
INTEGRALE DELLE BAGATELLE PER PIANOFORTE di LUDWIG van BEETEHOVEN
Revisione di Alfred Brendel
Sette Bagatelle op. 33
Undici Bagatelle op. 119
Sei Bagatelle op. 126
Una raccolta di piccoli grandissimi capolavori di vera arte pianistica. È la prima definizione che mi viene in mente. Pare che Beethoven stesso definisse la terza ed ultima raccolta, l’op. 126, come la più bella opera pianistica da lui mai scritta. A posteriori, noi possiamo dire che la Sonata op. 111 è una pietra miliare insuperabile, che l’op. 106 non è una sonata ma un colossale monumento, e avanti così, non stiamo parlando di cosette, ma di capolavori assoluti: resta il fatto che nell’ambito di pochi, pochissimi anni (la Sonata op. 111 è del 1822, le Bagatelle op. 126 sono state ultimate nel 1824 ma iniziate nel ’23) la mentalità cambia, Beethoven si proietta nell’ottocento, cioè nella forma breve. Il trionfo della forma breve, cioè il Romanticismo. Sono stati versati fiumi di inchiostro sulla posizione storico-estetica di Beethoven, l’ultimo dei classici, il primo dei romantici, il ponte di collegamento fra le due cose; non starò ad aggiungere altro. Anche nella classicissima forma-sonata del resto Beethoven inizia l’opera di dissolvimento formale ampliando la tecnica della variazione, peraltro iniziata da altri (Mozart in primis) ma in lui assurta a vera opera nell’opera, basti citare l’Arietta dell’op. 111.
È come se le Bagatelle si staccassero da un qualcosa di formalmente ciclopico, volessero diventare un che di più leggero e suonabile in modo autonomo, dissociato dalla ormai ingombrante forma di sonata. Le prime (7 Bagatelle op. 33) sono del 1802, qualcuna anche precedente, passano vent’anni prima che Beethoven metta mano alla seconda raccolta (11 Bagatelle op. 119). Perché? Un esperimento sul quale riflettere per un tempo così lungo? Un esperimento riuscito, visto che la terza ed ultima opera è invece subito seguente (6 Bagatelle op. 126) cioè del 1823-24, pubblicate a Magonza nel 1825, due anni prima di morire. Un testamento. Ma anche la prima serie coincide con il “Testamento di Heiligenstadt“: 1802… Anche sul pianismo delle Bagatelle si riflette un’evoluzione che segue pari pari l’evoluzione dello strumento, il suo diventare non il successore del clavicembalo (con il quale in definitiva ha poco da spartire) ma una grande, enorme novità capace di potenza espressiva inusitata, pane per i denti del genio di Bonn, un terreno inesplorato. Ci sono certamente echi di Muzio Clementi (vedi la n.5 op. 33) come di Mozart e Haydn, ma quanta esplorazione delle timbriche, degli aspetti polifonici da mettere in rilievo! E il pedale. Un mezzo espressivo straordinario, che Beethoven spesso annota personalmente e che trova oggi esecutori perplessi che preferiscono adottare tecniche di pedalizzazione più “asciutte”. Ma il pianoforte di inizio ottocento e i moderni Steinway hanno caratteristiche ovviamente diverse, di cui dobbiamo tenere conto.
Le Bagatelle sono una miniera. Ogni volta che le si esegue si scopre qualcosa di nuovo, di precedentemente dimenticato o non visto proprio. Non resta che suonare e rifletterci su. Ma con tanta attenzione e tanto rispetto.
Roberto Beltrami

Roberto Beltrami
Nato ad Alessandria nel 1958, si è diplomato con il massimo dei voti in pianoforte e composizione al Conservatorio Paganini di Genova sotto la guida rispettivamente di Franco Trabucco e di Adelchi Amisano. Ha successivamente studiato con Michele Campanella e seguito corsi di perfezionamento con Vincenzo Vitale, Franco Gulli ed Enrica Cavallo. Particolarmente attivo come camerista e nel repertorio liederistico, è stato per cinque anni pianista collaboratore dei celebri violinisti Renato De Barbieri e Hermann Krebbers ai corsi internazionali di perfezionamento di Mezzolombardo (TN). Nel 2014 è stato pianista accompagnatore al Masterclass tenuto dal violoncellista Lynn Harrell a Genova.
Di R.Beltrami camerista hanno scritto: “le sue doti professionali ed artistiche, la sua serietà nel ruolo svolto con squisita sensibilità meritano stima ed ammirazione” ( Renato de Barbieri).
Nel 2003 e nel 2006 ha svolto tournée in Usa con il trio di Alessandria, eseguendo il Triplo Concerto di A. Casella con l’Orchestra Sinfonica dell’Università della Georgia. Ha scritto musiche di scena per lavori teatrali di Alessandro Quasimodo; nel 2005 il suo “Secondo Quartetto per archi” è stato selezionato ed eseguito dal Penderecki String Quartet (Canada). Sue composizioni, edite da Pizzicato Verlag Helvetia (Zurigo), Berben (Ancona) e da Ediciones Si-bemol (Malaga) sono state eseguite in Italia, Stati Uniti, Canada, Australia, Germania, Ungheria, Spagna, Grecia e Irlanda.
E’ vincitore di concorso per titoli ed esami per la cattedra di accompagnamento pianistico, ruolo che ricopre dal 1995 al Conservatorio di Parma e poi al Conservatorio Vivaldi della sua città, dove è docente di Repertorio Liederistico per i Corsi di Primo e Secondo livello Accademico.


