La Decima Sinfonia

La Maledizione della Decima Sinfonia

Se non avete già sentito parlare della cosiddetta maledizione della decima sinfonia,¹ beh, oggi ve ne parleremo noi. Tutto ebbe inizio tra Classicismo e Romanticismo, con niente meno che Ludwig van Beethoven. Dopo la Settima e l‘Ottava sinfonia, già nel 1811 il maestro iniziò il progetto di un nuovo lavoro sinfonico, che però restò sotto forma di abbozzo per quasi un decennio. Nel 1822 aveva in mente di scrivere due sinfonie: una in re minore per la Società Filarmonica di Londra e un’altra con intervento corale su testo tedesco ancora da scegliere. È nel 1823 che i due progetti confluirono in quella che diventò la Nona, poi eseguita per la prima volta il 7 maggio del 1824 a Vienna, presentata trionfalmente come Große Symphonie (Grande sinfonia). Questa data segnò una svolta nella storia della musica, sotto ogni punto di vista. Si tratta infatti di un lavoro rivoluzionario: nessuno prima aveva mai utilizzato un coro e delle voci soliste in una sinfonia. Nei tre anni successivi, dal ’24 al ’27 (anno della morte), il compositore iniziò a lavorare alla Decima, senza però riuscire a concluderla. In fin dei conti, dopo Haydn, padre di 108 sinfonie, e Mozart, che ne scrisse 41, Beethoven fu il primo di una lunga serie di compositori ad elaborare relativamente pochi lavori sinfonici. Analogamente, anche Franz Schubert non produsse un numero altissimo di sinfonie: durante la sua vita, infatti, ebbe modo di lavorare a tredici sinfonie,² delle quali solo sette sono complete. È interessante notare che le sue sinfonie in uno stato totalmente eseguibile sono otto: la n.1 (D.82), la n.2 (D.125), la n.3 (D.200), la n.4 (D. 417), la n.5 (D. 485), la n.6 (D. 589), la n.8 (D. 759) (considerata interamente eseguibile proprio perché volutamente “incompiuta”) e la n.9 (D.944). Invece, la n.7 (D. 729), è solo parzialmente orchestrata, e a tentare di completare il lavoro furono molti compositori successivi. Ricapitolando, le sue sinfonie numerate sono dieci in totale. Queste ultime cifre vi ricordano forse qualcosa? Ebbene sì, anche Schubert, dopo aver scritto le sue due sinfonie più note, l’Incompiuta e la Grande, rispettivamente ottava e nona sinfonia, iniziò nel 1828, probabilmente negli ultimi mesi di vita, a ideare la decima, Letzte Symphonie (Ultima sinfonia) in re maggiore. Questa, però, non vide mai la luce: ne rimangono infatti solo gli schizzi di tre movimenti, per due pentagrammi e quindi non orchestrati, seppur il compositore dia indicazione per circa una trentina di strumenti.

Manoscritto dell’incipit (Anfang) del primo movimento della Decima sinfonia di Schubert

Così, nell’arco di soli due anni Vienna vide scomparire due tra i più grandi geni musicali europei di tutta la storia, ma non si potrebbe parlare di “maledizione” per solo due casi isolati, seppur di grande rilievo. Nel 1828 il giovane Anton Bruckner aveva appena quattro anni, ma arrivato alla composizione della Nona Sinfonia, ossessionato dal mito romantico di non dover oltrepassare il numero maledetto, pur di non scrivere la Decima decise di assegnare a una delle sue prime sinfonie il numero 0, Die Nullte. Bruckner, infatti, scrisse durante la sua vita un totale di undici sinfonie, di cui la prima del 1863 in fa minore non numerata,³ come esercizio per il maestro Otto Kitzler, chiamata difatti Schularbeit (let. lavoro scolastico) e la seconda in re minore, per l’appunto denominata come n.0,⁴ facendo arrivare così la numerazione totale a nove.

Manoscritto della Sinfonia n.0 di Bruckner, in cui il compositore cancella la precedente numerazione (n.2) e scrive “annullierte” (annullata)

La Sinfonia n.9, tra l’altro incompiuta perché priva del suo Finale, fu portata avanti dall’autore come suo ultimo contributo al genere sinfonico dalla fine degli anni ’80 fino al 1896, anno della morte. Proprio quando Bruckner iniziò a dedicarsi maggiormente alla sua stesura, la sua salute iniziò a venir meno: già nel 1892 soffriva di problemi di cuore, cirrosi epatica e diabete. Nonostante ciò riuscì a completare i primi tre movimenti, anche se in tempi piuttosto lunghi: il primo nell’ottobre del 1892, lo Scherzo nel febbraio del 1894 e l’Adagio nell’ottobre dello stesso. A causa delle sue condizioni fisiche non riuscì ad avanzare con il Finale, del quale restano solo degli schizzi, ad oggi non ricostruibili, a causa del loro stato e anche perché sprovvisti totalmente della coda.⁵ Sempre restando in ambiente austriaco, non possiamo non raccontarvi di un altro compositore: Gustav Mahler. Ogni sua sinfonia doveva essere “un mondo”, uno sforzo faustiano di abbracciare il Tutto: lavori spesso molto elaborati (tutte le sue sinfonie furono più volte rivedute, tranne le ultime tre), con organici6 molto ampi e anche comprendenti cori e voci soliste; alcune di natura programmatica e con riferimenti extramusicali. Secondo il compositore austro-americano del novecento Arnold Schoenberg, Mahler fu il primo a credere veramente, e in modo abbastanza ossessivo, alla maledizione. In procinto di scrivere la nona sinfonia, egli per superstizione diede alla nuova composizione il titolo “Das Lied von der Erde” (Il canto della terra), invece di numerarla come Nona. Mahler ebbe modo di scrivere dieci sinfonie numerate, ma a questo punto potrete ben intuire che solo nove furono completate. La decima sinfonia in fa# maggiore, infatti, rimase incompiuta7 e fu solo successivamente ricostruita. Quest’ultima reca la data 1910, anno in cui il compositore doveva ancora far ritorno in Europa da New York. Egli morì solo un anno più tardi nel maggio del 1911 a Vienna. Quando il compositore stava scrivendo la Decima, disse che ormai il pericolo era passato, tuttavia non visse abbastanza né per assistere all’esecuzione della Nona8 né per concludere la Decima. È interessante notare che la Nona Sinfonia in re minore scorre fluentemente in uno stato d’animo di rassegnazione, di triste addio alla vita, simboleggiato dal motivo legato alla citazione del motto Lebe wohl (Addio) dell’apertura della Sonata9 per pianoforte op.81a di Beethoven, che pervade il primo e l’ultimo movimento della sinfonia.
Per concludere, anche altri compositori si fermarono alla soglia delle nove sinfonie: il boemo Antonín Dvořák, autore della nota Sinfonia dal nuovo mondo (n.9) e l’inglese Vaughan Williams, deceduto poco dopo la prima esecuzione della Nona sinfonia, nel 1958.

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Leggi anche la nostra guida all’ascolto interattiva sui brani trattati

¹ Con il termine sinfonia si intende un componimento orchestrale costituito generalmente da quattro movimenti, di solito il primo allegro, un secondo movimento lento, terzo un minuetto con trio e come finale un movimento rapido

² Nella storia della musica si sono susseguite molteplici ipotesi riguardo a potenziali sinfonie scritte dall’allora troppo poco conosciuto Schubert, che includerebbero lavori di dubbia autenticità e lavori andati forse perduti

³ A volte questa prima sinfonia in fa minore viene indicata come n. 00

⁴ Completata nel settembre del 1869, viene inizialmente chiamata Sinfonia n.2 e successivamente ridenominata dal compositore stesso, pubblicata solamente nel 1924, data che coincide anche con la prima esecuzione

⁵ Con il termine coda si intende quell’ultima sezione musicale che fa da conclusione alla composizione e che può essere di lunghezza variabile a seconda del progetto del compositore

⁶ Gran parte della sinfonia è in bozze per quattro pentagrammi, solo il primo e il terzo movimento sono in uno stato quasi del tutto orchestrato

⁷ Sia Das Lied von der Erde sia la Nona Sinfonia possono essere in un certo senso considerati come lavori postumi, dove per postumo si intende che il compositore non ebbe l’opportunità di dirigerli o sentirli eseguire

⁸ Con il termine Sonata si intende un componimento strumentale, generalmente per pianoforte solo, oppure per pianoforte e altro strumento, costituito solitamente da tre o quattro movimenti. Durante gran parte del XVIII secolo è stata una delle forme musicali più utilizzate dai compositori

Bibliografia:

  • Il mondo della sinfonia, U. von Rauchhaupt; Trento procaccianti editore
  • La nuova Enciclopedia della musica, Garzanti
  • L’età di Mozart e Beethoven, G. Pestelli; EDT srl
  • Romanticismo e scuole nazionali nell’Ottocento, R. di Benedetto; EDT srl
  • Storia della musica, Baroni, Fubini, Santi, Vinay; Einaudi
  • Storia della musica in Occidente, D. J. Grout; Feltrinelli
  • The Symphonic Repertoire volume II, A. P. Brown; Indiana University Press
  • The Symphonic Repertoire volume IV, A. P. Brown; Indiana University Press

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