ricoprire un ruolo centrale durante tutta la storia della radio, però, fu proprio la musica. Le emittenti nazionali europee, a prova di ciò, furono tra le prime istituzioni non teatrali a fondare delle orchestre stabili. Già nel 1923, per esempio, in Germania fu istituita la Rundfunk-Sinfonieorchester Berlin: l’orchestra della radio tedesca. In seguito, nel 1930, la BBC diede origine alla BBC Symphony Orchestra e un anno dopo, a Torino, nacque l’orchestra dell’EIAR (Ente italiano per le audizioni radiofoniche). Sempre in Italia, successivamente, videro la luce altre tre orchestre nazionali a Milano, Roma e Napoli, che poi furono riunite, nel 1993, nella sola Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai di Torino per mancanza di fondi.

La radio come mecenate:
Durante gli anni ‘20 e ‘30, compositori e tecnici collaborarono per trovare il miglior modo di diffondere la musica coi nuovi mezzi a disposizione. La tecnologia della radio era nata per la voce e, anche per questo, la canzone leggera trovò subito spazio all’interno dei programmi. La musica strumentale, invece, fu adattata da alcuni compositori alle esigenze timbriche7 richieste dalle caratteristiche tecniche radiofoniche. Nacque così un vero e proprio genere musicale “per radio”. Gli autori di quest’ultimo prediligevano i timbri degli strumenti a fiato,8 riproducibili più fedelmente rispetto a quelli degli archi.9 In generale, essi sceglievano organici ridotti e preferivano la melodia solistica alle lunghe sezioni d’insieme, di stampo più sinfonico.10 Fecero scuola brani come Radio Blues di Ernst Křenek, Suite für Kammerorchester di Franz Schreker o Anekdoten für Radio di Paul Hindemith. Fu proprio quest’ultimo compositore tedesco ad avere un ruolo di rilievo nella sperimentazione del nuovo mezzo radiofonico. Nel 1929, infatti, egli fu coinvolto nella scrittura di una cantata11 insieme al drammaturgo Bertolt Brecht e al compositore Kurt Weill. L’idea di Brecht era quella di narrare l’eroica vicenda di Charles Lindbergh: il primo uomo a compiere un volo transoceanico senza scalo e in solitaria, da New York a Parigi. Le trentatré ore di volo vengono narrate da prospettive diverse, a volte molto insolite: nella cantata, infatti, intervengono con la loro voce non solo l’aviatore stesso, ma anche i giornali americani, la città di New York, il continente europeo e persino la nebbia e la tempesta di neve. Si può ascoltare addirittura una conversazione tra il pilota e il suo motore. Allo scopo di far immedesimare l’ascoltatore nell’eroica impresa, vengono adottate soluzioni timbriche inusuali e innovative quali la voce di un anziano, lo sferragliare dei motori, le sirene, i rumori della città, i messaggi in codice morse e il fruscio del vento, ampliando considerevolmente il panorama sonoro. Der Lindberghflug (Il volo di Lindbergh) fu un primo esperimento per far comprendere le potenzialità della radio e della musica diffusa. La prima esecuzione di questa composizione, infatti, fu riprodotta in tempo reale attraverso degli altoparlanti al festival di Baden-Baden il 27 luglio 1929 e, due giorni dopo, fu trasmessa dalla stazione della Radio di Francoforte al grande pubblico.
Oltre a commissionare per le trasmissioni radiofoniche, come la cantata Der Lindberghflug o il brano sinfonico di Copland Prairie Journal (1937), le radio furono tra le prime ad investire nelle nuove tecnologie in ambito musicale. Negli anni ‘50 del secolo scorso, infatti, all’interno degli studi di Parigi, Colonia e Milano furono condotti i primi esperimenti relativi alla musica elettroacustica.12 Quest’ultima, definita da Olivier Messiaen come la «principale invenzione del XX secolo»,13 è una corrente compositiva che fece delle componenti elettroniche i nuovi “strumenti musicali”. Essa, in origine, si divise principalmente in due scuole di pensiero: la musica concreta e la musica elettronica. La prima nacque nel 1948 negli studi radiofonici di Parigi, dove Pierre Schaeffer ebbe l’idea di registrare suoni di vita quotidiana — come rumori stradali, frammenti di voce, echi strumentali — e di assemblarli e manipolarli per comporre piccoli studi14 elettroacustici. Tutto questo era possibile grazie ad apparecchiature quali giradischi, puntine di incisione e, successivamente, nastri magnetici a più piste, che permisero la spazializzazione dei suoni. Gli studi parigini della Radiodiffusion-Télévision Française furono frequentati da diversi compositori di spicco del panorama del nuovo secolo, tra cui Edgard Varèse, che segnò profondamente la musica concreta con il suo Desert per 14 fiati e suoni pre-registrati su nastro magnetico. Il 2 dicembre del 1954, il brano avanguardistico fu eseguito e trasmesso per la prima volta in un programma radiofonico francese, andando incontro a una clamorosa incomprensione da parte degli uditori dell’epoca.
A differenza della corrente concreta francese, la musica elettronica non utilizzò materiale registrato precostituito, ma si avvalse solo di suoni artificiali, generati in laboratorio da apparecchiature elettroacustiche. Questa scuola prese forma a Colonia, negli studi della radio tedesca WDR. La nuova sede, inaugurata il 21 giugno del 1952 ma in funzione già da almeno tre anni, fu il luogo perfetto per costituire un laboratorio di sperimentazione musicale. L’emittente, infatti, era molto attiva nella promozione della musica contemporanea: nel 1951 fu inaugurata la prima stagione di concerti Musik der Zeit (Musica del nostro tempo), seguita ancora tutt’oggi. Durante questa rassegna ebbero luogo diverse prime esecuzioni di brani elaborati negli studi elettroacustici dell’emittente, tra cui Artikulation di György Ligeti, andato in onda il 25 marzo del 1959. Il brano si presenta come un perfetto esempio di musica elettronica: Ligeti partì da suoni puri e sintetici, non riconducibili al mondo sensibile, curandone tutte le caratteristiche fisiche di timbro, intensità,15 altezza16 e spazio.

Contemporaneamente, anche a Milano si formò uno studio di sperimentazione tecnologica e musicale, guidato di Bruno Maderna e Luciano Berio: compositori senza idee preconcette sulla ricerca del suono “puro” o “concreto”, ma mossi solo dalla libera espressione della nuova frontiera elettroacustica. Nel 1955 nacque, così, lo Studio di Fonologia musicale Rai, in Corso Sempione. Degno di nota fu il percorso di Berio che, dopo due composizioni elettroniche (Mutazioni del 1966 e Perspectives del 1957), realizzò il suo primo capolavoro di musica concreta: Thema. Omaggio a Joyce, trasmesso in radio per la prima volta nel 1959. Il brano, risultato di una collaborazione con Umberto Eco, fa parte di un più vasto documentario radiofonico: Omaggio a Joyce. Documenti sulla qualità onomatopeica del linguaggio poetico. Il musicista utilizzò come materiale base un frammento del romanzo Ulysses di James Joyce, registrato da una voce femminile in inglese, francese e italiano. Attraverso la manipolazione elettronica, Berio diede vita ad un nuovo tipo di vocalità, esaltando i suoni della cavità orale e le risonanze delle sillabe del testo.

La radio oggi:
Negli anni, la radio ha dovuto fare i conti con le nuove tecnologie: prima le cassette a nastro magnetico, poi i Compact Disc e infine il nuovo e fiorente mercato dei podcast. Nonostante tutto, in cento anni di storia, la radio italiana ha saputo rimanere al passo coi tempi. L’intero palinsesto radiofonico nazionale, infatti, è stato digitalizzato all’interno del progetto RAI Play Sound, disponibile oggi a portata di click. Con la nascita delle prime piattaforme di streaming musicale, ad ogni modo, il numero degli ascoltatori radiofonici subì un drastico calo. Oggi, d’altronde, la musica è sempre di più un bene di consumo: si può passare da un album all’altro senza neanche rendersene conto. Con i programmi radiofonici, invece, ogni brano acquisisce un proprio valore, anche grazie al lavoro dei presentatori. È proprio la loro capacità di coinvolgere, probabilmente, che fa continuare a credere nel futuro di questo incredibile mezzo.
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1 Il fonografo è un apparecchio per la registrazione e la riproduzione di suoni. Una puntina incide le variazioni di pressione dell’aria su un foglio di alluminio posizionato su un cilindro rotante. Quando la puntina (collegata ad un altoparlante) ripercorre il solco, riproduce analogamente il suono registrato
2 Con il termine broadcasting si fa riferimento alla trasmissione di informazioni ad un insieme di ricevitori non definiti. Ad esempio, la televisione e la radio funzionano grazie a questo tipo di tecnologia
3 Il théâtrophone era un sistema di trasmissione sonora che funzionava attraverso la linea telefonica. Esso permetteva di collegare il teatro dell’opera di Parigi alle abitazioni private. I concerti venivano ripresi in diretta grazie a ottanta microfoni posizionati sul palco. L’idea ebbe un eclatante successo, tanto che l’apparecchio si diffuse rapidamente in tutta Europa
4 La stereofonia è una tecnica di registrazione e riproduzione sonora su due tracce separate sincronizzate temporalmente, una per il canale destro e una per il sinistro. Il sistema si basa sul funzionamento dell’udito umano: in questo modo viene registrata e riprodotta anche la dimensione spaziale del suono
5 La tecnologia di trasmissione dati FM consiste nel modulare la frequenza (comunemente detta stazione o canale) delle radioonde che si intende utilizzare in maniera proporzionale al segnale da trasportare. È più complessa da realizzare rispetto alla tecnologia AM ma è molto meno sensibile ai disturbi e ha una maggior efficienza energetica
6 La tecnologia di trasmissione dati AM consiste nel modulare l’ampiezza delle radioonde che si intende utilizzare in maniera proporzionale al segnale da trasportare. È molto semplice da realizzare ma estremamente sensibile ai disturbi, a cui vanno aggiunti distorsione e rumore indesiderato al segnale
7 Il timbro è la qualità di un suono, ovvero l’elemento che permette di distinguere due suoni con uguale frequenza o altezza. Il timbro inoltre consente all’ascoltatore di identificare la fonte sonora, rendendola distinguibile
8 Famiglia di strumenti in cui il suono viene ricavato grazie alla vibrazione della colonna d’aria emessa soffiando nello strumento. Ne fanno parte, tra gli altri, flauti, oboi, fagotti, clarinetti, trombe, tromboni, corni e tube
9 Famiglia di strumenti in cui il suono viene ricavato grazie allo sfregamento di corde. Questo si ottiene grazie a dei crini di cavallo tesi tra gli estremi di un arco in legno. Ne fanno parte violini, viole, violoncelli e contrabbassi
10 Con il termine sinfonico si fa riferimento a ciò che pertiene al genere della musica sinfonica e quindi, per estensione, a qualsiasi composizione per orchestra di tipo puramente strumentale
11 La cantata è un genere musicale le cui origini risalgono all’inizio del XVII secolo, popolarissimo soprattutto durante il XVIII secolo. Può essere sia sacra sia profana, ma di essa non si ha una definizione precisa. Per quanto riguarda l’aspetto musicale, si incorporano elementi di tutti i generi: arie, recitativi, cori polifonici e fugati, accompagnati da svariati organici strumentali
12 Con musica elettroacustica si intende un genere della musica contemporanea, sviluppatosi in particolar modo a partire dagli anni ’50 dello scorso secolo
13 Tratto da un’intervista televisiva su FR3, Francia, 10 dicembre 1988
14 Con il termine studio, in musica, si indica una composizione didattica per esercitare un particolare aspetto tecnico di uno strumento
15 Per dinamica si intende, in musica, il valore che riguarda l’intensità di un suono. Nella notazione musicale la dinamica si indica con simboli in lettere. Dall’intensità meno forte alla più forte si hanno quindi, generalmente, pianissimo (pp), piano (p), mezzopiano (mp), mezzoforte (mf), forte (f) e fortissimo (ff)
16 La frequenza indica l’altezza di un suono (acuto, grave) e si misura in Hertz. Ogni nota, dunque, ha la sua frequenza. Il la che si usa per l’accordatura ha una frequenza di 440 Hertz
Bibliografia e sitografia:
- Il fido maestro sostituto, T. W. Adorno; EINAUDI
- Le onde del futuro, G. Cordoni, P. Ortoleva e N. Verna; Costa & Nolan
- The Radio and Music, W. A. Fisher; Music Supervisors’ Journal 12 n.3
- Enciclopedia della musica: Il paradigma elettroacustico, F. Delalande; EINAUDI
- Radio, S. Goslich, R. H. Mead, T. Roberts e J. C. Lee; Grove Music Online
- Il secondo novecento, A. Lanza; EDT
- Experimente im Rundfunk: Wie Brecht, Weill und Co. das Radio aufmischten, A. M. Dielitz; BR-KLASSIK




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