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Fagotti, timpani, campanelli, piatti e viole. Ad una messa di due secoli fa era possibile ascoltare tutti questi strumenti. Ciò che stupisce, però, non è tanto la natura bandistico-sinfonica di questi elementi in un contesto sacro, ma il modo con cui queste sonorità venivano originate, tutte grazie ad un unico grande strumento: l’organo.
Il funzionamento dell’organo
L’organo è uno strumento a tastiera il cui suono viene prodotto attraverso la vibrazione dell’aria messa sotto pressione dalla manticeria1 e poi convogliata nelle canne nel momento in cui l’organista preme i relativi tasti.2 L’altezza della nota dipende dalla lunghezza della canna, e quindi ad ogni tasto corrisponde una canna che produce la singola nota. Le canne possono essere di materiale ligneo o in leghe specifiche di metallo, e anche la forma di queste può variare, dando vita a timbri diversi. Ogni serie di canne di uguale struttura, timbro ed intensità, ma con dimensioni proporzionate all’altezza delle note, viene detta registro. L’organista, quindi, deve decidere quali registri far suonare, attivandoli o disattivandoli attraverso comandi dedicati. Si può suonare l’organo contemporaneamente con mani e piedi dato che, oltre alle tastiere, è presente anche una pedaliera.3 Questi sono gli elementi essenziali dello strumento, tuttavia le eccezioni sono molte e la natura delle varie componenti è frutto dell’evoluzione di secoli di storia e perfezionamento.

L’organo, fin dalla sua origine, è uno strumento legato all’accompagnamento dei riti sacri, infatti il primo esemplare di cui si ha testimonianza risale al III secolo a.C e si trovava nel tempio di Zephyrion ad Alessandria d’Egitto.4 Ancora oggi non c’è cattedrale che si rispetti senza un sontuoso organo, e ogni nazione conserva una propria tradizione costruttiva e timbrica. Con questo articolo vi proietteremo nell’Italia del Risorgimento, quando l’organo e la musica sacra attraversarono un periodo di singolare cambiamento, unico in tutto l’Occidente.
L’organo serassiano
Tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento, la nuova sensibilità romantica si diffuse in tutta Europa. In Italia, nella sfera musicale, il genere di tendenza era quello operistico, di cui i principali protagonisti erano Rossini, Bellini, Donizetti e Verdi. L’opera,5 però, era legata alle grandi città, dove sorgevano i teatri, mentre nel resto della penisola era la musica per banda e per organo ad essere più vicina al popolo delle campagne. L’estetica e le forme operistiche influenzarono profondamente anche la musica sacra e per questo gli organari6 adeguarono gli strumenti in funzione di essa. In un trattato dell’organista Gian Pietro Calvi7 si legge infatti: “imitare non solo qualunque Strumento da fiato e da arco, ma anche li tanto variati accenti della moderna Musica, come li piani, forti, sforzati, li crescendo, diminuendo ecc., per cui l’Organo può dirsi il vero rappresentante l’Orchestra”. Dunque ogni parrocchia aveva la propria piccola orchestra che animava le funzioni e non c’era da stupirsi se, durante l’elevazione, si poteva sentire, ad esempio, musica tratta dall’aria finale della Traviata. Ma prima di parlare della letteratura musicale ottocentesca italiana, non si può non dare lustro ad una famiglia di organari che rivoluzionò lo strumento e che per generazioni detenne il primato di costruzione degli organi in Italia, soprattutto in Lombardia e in Piemonte: la famiglia Serassi.
La rinomata officina organaria fu fondata da Giuseppe Serassi (1693-1760), di origini comasche. Fu il figlio Luigi (1725-1799) che diede inizio alla fama della famiglia: egli introdusse importanti innovazioni, come ad esempio la combinazione alla lombarda.8Fu però sotto la guida di Giuseppe (1750-1817) che la bottega vide il suo massimo splendore. A lui, coadiuvato dal padre, si attribuisce l’invenzione della terza mano9 e della quarta mano.10 Le sue meccaniche venivano descritte come “prodigi di perfezione e sensibilità”. Giovanni ebbe cinque figli che continuarono la sua opera, senza però riuscire a mantenerne il prestigio. L’attività si spense insieme a suo nipote: Ferdinando (1858-1894).


Il loro grande attaccamento ed attenzione ai costumi italiani del tempo fu sia il loro cavallo di battaglia sia la loro rovina, infatti, con la riforma ceciliana,11 molti di questi organi furono dismessi e con loro svanì anche il ricordo del nome Serassi. Lo spirito del primo Ottocento fu espresso nelle loro opere come nessun altro riuscì a fare, grazie alla varietà dei registri di strumentazione: Flauti, Corni, Ottavini, Fagotti, Viole, Violoni, Violetta armonica, Bombarde ecc. Ma oltre ad imitare i fiati e gli archi dell’orchestra gli organari dell’epoca si sbizzarrivano con i più ricercati effetti. Tra i più diffusi c’era il registro del Rullante (spesso Rullo, Rollante o Timballi), costituito da canne ad anima di legno che suonano contemporaneamente note molto gravi e dissonanti fra di loro creando dei battimenti12 che richiamano l’effetto di un rullo di tamburi. Meno diffuso, ma altresì stupefacente, il registro dei Campanelli: specifico del primo manuale soprani,13 è costituito da campanelli circolari percossi da bacchette metalliche. Un altro elemento dalla tradizione bandistica fu il pedaletto di Banda Militare (chiamato anche Fanfara o Albanese), solitamente situato sul lato destro della pedaliera. Azionandolo con il piede destro, mentre il sinistro suona, si innesca un meccanismo che tira un colpo alla grancassa, al piatto e ai sistri o a tutti i campanelli contemporaneamente. La fantasia non mancava di certo, come ad esempio per i registri di Passero, Rossignoli o Uccelli: due o più canne ad anima suonano in un recipiente d’acqua simulando il cinguettio degli uccelli.
Registro di Usignoli dell’organo Serassi di Feletto (Torino), 1825
Per creare i piani e i forti nell’organo, oltre all’utilizzo di combinazioni di registri, alcuni erano dotati di una seconda (o terza) tastiera: il cosiddetto Organo Eco. Questo era dotato di registri più lievi e le canne erano collocate posteriormente, creando effetti di spazialità e dinamica. Inoltre, quest’ultime erano spesso chiuse in cassoni di legno la cui parete anteriore si poteva aprire attraverso liste rotanti con il pedaletto di Cassa Espressiva. Una variante dell’Organo Eco fu intuizione della famiglia Lingiardi, che chiuse un corpo d’organo in una cassa le cui griglie non si aprivano e chiudevano anteriormente, bensì dal coperchio superiore, attraverso il pedaletto di Cassa Armonica.
La musica sacra nell’Ottocento italiano
Nel XIX secolo la musica organistica italiana è permeata dall’imperante gusto operistico, chiaro esempio ne è la produzione di uno fra i più celebri organisti del tempo: Padre Davide da Bergamo, Felice Moretti prima di prendere i voti francescani. La sua figura era un mito in tutta la penisola: innumerevoli furono i suoi concerti di inaugurazione degli organi. Oltre al virtuosismo, Padre Davide si dedicò anche alla composizione, lasciandoci un cospicuo numero di brani che fanno comprendere a pieno il significato di “organo sinfonico-bandistico”. Basta semplicemente ascoltare le prime battute di questo Versetto in fa maggiore per farsi un’idea della musica che si poteva assaporare durante una funzione di questo periodo.
Oltre alla resa sonora, anche il tipo di scrittura è il medesimo delle arie e sinfonie d’opera, come nell’esempio qui sotto.


C’è da fare una precisazione: le parti per organo non avevano il terzo rigo del pedale (come invece si usava nella letteratura tedesca o francese) per ragioni editoriali. In questo modo potevano essere eseguite anche al pianoforte, complice anche la difficoltà di studiare in chiesa senza elettricità (bisognava avere qualcuno che pompasse l’aria nei mantici mentre si suonava). Quando però si eseguiva all’organo, la prassi prevedeva sempre il pedale, anche se non indicato. Una delle tecniche era quella dell’imitazione del pizzicato: toccando velocemente i tasti del pedale con il registro dei timpani si otteneva l’effetto tipico dei contrabbassi dell’orchestra. La mano sinistra solitamente eseguiva figurazioni di accompagnamento orchestrale mentre alla destra era affidata la parte del canto, fiorito dalle tipiche colorature rossiniane. L’effetto orchestrale era ancora più accentuato grazie alla spezzatura della tastiera, che rende indipendenti i registri per le due mani. Tutti questi caratteri sono facilmente riscontrabili anche solo osservando lo spartito della Sonata per l’offertorio di Vincenzo Petrali.14


1 La manticeria provvede ad immagazzinare e fornire allo strumento aria sotto costante pressione. Anticamente questa veniva pompata a mano in appositi serbatoi detti mantici, mentre oggi l’azione è automatizzata tramite elettroventilatori
2 Il sistema tecnico che apre il passaggio dell’aria nella canna alla pressione del tasto viene definito trasmissione. Questa può essere di tipo meccanico, pneumatico o elettrico
3 Serie di tasti (da 12 a 30) molto più lunghi e larghi, posizionati sotto alle tastiere, da suonare tramite i piedi
4 Si tratta della Macchina Musicale Idraulica di Ctesibio il meccanico, così denominata da Vitruvio nel De Architectura. Essa sfruttava la pressione dell’acqua per immettere l’aria in trombe e flauti attraverso leve meccaniche, molto simili ai tasti odierni
5 Con il termine opera si intende una rappresentazione teatrale divisa generalmente in atti, quadri (tableaux) e scene, in cui è prevista la presenza di orchestra, cantanti solisti e coro. Solitamente si dividono in opere serie e buffe e possono avere dialoghi parlati (recitativo) e parti solistiche spesso di virtuosismo (aria)
6 Artigiani dediti alla costruzione, manutenzione e accordatura degli organi
7 Trattasi de Istruzioni teorico-pratiche per l’organo e singolarmente sul modo di registrarlo, 1833
8 Pedaletto posto di fianco alla pedaliera che inserisce una combinazione libera di registri scelti dall’esecutore
9 Le note vengono suonate contemporaneamente anche un’ottava sopra (superottava meccanica)
10 Le note vengono suonate contemporaneamente anche un’ottava sotto (subottava meccanica)
11 Riforma della musica liturgica di fine XIX secolo che prende il nome dalla patrona dei musicisti, S. Cecilia, volta a reinstaurare una musica più sacra rispetto al precedente gusto romantico-melodrammatico. Questo portò allo smantellamento, modifica o abbandono degli organi ottocenteschi per via della loro natura sinfonico-bandistica, non adatta ai nuovi dettami
12 Fenomeno fisico di ondulazione periodica della dinamica del suono, determinato dalla sovrapposizione di due suoni di frequenza lievemente diversa
13 La disposizione dei registri negli organi serassiani manteneva la spezzatura della tastiera, la quale faceva sì che i registri sopra il Do 3 (centrale) fossero indipendenti da quelli sotto, rispettivamente registri soprani e registri bassi
14 Organista cremonese nato nel 1832, trasferitosi a Bergamo nel 1853. Scrisse molta musica sacra per organo e coro e pezzi per banda
Bibliografia
- De Architectura (libro 9 e 10), Vitruvio
- L’organo Italiano, C. Moretti; Casa Musicale Eco
- Bergamo e la musica: sintesi storica biografica e critica, A. Geddo; Stamperia Conti Editrice
- The New Grove Dictionary of Opera volume VI, S. Sadie; Managing Editor
- Enciclopedia della musica; Garzanti




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