Indice
- Gli inizi e la formazione
- Primi incarichi didattici e inizi come compositore
- A Venegono e all’Istituto Beato Angelico
- Il legame con la città di Abbiategrasso e le operette
- Ultimi incarichi
- L’opera e l’eredità
In questo articolo vogliamo raccontare la storia di un compositore italiano del Novecento, fortemente legato nella sua vicenda artistica e umana al territorio e al clima culturale della Lombardia della prima metà del secolo: Daniele Maffeis. Vedremo la grande ricchezza e varietà della sua produzione, che abbraccia moltissime forme, tra cui alcune di grande originalità, e il suo percorso stilistico, senza tralasciare la sua intensa attività didattica.
Gli inizi e la formazione:
Daniele Maffeis nacque nel 1901 a Gazzaniga, in Val Seriana. Ultimo di cinque fratelli, rimase orfano di padre a otto anni e appena concluse le scuole elementari venne mandato dalla madre a lavorare in una bottega di stoffe, mentre i quattro fratelli maggiori vennero impiegati in un cotonificio. La sua passione per la musica venne notata e sostenuta dalla famiglia e da alcuni influenti compaesani che, dopo averlo affidato a un maestro di musica locale, sostennero con la loro referenza la sua ammissione al Pio Istituto Musicale Gaetano Donizetti di Bergamo.1 Nell’anno di ammissione di Maffeis l’Istituto vantava già più di cento anni di storia: fondato nel 1806 dal compositore bavarese Johann Simon Mayr all’interno della Cappella Musicale della Basilica di Santa Maria Maggiore, ebbe tra i primi allievi Gaetano Donizetti (1797-1858), a cui successivamente venne dedicato.

L’inizio dei corsi minori di Conservatorio coincise con l’abbandono di Gazzaniga, dove per molti anni Maffeis tornerà solo nei giorni o nei periodi festivi, pur rimanendo molto legato al proprio paese natio e alla val Seriana. Trasferitosi a Bergamo, venne inizialmente ospitato dal sacerdote don Celestino Mazzucotelli — grazie al quale ebbe modo di incontrare anche un giovane don Angelo Roncalli, futuro papa Giovanni XXIII — per poi venire in seguito accolto in casa dal direttore della Banca Piccolo Credito di Bergamo, Piero Favettini, per tutto il periodo di frequenza del Pio Istituto. Ebbe come maestri di pianoforte e organo Alessandro Marinelli, Achille Bedini e il compositore Agostino Donini (1874-1937), maestro di Cappella di S. Maria Maggiore. Successivamente frequentò i corsi superiori di organo al Conservatorio di Milano con il Maestro Arnaldo Galliera, padre del celebre direttore d’orchestra Alceo, mentre studiò composizione con Adolfo Bossi, fratello del più celebre organista Marco Enrico.
Primi incarichi didattici e inizi come compositore:
Dopo il diploma a Milano in organo e composizione, conseguito con ottimi risultati, lavorò come insegnante di pianoforte nelle scuole civiche di Varese e Busto Arsizio e come docente di musica in diverse scuole cattoliche (Marcelline, Orsoline, Leone XIII, Seminario di Seveso); inoltre, già prima di concludere gli studi, collaborò con la Cappella Musicale del Duomo di Milano come organista liturgico. A questo periodo risalgono le sue tre opere liriche, che non trovarono purtroppo rappresentazione durante la sua vita per motivi economici: Il Maestro Smania (1930), opera comica su libretto di Antonio Ghislanzoni, librettista dell’Aida, Le tre notti di luce (1932), sulla vita di Jacopone da Todi e Anthy (1935), dal romanzo omonimo di Guido Milanesi.
A Venegono e all’Istituto Beato Angelico:
Grazie alla stima di Mons. Ascanio Andreoni, canonico del Capitolo del Duomo e direttore di un coro polifonico nel seminario di S. Pietro a Seveso, dal 1936-37 Maffeis ottenne le cattedre di pianoforte, organo e harmonium al seminario arcivescovile di Venegono. Questo incarico lo introdusse in un ambiente centrale per la vita della Chiesa lombarda e per l’evoluzione della liturgia e della musica sacra. Quest’ultima, in quel momento storico, era orientata prevalentemente verso le indicazioni del Movimento Ceciliano, che si proponeva di rinnovare spiritualmente la musica liturgica, puntando alla creazione di un repertorio stilisticamente austero e completamente distinto dalla musica profana, a partire dal recupero del canto gregoriano e della polifonia. A livello nazionale, il movimento ebbe inizialmente come esponenti più rilevanti compositori come Lorenzo Perosi (1872-1956), Licinio Refice e Giovanni Tebaldini, mentre in area lombarda ebbe le sue prime espressioni di rinnovamento grazie ai contributi, tra gli altri, di don Guerrino Amelli, del compositore Giuseppe Gallignani (1851-1923) e del grande organista Marco Enrico Bossi (1861-1925). Alla generazione successiva di compositori ceciliani appartengono invece, tra gli altri, Ettore Pozzoli (1873-1957), insegnante di solfeggio anche di Maffeis, Giuseppe Ramella e il già citato Agostino Donini. Il compositore gazzanighese aderì allo spirito del movimento, combinando l’utilizzo della modalità con il sincero sentimento religioso, onnipresente nella sua produzione sacra ma non solo, con un gusto inizialmente wagneriano e tardo-romantico e successivamente più orientato al neoclassicismo. All’interno del Seminario arcivescovile, egli ebbe modo di educare alla musica le successive generazioni di sacerdoti, da cui provennero anche alcuni tra i principali compositori postconciliari in ambito italiano, come Pierangelo Sequeri e Giancarlo Boretti, e di averne altri come colleghi, come Luciano Migliavacca. Lo stesso Maffeis, negli ultimi anni, contribuì allo spirito della riforma liturgica del Concilio Vaticano II, scrivendo nel 1964 una Messa popolare in lingua italiana, dedicata al Card. Colombo.

Un altro incarico didattico rilevante, che Maffeis ricoprì a partire dal 1940, fu la cattedra di insegnante di pianoforte e organo presso La Scuola Beato Angelico della Diocesi di Milano, dedicato alla formazione artistica. Dall’amicizia con un altro insegnante della scuola, il pittore friulano Ernesto Bergagna, nacque un poema sinfonico a programma per organo, successivamente anche trascritto in versione orchestrale, intitolato Symphonicum nova et vetera – Litanie. Si tratta di un unico movimento articolato in sessanta sezioni — corrispondenti ad altrettanti quadri, ognuno dei quali è dedicato a una delle Litanie Lauretane — eseguiti per la prima volta nel 1955, presentando i quadri con diapositive in corrispondenza della musica.2 Le Litanie non sono l’unico esempio di musica per le immagini nell’attività artistica di Maffeis: nel 1957, infatti, alcune sue improvvisazioni organistiche su temi gregoriani verranno utilizzate per le musiche del film Ecce Lignum di Paolo Capoferri, sempre di soggetto spirituale, mentre al 1959 risale il poema sinfonico in tre movimenti Fantoniana, scritto in occasione dei trecento anni dalla nascita dello scultore e intagliatore Andrea Fantoni (1659-1734), anch’egli proveniente dalla val Seriana.
Sempre per una cerimonia interna del Beato Angelico, Maffeis compose uno dei suoi brani da camera più riusciti, i Tre Tempi per flauto e pianoforte, del 1964.
Il legame con la città di Abbiategrasso e le operette:

Nel 1936, il medesimo anno dell’inizio dell’incarico a Venegono, Maffeis divenne Maestro di Cappella della Basilica di Santa Maria Nuova ad Abbiategrasso, incarico che manterrà fino al 1951: il più lungo servizio liturgico della sua carriera. Per il compositore gazzanighese la città dell’hinterland milanese divenne una seconda patria ed egli fu, durante gli ultimi anni del fascismo, del periodo bellico e del dopoguerra, uno dei principali animatori culturali della città, formando cori liturgici, proponendo concerti e lezioni-concerto per gli universitari, e soprattutto con l’attività compositiva. Nel 1937, scrisse la Missa Mariae Nascenti, dedicata alla chiesa di Santa Maria Nuova, uno dei suoi lavori sacri più apprezzati — come testimoniato dal numero di repliche in varie località della regione — mentre del 1946, di poco successiva al conflitto mondiale, fu la Missa Regina Pacis.
Dall’amicizia con don Ambrogio Palestra (1908-1995) — storico, archivista e storico dell’arte, nonché una delle figure di riferimento del CLN3 locale durante il secondo conflitto mondiale, avendo anche contribuito anche al nascondimento di trenta donne ebree durante l’occupazione nazifascista di Abbiategrasso — nacque l’idea di scrivere delle operette didattiche, di facile esecuzione e destinate ai ragazzi dell’Oratorio S. Luigi, i quali ne sarebbero stati anche in buona parte gli esecutori, specialmente cantanti. Ne vennero composte sei: Il Pellegrino Bianco, leggenda natalizia, I tre fanciulli nella fornace ardente, Il Flauto del Re, Il Cantore Danese, I Mortulaghi (non rappresentata), e Il Gatto con gli stivali, tutte con libretto dello stesso don Palestra.

Si tratta di progetti di grande visione educativa, considerando la povertà dei mezzi, causata sia dal contesto di provincia che dal conflitto mondiale. Sfogliando il numero del giornale locale datato 8 luglio 1946, l’articolo che diede notizia dell’allestimento de Il Cantore Danese si trova tra gli avvisi dell’arrivo delle razioni di lardo e del quinto arrivo di derrate alimentari agli ex-internati della zona nel campo di sterminio di Dachau.
Queste operette afferiscono a un genere, quello del teatro musicale per ragazzi, relegato nella maggior parte dei casi in secondo piano nel catalogo dei compositori, nonostante l’importanza della sua funzione educativa e la ricerca della semplicità comunicativa: un elemento di riflessione importante, proprio perché apparentemente di difficile conciliazione con i parametri stilistici di molti compositori del Novecento. A livello europeo, questa letteratura ha avuto esempi importanti nel corso dello scorso secolo: la celeberrima favola musicale Pierino e il Lupo (1936) di Sergej Prokof’ev (1891-1953), Il piccolo spazzacamino (1949) e Noye’s Fludde (1957-8) di Benjamin Britten (1913-1976) e successivamente Pollicino (1980) di Hans Werner Henze (1926-2012). Al limite tra pedagogia e teatro politico si trovano poi i Lehrstücke (Drammi didattici), scritti da Bertold Brecht e musicati da Paul Hindemith e Kurt Weill, tra cui il più vicino al mondo infantile è sicuramente il dittico Der Jasager/Der Neinsager (Colui che dice sì/Colui che dice no) (1930). In Italia, invece, troviamo primi esempi di lavori teatrali per ragazzi nella seconda metà del XIX secolo, come nel caso dei “melodrammi d’oratorio”, composti in ambiente ecclesiastico, ad esempio dal santo bergamasco don Luigi Palazzolo. Nella prima metà del XX secolo, poi, l’opera “di scuola” fu oggetto di buona parte della produzione del piemontese Luigi Ferrari-Trecate (1884-1964).
Con la crisi del teatro e del teatro d’opera in particolare, dagli anni ‘90 ad oggi sono molti i teatri internazionali che hanno fatto degli spettacoli per bambini una componente importante della loro programmazione, soprattutto pomeridiana e di matinée, nel tentativo di avvicinare le nuove generazioni al teatro musicale. A questo scopo, oltre a versioni semplificate delle opere di repertorio, vengono regolarmente commissionati nuovi lavori, e alcuni compositori si sono specializzati proprio in questo genere: nel panorama italiano citiamo le iniziative del Teatro alla Scala e del Teatro Sociale di Como, e i compositori Andrea Basevi e Pierangelo Valtinoni. Alla luce di questo panorama educativo-musicale, le operette di Maffeis rappresentano un antecedente significativo, nato da un contesto locale, e in tal senso riteniamo sarebbe opportuna anche una loro rivalutazione.
Ultimi incarichi:
Dal 1950-51 la carriera di insegnante di Maffeis raggiunse il suo apice con la nomina alla cattedra di organo, e successivamente anche a quella di canto gregoriano, dell’Istituto Musicale di Bergamo, dove aveva iniziato i suoi studi. In tale occasione lasciò Abbiategrasso e tornò dopo molti anni a soggiornare prevalentemente nel paese natale. Un ulteriore riconoscimento da parte della Città dei Mille gli fu conferito nel 1960, quando fu nominato socio attivo dell’Ateneo di Scienze, Lettere e Arti di Bergamo. L’amicizia tra Maffeis e don Palestra non si concluse con il soggiorno abbiatense, e i due si ritrovarono infatti nel 1957 presso la chiesa di S. Satiro a Milano, dove Maffeis fu chiamato come organista dallo stesso sacerdote, nel frattempo divenuto parroco, e dove rimase in servizio fino alla morte nel 1966.
L’opera e l’eredità:

Come emerge già dal racconto della sua vita, l’opera di Maffeis fu in gran parte legata ad ambienti particolari: innanzitutto quello ecclesiastico del periodo, tra cecilianesimo e riforma conciliare, e poi a quello bergamasco, milanese e abbiatense, dai quali seppe cogliere opportunità e ispirazioni. Il fatto che la sua produzione sia perfettamente collocabile all’interno di un contesto regionale non ha impedito una grande varietà di influenze e un arco stilistico non banale, all’interno di una ricca produzione, che conta oltre duecento lavori e che tocca numerosi generi, sia per quanto riguarda la musica strumentale che per il teatro musicale. Nel corso della prima parte della sua produzione, che si può ricondurre approssimativamente agli anni ‘30, il linguaggio è ancora di ispirazione tardo-romantica, rispetto allo stile neoclassico allora in voga, trainato da Casella e Pizzetti. Rappresentativi in questo senso, oltre alle già citate opere liriche e alla Missa Mariae Nascenti, sono molti brani organistici, in cui emergono sia il suo sincero sentimento religioso che lo sperimentalismo più spinto, al limite delle possibilità della tonalità, che si alterna con il gusto modale caratteristico dei compositori ceciliani. In uno stile analogo, con un’attenzione più scolastica alla forma, sono le prime opere cameristiche, come i Tre Tempi di Sonata per violino e pianoforte, e per strumento solo, come la Sonata in do minore per pianoforte. Anche nelle soluzioni armoniche più ardite trapela la spontaneità dell’invenzione melodica, che rimarrà un tratto caratteristico lungo tutta la sua produzione.
Nella seconda fase della sua opera, in particolare negli anni della Guerra e in quelli successivi, emerge progressivamente una vena allo stesso tempo neoclassica e di maggiore leggerezza espressiva, che lo avvicina maggiormente allo stile di compositori come il bresciano Franco Margola (1908-1992) e che investe sia le operette che un buon numero di composizioni strumentali, come la Suite Schilpariese (1955) per pianoforte, i Giocattoli di una bambina per pianoforte a quattro mani e la già citata Messa popolare (1964).
Come ebbe a scrivere l’allora organista titolare del Duomo di Milano Emanuele Vianelli nel 2002, in occasione della pubblicazione del volume dell’opera omnia dedicato all’organo, si trova in Maffeis «una grande capacità di lavorare sulla “materia-musica” mediante una approfondita conoscenza dei linguaggi musicali del novecento europeo: dal neoclassicismo al modalismo, alla scrittura densamente cromatica e in taluni casi quasi ai confini del sistema tonale, il tutto vivificato da un tratto di sincerità e genuinità, umana prima che artistica, che forse rappresenta il vero valore aggiunto dell’essere musicista per Maffeis.
Penso che non si possa fare regalo migliore alla memoria di questo autentico artista, che diffondere la sua musica, riproponendola e rimeditandola come un portato di quel “novecento minore” forse troppo frettolosamente archiviato da interpreti e musicologi come un periodo di decadenza e di servilismo nei confronti dell’estero. Al contrario, l’Italia ha saputo dire una grande parola per tutto il ventesimo secolo e, fra coloro che musicisti di chiara o oscura fama hanno detto questa parola, possiamo collocare a pieno titolo anche Daniele Maffeis».
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1 Questa istituzione, all’epoca l’unica della provincia dedicata all’educazione musicale, divenne poi nel 1958 Civico Istituto Musicale e nel 2006 Istituto Superiore di Studi Musicali, equiparato al Conservatorio. Nel 2023 è stato unito con l’Accademia di Belle Arti diventando il Politecnico delle Arti di Bergamo
2 In questo stesso formato, il poema sinfonico è stato riproposto nella stessa sede nel 2024, con il M. Emilio Moriggi all’organo
3 Si intende il Comitato di Liberazione Nazionale, la principale organizzazione clandestina italiana, nata a Roma il 9 settembre 1943, che ha guidato la Resistenza contro il nazifascismo
Bibliografia:
- Daniele Maffeis. L’uomo, il musicista, il maestro, M. Bertasa, F. Facchinetti; Edizioni Villaseriane, 1986
- L’archivio di Daniele Maffeis. Un patrimonio da rivivere, A. Bertasa; Edizioni Carrara, 2012
- L’amicizia con Maffeis, G. Galé, in Ambrogio Palestra, a cura di Giuseppe Moreno Vazzoler; Società Storica Abbiatense, 2001
- Daniele Maffeis. Opera Omnia, a cura di P. Cattaneo, P. Pelucchi; Casa Musicale Edizioni Carrara, 2002
Sitografia:
- Daniele Maffeis, il compositore dal cuore di fanciullo, W. Limonta, Quinte Parallele, 27 gennaio 2022
- La riforma della Musica Sacra tra XIX e XX secolo: il Cecilianesimo, P. Moroni, Quinte Parallele, 21 novembre 2017
- Il Maestro, sul sito di Fondazione Mº Daniele Maffeis ETS




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