Tra arte e musica
Il 15 aprile del 1902 veniva inaugurata la XIV mostra della Secessione viennese,1 dedicata al compositore tedesco Ludwig van Beethoven. L’esposizione era ubicata nel Palazzo della Secessione a Vienna: un edificio realizzato dall’architetto Joseph Olbrich (tra il 1897 e il 1898) su disegno di Gustav Klimt. Il modello che ispirò questa struttura fu il tempio greco classico, considerato la forma d’arte “migliore e più alta mai realizzata dall’umanità”. Proprio per questo, la struttura cubica che costituisce la sua base è sormontata da un frontone recante il motto del movimento.2 Durante la quattordicesima mostra anche l’interno del palazzo era stato organizzato per rimandare all’architettura sacrale pagana e cristiana, infatti il direttore artistico generale Josef Hoffmann decise di separare lo spazio complessivo in tre navate. Queste, però, sarebbero dovute essere aperte per consentire ai visitatori di poter vedere sempre il centro focale di tutta l’esposizione: la monumentale statua di Max Klinger ritraente il protagonista dell’evento, Beethoven.

Quest’ultimo, raffigurato parzialmente nudo, con il pugno chiuso, l’espressione concentrata e lo sguardo rivolto verso l’infinito, avrebbe dovuto rappresentare la concezione, riconducibile a Schopenhauer e a Nietzsche, dell’artista come redentore e liberatore dell’umanità afflitta. La sala principale, in cui troneggiava il compositore, era dedicata alla sua apoteosi, e nelle altre opere lì presenti era dominante il tema della dimensione dell’infinito, sia spaziale sia temporale. Le due stanze adiacenti, invece, erano dedicate alla Nona Sinfonia di Beethoven: è proprio nella sala di sinistra che fu posto il Fregio di Beethoven di Gustav Klimt, simboleggiante il riscatto dell’umanità attraverso l’arte.

La XIV mostra fu un momento di svolta per il gruppo di artisti della Secessione viennese. L’esposizione dedicata a Beethoven fu l’apice delle loro aspirazioni di realizzare un progetto che unisse le diverse arti in un unico evento culturale: si tratta della concezione del Gesamtkunstwerk (opera d’arte totale). Architettura, pittura, scultura, arte decorativa, grafica e design si trovarono in una sintesi olistica. Tra le opere presenti in quell’anno è sicuramente il Fregio di Gustav Klimt a rappresentare il vertice di questo ideale. Si tratta di un dipinto a muro, nel quale furono però inseriti elementi decorativi pregiati e non, come chiodi da tappezziere, anelli per tende, specchietti, bottoni di madreperla, monili di vetro colorato, pietre dure e foglia d’oro. La narrazione si snoda su tre pareti e si propone come illustrazione della Nona Sinfonia, che si svolge come un nastro, lungo i pannelli superiori della sala. Klimt assunse, come idea per la realizzazione dell’opera, l’interpretazione della sinfonia3 da parte di Richard Wagner, che la eseguì nel 1846, occasione in cui descrisse per iscritto le immagini che la composizione gli suggeriva. Secondo Wagner, solo l’arte e la poesia sono in grado di condurre l’umanità verso una condizione di vita migliore, in amore e libertà. In questo modo Klimt interpreta la contrapposizione atemporale tra bene e male, e l’aspirazione al riscatto ideale attraverso l’arte, dal punto di vista del rapporto uomo-donna: la liberazione è rappresentata con il raggiungimento dell’estasi amorosa, mentre il regno ideale si identifica nell’abbraccio di una donna. In linea con la teoria di Nietzsche sul genio e le sue sofferenze, il protagonista del trittico è un Cavaliere, il quale deve compiere una sorta di viaggio agli Inferi, affrontando e sconfiggendo le forze del male e resistendo alla seduzione delle sirene, per raggiungere la donna a lui contrapposta: la Poesia. Il Cavaliere, personificazione dell’Artista, dovrà lottare contro il gigante Tifeo e le Gorgoni (Malattia, Morte e Follia) per affermare il regno dell’Arte. Nella scena finale, in un giardino incantato cosparso di piccole rose, una schiera di fanciulle intona lo schilleriano Inno alla Gioia, che fu diretto da Gustav Mahler in occasione dell’inaugurazione della mostra.

La Nona sinfonia in re minore, composta tra il 1822 e il 1824, è tra le composizioni più importanti della storia della musica: chiave di volta tra classicismo e romanticismo e fonte d’ispirazione per i compositori posteriori. L’unicità e l’importanza dell’opera va esaminata da vari punti di vista: prima da quello prettamente musicale e compositivo, poi da quello filosofico. Bisogna dire innanzitutto che, per la prima volta nella storia del genere sinfonico, Beethoven aggiunse un coro e quattro voci soliste all’organico della grande orchestra. Il testo pronunciato nell’ultimo movimento (l’unico nel quale coro e voci intervengono) è quello dell’An die freude (Inno alla gioia) di Friedrich Schiller, un’ode del 1785 che esalta la fraternità degli uomini in uno Stato ideale. Beethoven ha voluto contrapporre questo modello di trionfo intellettuale al “buio” che caratterizza i primi tre movimenti. Verso l’inizio del quarto, infatti, la voce recitante del basso solista declama dei versi aggiunti dallo stesso Beethoven, già anticipati in un primo momento dalla sola melodia di violoncelli e contrabbassi: «O amici! Non questi suoni! Cantiamo un altro canto, più grato e gioioso!». È chiara l’intenzione dell’autore di musicare il cammino che l’uomo deve intraprendere per liberarsi dal male e dalla morte (rappresentata dall’incedere della marcia funebre nella fine del primo movimento) per giungere alla gioia e alla fratellanza tra i popoli. Nell’ultima parete occupata dal Fregio è interessante notare come Klimt abbia raffigurato l’abbraccio tra il Cavaliere e la Poesia, ponendolo nel mezzo del coro angelico. Potrebbe essere stata una scelta molto ben calcolata: infatti, osservando la partitura, nell’Allegro energico, sempre ben marcato dell’ultimo movimento vengono sovrapposte due voci. L’una enuncia ancora una volta il verso che recita «Gioia, bella scintilla divina, figlia dell’Elisio» (Freude, schöner Götterfunken, Tochter aus Elysium), mentre l’altra quello di «Abbracciatevi, o moltitudini» (Seid umschlungen, Millionen!).

Oltre a questo particolare, che riguarda in modo diretto musica, poesia e pittura, si possono riscontrare altri rimandi ancora più espliciti al testo di Schiller, come in questo caso: «Percorrete, fratelli, la vostra strada, gioiosi, come un eroe verso la vittoria». L’eroe, nel fregio di Klimt, è raffigurato con l’aspetto di Gustav Mahler nell’armatura dorata di un cavaliere, pronto ad affrontare le forze avverse per poi purificarsi e salvarsi grazie all’incommensurabile forza dell’arte.

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1 Le secessioni furono dei movimenti artistici che coinvolgevano architettura, scultura, pittura, illustrazione e arti applicate. Esse sbocciarono tra ‘800 e ‘900 soprattutto nell’area tedesca, e intendevano distaccarsi dalle istituzioni ufficiali d’impronta tradizionalista. Oltre a quella viennese si ricordano quelle di Berlino e di Monaco
2 “Al tempo la sua arte, all’arte la sua libertà” (Der Zeit ihre Kunst / der Kunst ihre Freiheit)
3 Con il termine sinfonia si intende un componimento orchestrale costituito generalmente da quattro movimenti, di solito il primo allegro, un secondo movimento lento, terzo un minuetto con trio e come finale un movimento rapido
Bibliografia:
- Ascoltare Beethoven, G. Bietti; Editori Laterza
- Guida alla musica sinfonica, E. Napoli; Zecchini Editore
- Gustav Klimt: disegni intorno al Fregio di Beethoven, a cura di A. Vogel; Skira
- Gustav Klimt: L’oro della seduzione, E. di Stefano; Giunti Editore
- La musica della luce. Dal flauto magico alla Nona Sinfonia, G. Bietti; Editori Laterza
- Lettura della Nona Sinfonia, M. Mila; Einaudi Editore
- Nel mondo di Klimt, E. di Stefano; Giunti Editore
- The symphonic repertoire, volume II, A. P. Brown; Indiana University Press




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