La Decima Sinfonia

Il Lied di Mignon: Kennst du das Land

Conosci il paese dove fioriscono i limoni? Brillano tra le foglie cupe le arance d’oro, una brezza lieve dal cielo azzurro spira, il mirto è immobile, alto è l’alloro! Lo conosci tu? Laggiù! Laggiù! Con queste parole inizia il canto di Mignon, una ragazza tredicenne di origine italiana, la cui storia è tratta dal romanzo di formazione Wilhelm Meisters Lehrjahre (Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister), del poeta e scrittore tedesco Johann Wolfgang von Goethe. Le immagini da lei descritte diventano un simbolo e un ricordo dell’Italienische Reise (Viaggio italiano) compiuto dal poeta, in cui il Bel Paese viene idealizzato a gemma mediterranea, dove frutti e piante crescono rigogliose, i marmi scolpiti si stagliano nelle case e i draghi regnano nelle caverne. In questi versi Mignon rammenta i ricordi suggestivi della sua infanzia e dell’Italia, si tratta infatti di una canzone poetica intrisa di quel senso romantico di Heimweh e Sehnsucht: profonda nostalgia e struggimento in ricordo del paese natale. Difatti Mignon, sulla cui figura rimane un alone di mistero, venne rapita da una compagnia di acrobati e portata in Germania, dove sarà salvata dal protagonista, Wilhelm, visto dagli occhi della ragazza prima come amato (Geliebter), poi come protettore (Beschützer), e infine padre (Vater).

Dovete sapere che Goethe, oltre ad essere stato un importantissimo letterato, era anche molto appassionato di musica. Dal 1791 al 1817 fu direttore artistico del teatro di Weimar, promuovendo anche la messa in scena di opere liriche; e il suo pensiero, come vedremo, influenzò i più grandi compositori. Le sue ballate e i suoi versi furono molto spesso musicati, soprattutto in forma di Lied1per pianoforte e voce, e tra i maggiori e più ricorrenti esempi troviamo proprio la canzone di Mignon: Kennst du das Land, che non è certo l’unica poesia recitata dalla ragazza, ma è sicuramente una delle più famose insieme a Nur wer die Sehnsucht kennt (Solo chi conosce la nostalgia), anch’essa musicata innumerevoli volte. Tra fine Settecento e inizio Ottocento il Lied andava incontro alla sua più importante trasformazione: se infatti prima questo genere era legato alla scuola berlinese (di cui facevano parte Schulz, Zelter e Reichardt), che lo intendeva in forma strofica ,2 ora iniziava a prende sempre più piede il cosiddetto Lied durchkomponiert,3 maggiormente libero. Goethe, tuttavia, non poteva concepire questo nuovo modo di comporre il Lied e nei Tag- und Jahreshefte (Taccuini giornalieri e annuali) del 1801 lamenta «quanto sia riprovevole tutto il cosiddetto durchkomponieren applicato ai Lieder, che annulla del tutto il carattere lirico generale ed esige e stimola una falsa adesione al singolo dettaglio», lodando invece le composizioni strofiche, fedeli al testo originale, di Carl Friedrich Zelter e Johann Friedrich Reichardt, le quali sono a suo dire «del tutto identiche ai miei Lieder; la musica, insufflandoli come un gas, si limita solo ad elevare il pallone aerostatico» (lettera a Zelter, 1829). Fu proprio Johann Friedrich Reichardt il primo a musicare il canto di Mignon, naturalmente in forma strofica, e la sua composizione piacque subito a Goethe, tanto che alcuni dei suoi Lieder vennero inseriti nella versione originale del 1795 del Wilhelm Meisters Lehrjahre. Anche Ludwig van Beethoven nel 1809 volle mettere in musica le parole di Mignon: si tratta dell’op. 75 n. 1, appunto Kennst du das Land. Naturalmente pare che Goethe ebbe da lamentarsi di questo Lied in un colloquio del 1822 con il compositore ceco Václav Jan Tomášek, pure lui autore di una musicazione del canto di Mignon (1815), «Non riesco a capire come Beethoven e Spohr abbiano potuto del tutto fraintendere il Lied, trattandolo in modo durchkomponiert. Credevo che gli stessi segni d’articolazione apposti in ogni strofa allo stesso punto fossero sufficienti ad indicare al musicista che da lui mi attendo un semplice Lied. Per com’è Mignon può ben cantare un Lied, non certo un’aria». In realtà quello di Beethoven non è affatto un Lied durchkomponiert, come avrebbe sostenuto Goethe, bensì strofico, proprio come se lo sarebbe aspettato il poeta. Per tutte e tre le strofe infatti ricorre la medesima melodia, con una chiara cesura ottenuta tramite corona4 dopo “Kennst du es wohl?” (lo conosci?), seguita da un cambio di tempo dal ziemlich langsam (piuttosto lento) al geschwinder (più veloce) e di suddivisione: da binaria a ternaria. 

In rosso l’ultima domanda della prima strofa (lo conosci tu?), in verde il cambio di metro che dà inizio al geschwinder
Beethoven Op. 75 n. 1 – Mignon

L’accompagnamento pianistico però subisce una progressiva intensificazione nelle varie strofe, soprattutto nel terzo e quarto verso, in corrispondenza del passaggio dalla tonalità d’impianto (La maggiore) alla sua parallela minore. Anche Franz Schubert, compositore per eccellenza di Lieder, volle mettere in musica i versi di Goethe, per un totale di oltre trenta poesie, tra cui appunto i canti di Mignon, e il 17 aprile 1816 gli spedì un fascicolo di brani tra i quali figuravano capolavori come Erlkönig (Il re degli elfi) e Gretchen am Spinnrade (Margherita all’arcolaio). Goethe, neanche a doverlo dire, rispedì al mittente il manoscritto senza una riga di lettera, ma quantomeno i Lieder li ascoltò. Il suo Kennst du das Land risulta essere più ricco armonicamente rispetto a quello di Beethoven, inoltre Schubert si prese delle libertà per quanto riguarda il testo, ripetendo alcune parole come “Dahin“, analogamente a come farà più avanti anche Liszt. In un articolo del 1827 Robert Schumann stimò che ci fossero almeno un centinaio di diverse musicazioni di Kennst du das Land, incluse quelle di Schubert (1815), Louis Spohr (1816) e Fanny Mendelssohn (1822), ma egli riteneva che quella di Beethoven fosse la più bella. Schumann trasse ben nove Lieder dalle poesie del Wilhelm Meisters Lehrjahre di Goethe e Kennst du das Land, musicato nel 1849, è l’unico di questi ad essere in forma strofica, seppur di una certa difficoltà sia per la voce sia per il pianoforte. Qualche anno prima, nel 1842, fu la volta di Franz Liszt, il quale si permise addirittura di apportare modifiche al testo del poeta teutonico. Liszt, infatti, era spesso criticato per “fare violenza alle parole”, perché molte volte l’impressione che traspariva dai suoi Lieder era che desse maggior attenzione alla musica piuttosto che al testo. Ciò comportava che in seguito il compositore fosse costretto ad operare svariate correzioni e per questo motivo Kennst du das Land fu soggetto a ben tre versioni differenti della stessa musicazione. Nella versione originale per esempio la parola “du” della domanda iniziale viene posta in battere, in questo modo con scarso accento sillabico, mentre nella revisione finale viene prolungato il “Kennst” fino al battere in maniera da far ricadere il “du” sul tempo debole.

Comparazione tra le due versioni nella quale si evidenzia la diversa posizione del “du” (in verde) nella prima frase (in rosso)
Liszt S.275 – Mignons Lied

Sorvolando su questa querelle, sono però innegabili le doti musicali di Liszt come melodista. Il Lied infatti presenta una spiccata cantabilità e colori nuovi, che dipingono forse per la prima volta un quadro onirico, quasi di carattere psicologico e in un certo senso in linea col personaggio ambiguo di Mignon. Di contro Hugo Wolf, che dedicò la sua vita di compositore allo sviluppo di questa forma, credeva indispensabile un’interdipendenza tra voce e pianoforte: l’una non poteva esistere senza l’altro e viceversa. Wolf non faceva mai musicazioni di poesie già utilizzate dai suoi predecessori, a meno che non credesse che su di queste non fosse stato fatto un lavoro adeguato. Nel 1888, anno di composizione della sua più celebre raccolta, Mörike Lieder, musicò quattro poesie intonate da Mignon nel Wilhelm Meister e di queste la quarta è Kennst du das Land. Si tratta, anche in questo caso, di un Lied sostanzialmente strofico (le frasi vengono solo variate leggermente da strofa a strofa), però la struttura musicale risulta essere piuttosto complessa e la parte vocale, che non lascia più spazio al carattere timido e curioso di Mignon, è realizzata con un’estensione piuttosto ampia. Ad ogni modo la musicazione di Wolf è stata definita da molti la più appassionata e dignitosa: «una canzone di commovente bellezza».

Wolf IHW 10 n. 9 – Mignon: Kennst du das Land
Manifesto pubblicitario (ca. 1930) in collaborazione con Ferrovie dello Stato; Michahelles Ruggero Alfredo

I versi di questa poesia sono diventati talmente famosi da essere entrati a far parte del linguaggio popolare, e così ancora oggi l’Italia è per tutti “il paese dove fioriscono i limoni”. Durante i secoli successivi sono stati molti i riferimenti a queste parole: in musica, per esempio, nel 1874 un valzer di Johann Strauss II dal titolo Bella Italia venne rinominato Wo die Zitronen blühen (Dove fioriscono i limoni), mentre nel 1963 Giorgio Gaber, in una sua canzone, si avventurava ironicamente per un sentiero di satira, cantando “Conosci quel paese dove fioriscono aranci e limoni…”, ma rivoltando il senso di esaltazione goethiano concludendo la frase con un “…e vivono tranquilli gli imbroglioni”.5

¹ Letteralmente “canzone”, è anzitutto un concetto poetico, e designa poesie regolarmente strutturate e soprattutto cantabili. In musica è la sintesi di, appunto, mondo musicale e poetico. Si distacca generalmente dal virtuosismo tipico dell’aria ed è per la casa borghese, per il salotto (successivamente anche per la sala da concerto). Trae le sue origini nel Medioevo con le canzoni cortesi dei Minnesänger e quelle borghesi dei Meistersänger e tocca il suo apice durante il Romanticismo

² Tutte le strofe dovevano poter essere cantate sulla stessa melodia, e ciò implica una serie di esigenze, tanto per la musica quanto per la poesia: le singole strofe dovevano essere costruite “regolarmente”, per quanto riguarda sia il numero sia la lunghezza dei versi, sia il ritmo, la posizione e l’accentuazione delle parole

³ Il compositore non è più tenuto a mantenere un affetto musicale unitario, ma il riferimento a un affetto di fondo (per esempio tramite il piano tonale, le connessioni motiviche, l’unità o l’affinità dei modelli ritmici e di condotta) dovrebbe sempre essere riconoscibile: che la forma poetica cioè si rispecchi in quella musicale

⁴ Simbolo grafico posto sopra o sotto una nota o una pausa che conferisce loro una durata indefinita, scelta dall’esecutore, in genere superiore a quella già indicata dalla nota (o pausa)

⁵ Si tratta per l’appunto della canzone “Gli imbroglioni”

Bibliografia:

  • Das deutsche Lied: Probleme und Gestalten, E. Bücken; Hamburg Hanseatische Verlagsanstalt
  • Goethe, Schubert, Erlkönig, A. Feil e M. Giani; Il Saggiatore Musicale, Casa Editrice Leo S. Olschki srl
  • Introduzione al Lied romantico, M. Bortolotto; Adelphi Edizioni
  • Poem and Music in the German Lied, from Gluck to Hugo Wolf, J. M. Stein; Harvard University Press
  • Poesia e musica nel Lied con pianoforte del Romanticismo tedesco, Enciclopedia della musica 2, W. Dürr; Einaudi
  • Romanticismo e scuole nazionali nell’Ottocento, R. di Benedetto; EDT srl
  • Schumann’s Dichterliebe and early Romantic Poetics: Fragmentation of Desire, B. J. Perrey; Cambridge University Press
  • The New Oxford History of Music volume IX, G. Abraham; Oxford University Press

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