Ricorre quest’anno il centenario dalla nascita di uno dei compositori più caratteristici del secondo Novecento: l’ungherese György Ligeti, che morì solamente diciassette anni fa, nel 2006. Si tratta di una figura importante, che ha influenzato diversi ambiti della musica contemporanea, compreso quello della musica elettronica.
Nato in Transilvania, territorio precedentemente ungherese allora facente parte del Regno di Romania, da una famiglia di ebrei ungheresi di lingua tedesca, il giovane Ligeti si trovò nel bel mezzo della complicata situazione geografica e storico-culturale della regione, in bilico tra la comunità rumena e quella ungherese. Durante la seconda guerra mondiale venne arruolato nell’esercito, suo padre e sua madre vennero deportati ad Auschwitz, mentre suo fratello, di soli sedici anni, venne mandato a Mauthausen: si salvò solamente sua madre. Nel periodo postbellico la regione fu sottoposta alla censura oscurantista del governo comunista ungherese, che interruppe le informazioni con l’Occidente. Inevitabile fu l’influenza di questo clima sulla prima produzione ligetiana, nella quale emerge un forte accento folkloristico, vicino a quello sperimentato nel passato da grandi compositori della sua stessa area geografica come Béla Bartók e Zoltán Kodály.

Una delle composizioni di questo periodo è la Sonata per violoncello solo,¹ scritta in due momenti distinti, nel 1948 e nel 1953. Ligeti stava concludendo gli studi musicali all’Accademia musicale di Budapest, quando conobbe una compagna di studi, la violoncellista Annuss Virány, di cui si innamorò. La ragazza ricevette dal giovane compositore il brano che sarebbe poi diventato il primo movimento della “Szonata” per violoncello, chiamato Dialogo. La Virány non si preoccupò di eseguire il brano e si limitò a ringraziare. Passati cinque anni, nel 1953 Ligeti conobbe finalmente una violoncellista interessata a eseguire la sua musica, Vera Dénes, che all’epoca aveva già riscosso un certo successo anche a livello internazionale. Al Dialogo venne aggiunto il Capriccio, chiaramente ispirato al virtuosismo dei 24 Capricci per violino solo di Niccolò Paganini, di cui Ligeti era particolarmente affascinato sin dall’infanzia. Prese forma in questo modo una breve sonata in due movimenti, della durata complessiva di otto minuti circa. L’opera fu sottoposta allo scrutinio dell’Unione dei compositori sovietici, che purtroppo permise una sola registrazione per la Radio Ungherese, e negò la sua pubblicazione ed esecuzione in pubblico. Il contrasto tra i due movimenti è percepibile da vari punti di vista: il carattere lirico del primo (Adagio, Rubato, Cantabile), più vicino allo stile di Kodály, non ha niente a che vedere con la violenza bartokiana del secondo. Di quest’ultimo, il metro2 (⅜) e l’agogica3 (Presto con slancio) sono completamente in contrapposizione con quelli dell’Adagio, che non presenta alcuna indicazione metrica. Infatti, le sedici battute4 del Dialogo hanno pura funzione fraseologica e presentano dunque durata variabile, da tre a venti movimenti5 ciascuna. Questo tipo di scrittura dipende chiaramente dal fatto che il compositore abbia voluto rappresentare con questa sonata una conversazione tra una figura maschile e una femminile, sfruttando i diversi timbri e registri dello strumento. Gli influssi della musica folkloristica ungherese sono udibili nel tema principale, che si basa su parametri modali6 e si presenta da solo, senza una parte armonica7 che lo sorregge. L’aspetto polifonico e contrappuntistico8 è invece visibile da misura otto in avanti. Il Capriccio si presenta in una pseudo forma di allegro di sonata, caratterizzata quindi da due temi e una breve sezione centrale di elaborazione del secondo tema. La frenesia delle semicrome,9 eseguite ad alta velocità, si placa in una breve reminiscenza del tema del Dialogo, ma non c’è più spazio per il lirismo e la calma: il discorso si conclude con un esuberante e inaspettato sol maggiore.

Nel dicembre del 1956, a seguito della rivolta ungherese repressa nel sangue dall’esercito sovietico, Ligeti lasciò Budapest e si trasferì a Vienna. Nella fretta il compositore fu costretto ad abbandonare nel paese d’origine una gran parte delle sue composizioni giovanili, di cui molte andarono perdute. Dopo due mesi lo troviamo a Colonia, dove conobbe Karlheinz Stockhausen, compositore di primo piano del panorama musicale contemporaneo, che lo introdusse al nuovo mondo di sperimentazione sonora dello Studio für elektronische Musik des WDR (Studio per la Musica Elettronica della Radio della Germania Occidentale). La musica elettronica10 che veniva prodotta nello studio di Colonia si caratterizzava per essere “pura” (cioè prodotta solo tramite mezzi e procedimenti elettronici), a differenza dell’esperienza “concreta” francese (costituita dalla registrazione di suoni reali) e di quella mista italiana. Tra l’esigua produzione elettronica (solo tre pezzi) del compositore magiaro troviamo il brano Artikulation, uno tra i primi esperimenti in questo ambito, risalente al 1958. Si tratta di poco più di tre minuti di musica per nastro magnetico, ottenuti con la tecnica del montaggio sonoro, che consiste nel tagliare e riposizionare pezzi di nastro su cui erano registrati dei suoni. Questi ultimi, prodotti precedentemente con un generatore AC (corrente alternata), furono poi raggruppati da Ligeti in differenti categorie, in base all’affinità di timbro e ai loro elementi in comune, per poi essere nuovamente disposti e assimilati all’interno del brano. La natura dei suoni non è riconducibile a oggetti o elementi specifici: essi risultano come rumori astratti e artificiali. Nell’ascolto del loro insieme, però, si ha la percezione di sentire una conversazione di nascosto: mutevoli situazioni dialogiche rimandano ora a un vago mormorio, ora a risposte aggressive, passando da una violenta discussione a un bisbigliare pettegolo. Come per l’antecedente Sonata per violoncello solo, anche Artikulation propone un’imitazione del linguaggio parlato, come suggerisce anche il titolo, con le sue cadenze e inflessioni, che alcuni critici hanno ricondotto per somiglianza alla lingua ungherese. Questo esperimento metalinguistico venne solo successivamente accostato ad uno spartito, che tuttavia non fu scritto con il sistema di notazione tradizionale. Si tratta infatti di una partitura descrittiva: un “quadro musicale”, che venne realizzato dodici anni dopo, nel 1970, da Rainer Wehinger. A differenza di un normale spartito, lo scopo non è esecutivo, ma comprensivo: è una guida per l’ascoltatore, che si trova davanti a macchie colorate e figure in un certo senso onomatopeiche. Le diverse forme impiegate sono inoltre raggruppate all’interno di una legenda esplicativa. Praticamente, l’unico parametro oggettivo di questa Hörpartitur (partitura per l’ascolto) risulta essere la linea temporale che scandisce il brano. Sul lato superiore della rappresentazione grafica, poi, è possibile vedere dei cerchi divisi in quattro parti: questi indicano la natura quadrifonica per la quale era stata pensata la riproduzione del brano. L’ascoltatore, infatti, si sarebbe dovuto mettere al centro di quattro altoparlanti: due ai lati, uno frontale e uno posteriore.

Conoscere l’epoca storica a noi più vicina è di importanza fondamentale. Con questo articolo abbiamo voluto approfondire la figura di un compositore centrale per la produzione musicale del secondo Novecento, periodo che tuttavia ha ancora bisogno di indagini approfondite e soprattutto di una larga divulgazione, scientifica e non. Questo processo non solo aiuta la formazione di una coscienza culturale e storica al passo coi tempi, ma pone le basi per la costituzione della società e delle generazioni future.
1 Con il termine Sonata si intende un componimento strumentale, generalmente per pianoforte solo, oppure per pianoforte e altro strumento, costituito solitamente da tre o quattro movimenti. In questo caso particolare l’intera composizione è affidata a un solo strumento monodico, il violoncello
2 Indicazione di durata di una battuta, espressa in frazioni matematiche e posta solitamente all’inizio di ogni composizione oppure ogni qualvolta il compositore sceglie di cambiarla all’interno del brano
3 L’indicazione agogica è un’indicazione di andamento musicale. In generale indica le piccole variazioni di tempo che emergono durante il discorso musicale e che dipendono dall’espressività e dall’interpretazione dell’esecutore
4 Nella notazione musicale, la battuta (o misura) è la suddivisione dei valori di durata di note e pause sul rigo musicale
5 Ogni battuta presenta una quantità definita di valori di durata (note e pause). Il numero dei movimenti indica la quantità dei valori di durata presenti nella battuta
6 La modalità in musica è un sistema codificato di intervalli (distanze tra le note) teorizzati durante il medioevo e utilizzato nella pratica musicale del tempo. In numerosi casi, in Europa e non solo, la modalità è rimasta presente nella cultura folkloristica anche dopo l’avvento della tonalità
7 L’armonia è la struttura degli accordi (gruppi di note eseguiti simultaneamente) che sorreggono e accompagnano una melodia
8 Nel gergo musicale la parola contrappunto si usa per indicare quel tipo di scrittura compositiva nella quale due o più linee melodiche si sovrappongono seguendo regole ben precise, dando vita alla polifonia (unione di più suoni simultanei)
9 La semicroma è un valore musicale di durata di una nota o di una pausa. Si può chiamare anche “sedicesimo” poiché corrisponde alla sedicesima parte della cosiddetta “semibreve” (o “intero”, valore di base)
10 Con musica elettronica si intende un genere della musica contemporanea, sviluppatosi in particolar modo a partire dagli anni ’50 dello scorso secolo con la formazione degli Studi di Colonia, Parigi e Milano, i tre maggiori poli di sperimentazione europea in questo ambito
Bibliografia:
- C’erano una volta nove oscillatori…, lo studio di fonologia della Rai di Milano nello sviluppo della nuova musica in Italia, Paolo Donati; Rai Radiotelevisione Italiana
- Electrosound, storia ed estetica della musica elettroacustica, Giacomo Fronzi; EDT srl
- György Ligeti, il maestro dello spazio immaginario, Ingrid Pustijanac; Libreria Musicale Italiana
- Ligeti, a cura di Enzo Restagno: Parola, gesti, immagini. Da “Aventures” a “le Grand Macabre”, Ulrich Dibelius; EDT srl
- Musica nel laboratorio elettroacustico, lo Studio di Fonologia di Milano e la ricerca musicale negli anni Cinquanta, Nicola Scaldaferri; Libreria Musicale Italiana




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