La Decima Sinfonia

Antonio Vivaldi: Le Quattro Stagioni

Chi non ha mai sentito, almeno una volta nella vita, anche solo un estratto dalle Stagioni di Vivaldi? Eppure, quest’opera così famosa, racchiude al suo interno una serie di particolari che colgono di sorpresa l’ascoltatore. In questo articolo vi faremo scoprire il meraviglioso paesaggio sonoro che il compositore veneziano ha potuto creare grazie a geniali artifici musicali.

Il prete rosso e la Serenissima:

Violinista virtuoso e compositore brillante, Antonio Vivaldi (1678-1741) ben si presta a rappresentare la civiltà musicale veneziana della sua epoca. Nel 1703 infatti, anno in cui fu ordinato sacerdote, il musicista veneto divenne insegnante di violino presso l’Ospedale1 della Pietà e successivamente ricoprì diversi altri incarichi musicali per la stessa istituzione. Oltre all’insegnamento, il suo contratto prevedeva anche la composizione di brani “per ogni genere di Istrumenti”. Vivaldi, inoltre, svolse un’intensa attività di impresario e operista, occupazione che lo portò fuori dai confini della Serenissima Repubblica di Venezia: oltre a città della penisola come Vicenza, Mantova, Firenze e Roma, soggiornò infatti anche in capitali europee come Praga, Amsterdam e Vienna, dove morì. La sua enorme produzione consta, tra le altre composizioni, di più di cinquecento concerti:2 il contributo che il prete rosso (così chiamato per via del colore dei suoi capelli) diede a questo genere fu così pregnante che il modello da lui proposto rimase inalterato almeno fino alla fine del secolo.

Scorcio di Venezia in un dipinto del Canaletto del 1730 circa

Le Quattro Stagioni:

Le Stagioni sono i primi quattro concerti dell’op. VIII di Vivaldi: una raccolta di dodici concerti a quattro e a cinque,3 intitolata Il cimento dell’armonia e dell’inventione. Quest’opera, pubblicata ad Amsterdam nel 1725, si contraddistingue dalle precedenti per la sua natura descrittiva, narrativa e rappresentativa. Sette dei dodici concerti, infatti, recano un titolo extramusicale: oltre ai quattro concerti che compongono le Stagioni troviamo La tempesta di mare (n. 5), Il piacere (n. 6) e La caccia (n. 10). Le prime quattro composizioni della raccolta, tuttavia, rappresentano un unicum della produzione vivaldiana. Ogni stagione, infatti, viene evocata dal compositore non solo tramite effetti sonori e musicali appositi, ma anche da versi poetici che ne esplicitano gli eventi. In questo modo anche gli elementi di maggiore difficoltà imitativa come lo sciame di mosche e mosconi, l’abbaiare dei cani e i colpi di schioppo possono essere facilmente intesi da esecutori e uditori. È importante notare, però, come questi “sonetti dimostrativi” siano stati scritti, probabilmente dallo stesso Vivaldi, solo in un momento posteriore rispetto alla stesura dello spartito. Inoltre, in aggiunta ai versi poetici, sono presenti perfino delle didascalie associate anche a singole parti dell’organico, con lo scopo di specificare ulteriormente il richiamo extramusicale a cui la musica fa riferimento. I sonetti, infine, pongono un problema: se questi hanno una struttura bipartita (formata da due quartine e due terzine), i concerti, invece, constano ognuno di tre movimenti (il primo e il terzo veloci e quello centrale lento). Ciò comporta che la distribuzione dei versi all’interno delle singole composizioni non abbia sempre la medesima proporzione.

La Primavera è il concerto di apertura del ciclo e da un punto di vista formale si presenta come il più regolare di tutti e quattro. Il primo movimento, Allegro, viene commentato dalle prime due quartine del sonetto annesso: «Giunt’è la primavera, e festosetti la salutan gli Augei con lieto canto». Questi i primi due versi, che descrivono il risveglio della natura, in un generale clima di gioia. Orchestra e violino solo espongono il ritornello iniziale, che verrà riproposto più volte durante tutto il movimento e che raffigura la primavera stessa.

Ritornello iniziale raffigurante il risveglio della natura

Successivamente, dialogando tra loro, gli strumenti raffigurano dapprima il cinguettio degli uccelli, tramite mordenti,4 trilli,5 rapide scale e volatine, e poi, con una figurazione sinuosa in quartine6 per terze parallele7 dei violini, lo scorrere delle fonti e lo «spirar de’ Zeffiretti».

Il canto degli uccelli
Lo scorrere delle fonti e lo spirare dei venti

Improvvisamente, però, il clima sereno si agita bruscamente: in una scrittura priva di armonia,8 con ribattuti9 frenetici all’unisono,10 l’orchestra dà vita ai tuoni, che annunciano l’imminente arrivo di un temporale. Il violino solo, intanto, tramite convulse terzine11 e accordi spezzati12 imita i lampi e raggiunge tonalità relativamente distanti da quella di partenza.13 Infine, segue nuovamente la quiete e ritorna il «canoro incanto» degli «augelletti».

Minacciose nuvole nere coprono il cielo, accompagnate da lampi e tuoni

Il secondo movimento, Largo, è accompagnato dalla prima terzina del sonetto. La narrazione si sposta «sul fiorito ameno prato», dove, «al caro mormorio di fronde e piante dorme ‘l caprar col fido can a lato». Il violino solo, infatti, intona una melodia cantabile e in pianissimo, che descrive il riposo di un contadino. Nel mentre, i violini tratteggiano il movimento delle foglie degli alberi al vento e la viola, che suona molto forte e strappato, rappresenta l’abbaiare del cane. 

L’inizio del secondo movimento, Largo. In giallo il violino principale che descrive il sonno, in verde i violini che descrivono le foglie al vento, in arancione l’abbaiare del cane alla viola
Il contadino che dorme, il fruscio delle foglie al vento e l’abbaiare del cane

Il terzo movimento, Danza pastorale – Allegro, è relazionato alla seconda e ultima terzina del sonetto. In una festa rurale, al suono di «pastoral zampogna», «danzan ninfe e pastor» in uno sfondo bucolico. Gli strumenti popolari, muniti di bordoni,14 vengono imitati tramite l’utilizzo di lunghi suoni o intervalli15 tenuti (la quinta o la quinta e l’ottava insieme) da parte di viola e bassi.

Festa rurale di ninfe e pastori che danzano al suono della zampogna

L’Estate, il secondo concerto del ciclo, si presenta all’ascoltatore nell’unica tonalità di sol minore. Questa, che si contrappone al precedente mi maggiore della Primavera, si dimostra appropriata alla narrazione di una natura opprimente e ostile. «Sotto dura stagion dal sole accesa langue l’uom, langue ‘l gregge ed arde il pino». La divisione dei versi del sonetto risulta essere la medesima del primo concerto: le prime due quartine corrispondono al primo movimento e le due terzine rispettivamente al secondo e al terzo. La “languidezza per il caldo” viene resa da una ricca introduzione orchestrale, con brevi motivi16 in pianissimo continuamente interrotti da pause e caratterizzati da trasposizioni di ottava17 e da seconde eccedenti.18 Il procedere stentato e frammentario del discorso musicale inscena quindi il senso di disagio e affaticamento dovuto al caldo.

Languidezza per il caldo

Con un cambio metrico19 e agogico20 il violino solo imita il cuculo tramite il caratteristico intervallo onomatopeico di terza discendente. Successivamente intervengono anche la tortora, con un canto lamentoso che combina il cromatismo21 discendente ad ampi salti anch’essi verso la zona grave, e il cardellino, con un intervento tratto dalla cadenza22 non accompagnata del concerto Il Gardellino sempre di Vivaldi.

Il cuculo
La tortora e poi il cardellino

Gli “Zeffiretti dolci” che seguono si tramutano presto in “venti diversi”. La contesa dei venti, che preannuncia l’imminente arrivo di un temporale estivo, viene resa tramite rapide scale e ribattuti di tutta l’orchestra.

Contesa dei venti

È proprio per questa particolare condizione climatica che «piange il pastorel», temendo per il suo destino. Il “pianto del villanello” rappresenta un piccolo capolavoro compositivo. Si tratta di un gemito contraddistinto da un linguaggio armonico e melodico molto ardito. Mentre il basso disegna linee cromatiche discendenti, il violino principale costruisce a sua volta parabole discendenti con intervalli diminuiti ed eccedenti, che accentuano il carattere lamentoso dell’episodio. La tensione armonica, inoltre, viene mantenuta durante tutto il passaggio, grazie ad una serie di cadenze evitate23 e di progressioni24 cromatiche. Il movimento, infine, si chiude con la ricomparsa dei venti avversi.

Il pianto del contadino

Nel secondo tempo, Adagio, il violino principale descrive il riposo umano, che però viene disturbato prima da «mosche e mossoni» e poi dal «timore de’ lampi e tuoni fieri». Il ronzio degli insetti è reso tramite ritmi puntati25 dei violini, mentre l’arrivo improvviso dei tuoni, con ribattuti all’unisono di tutta l’orchestra, spezza la continuità di agogica del movimento, con continui cambi tra Adagio e Presto. Il sonno, descritto da una linea ondeggiante, si fa via via meno inquieto e più profondo. La melodia del violino principale che lo descrive, infatti, si espande sempre più durante il movimento, simbolo di un sonno sempre più pesante, che alla fine neppure il fragore dei tuoni riesce ad interrompere.

L’inizio del secondo movimento. In giallo il violino principale che descrive il riposare, in verde i violini di ripieno che imitano mosche e mosconi, in arancione l’orchestra che imita i tuoni. In blu il cambiamento di agogica tra Adagio e Presto
Il riposo disturbato da mosche e mosconi, poi i tuoni

È nel terzo movimento, Presto, che il “tempo impetuoso d’estate” arriva al suo culmine. Dopo i reiterati avvertimenti dei movimenti precedenti, però, lo scoppio della tempesta viene fatto ancora ritardare. La sezione di apertura, infatti, si interrompe dopo sole quattro battute,26 con una cesura netta indicata da una pausa con corona.27 Il tumulto degli elementi, poi, viene reso tramite un’elaborazione e combinazione delle figure e dei motivi proposti, tra cui un rigoroso contrappunto28 con trattamento a canone,29 che dà il via all’esplosione della tempesta.

L’arrivo e lo scoppio della tempesta

Il terzo concerto, L’Autunno, descrive (come già aveva fatto la Primavera) un rapporto più mediato con la natura, rispetto ad Estate e Inverno. Le analogie con la Primavera, inoltre, sono anche tonali (entrambi hanno un impianto in tonalità maggiore con un tempo centrale alla relativa minore) e formali (anche questo concerto si attiene maggiormente agli schemi tipici del concerto solista). Il primo movimento viene commentato dalla sola prima quartina del sonetto ed ha inizio con l’esposizione del ritornello. Quest’ultimo, con una configurazione omoritmica,30 indica il piacere del raccolto, che viene celebrato dai contadini con «balli e canti». I motivi sono costruiti su una struttura armonica rudimentale e ripetitiva (sul rapporto di tonica e dominante), che fa intendere la rusticità e semplicità della danza.

Ritornello iniziale raffigurante la festa che celebra il raccolto

Le celebrazioni vengono accompagnate anche con «liquor di Bacco». La musica, infatti, rappresenta l’andamento barcollante degli ubriachi tramite figurazioni ascendenti e discendenti, dal profilo melodico ondeggiante, e con bruschi salti di registro. Gli arpeggi sinuosi rimandano ai movimenti a zigzag, le volatine discendenti alle cadute, mentre gli intervalli diminuiti alle loro espressioni di dolore dopo i capitomboli, cui seguono goffi tentativi di rialzarsi in piedi. Vivaldi descrive perfino il singhiozzo, reso tramite i contrattempi31 del solista con il basso.

Gli ubriachi

Con un improvviso cambio di registro, in piano e larghetto, viene descritto ora “l’ubriaco che dorme”. Il violino principale intona salti di sesta e di settima quasi a voler imitare degli sbadigli e successivamente, tramite una linea cromatica discendente, viene simboleggiato il venir meno della coscienza. Le dinamiche,32 inoltre, richiedono agli esecutori un sempre maggiore diminuendo, da piano, a più piano e infine pianissimo: l’ubriaco si è finalmente addormentato.

L’ubriaco si addormenta

Il secondo movimento, Adagio molto, descrive ancora una volta il «dolcissimo sonno». La musica, tuttavia, sembra quasi smentire il sonetto, evocando un dormire inquieto e pervaso di visioni. La condotta armonica, infatti, risulta essere tortuosa ed elusiva, intensificata da dissonanze e dall’imprevedibilità del disegno estemporaneo che è richiesto durante l’esecuzione al cembalista (“Il Cembalo arpeggia”).

Ubriachi dormienti

Il terzo tempo, Allegro, mette in scena una battuta di caccia e le ultime due terzine del sonetto ne descrivono lo svolgimento. «I cacciator alla nov’alba a caccia con corni, schioppi e cani escono fuore». Il motivo iniziale è rappresentato da un segnale costruito su un salto di quinta. L’andamento dei cacciatori a cavallo, inoltre, viene reso tramite un ritmo puntato dell’orchestra. Seguono motivi di fanfara, che vengono poi elaborati dal violino principale con l’uso di corde doppie,33 grazie al quale lo strumento imita una coppia di corni.

Segnale e cacciatori a cavallo
Coppia di corni

La caccia entra ora nel vivo: “la fiera che fugge” viene impersonata dal violino solo, con rapidi arpeggi e scale, mentre l’orchestra raffigura la compagine di cani e cacciatori che braccano l’animale. I colpi dei fucili vengono resi tramite note isolate, mentre lo slancio dei cani tramite quartine di trentaduesimi.34

In giallo la parte conclusiva del violino solo che rappresenta la preda che fugge, in arancione le note dell’orchestra rappresentanti i colpi di fucile, in verde la corsa dei cani
Fuga della preda, colpi di fucile e l’inseguimento da parte di cani e cacciatori

L’ultimo episodio inquadra il momento culmine di questo scorcio venatorio. La belva è stata colpita e ormai non riesce più a saltare. Cade ripetutamente a terra e cerca a fatica di rialzarsi: a descrivere il vano tentativo dell’animale troviamo una linea ascendente costruita su intervalli di seconde minori ed eccedenti, che ne simboleggiano il dolore. La preda, ormai raggiunta dalla muta dei cani, stramazza definitivamente al suolo: una cadenza22 del violino solo in arpeggi convulsi ne rappresenta il crollo.

La preda, colpita, cade ripetutamente al suolo e i cani si avvicinano sempre più. Invano prova a rialzarsi e infine stramazza al suolo

L’Inverno, il quarto e ultimo concerto, è, dopo l‘Estate, la stagione in cui la natura viene mostrata come più cruda e ostile. Questa composizione è costruita sulla rara tonalità di fa minore, associata all’epoca ad affetti tragici ed estremi. Il ritornello iniziale, in un semplice e omoritmico ribattuto di ottavi,35 rappresenta il gelo. I trilli, poi, imitano i tremori causati dal freddo. In una sostanziale assenza di melodia, gli strumenti dell’orchestra entrano uno alla volta dal grave verso l’acuto, formando un accordo dissonante.

Ritornello iniziale che simboleggia il gelo e il tremore per esso

Al freddo pungente si aggiunge, poi, anche lo «spirar d’orrido vento», rappresentato da un disegno in quartine di trentaduesimi del violino solo, cui segue il ribattuto dell’orchestra, ripreso dal ritornello iniziale e raffigurante il gelo.

L’alternanza del motivo del vento “orrido” e di quello del gelo

Tra le reazioni umane al freddo pungente, Vivaldi descrive dapprima il “correre e battere li piedi per il freddo” e poi il «battere i denti» «pel soverchio gel». Un ribattuto dei violini descrive l’atto di correre, mentre la ripetizione di un intervallo di quarta o di sesta discendente da parte dell’orchestra mima quello di battere i piedi per terra. Il battere i denti, invece, viene reso tramite una modificazione per intensificazione ritmica del motivo iniziale del gelo. Il ribattuto nella sua scansione originale è affidato alla viola, mentre i violini di ripieno lo espongono al doppio della velocità e il violino solista, con bicordi,33 al quadruplo.

Correre e battere i piedi per il freddo
In arancione la parte della viola, che espone il motivo del gelo nella sua scansione ritmica originaria, in verde quella dei violini di ripieno, che raddoppiano il motivo, in giallo quella del violino principale, al quadruplo della velocità
Il motivo del gelo, trasformato in quello del battere i denti per il freddo

Il secondo movimento, Largo, si distacca dagli altri due tempi dell‘Inverno. In esso, infatti, la durezza del freddo viene contrastata grazie al tepore del fuoco tra le mura domestiche. La linea del violino principale espone quindi una melodia cantabile che raffigura la serenità del riposo accanto al camino acceso. Gli arpeggi pizzicati36 dei violini primo e secondo, invece, evocano il battere della pioggia all’esterno della casa.

Il riposo sereno, grazie al tepore del fuoco acceso, e la pioggia all’esterno

Il terzo e ultimo tempo, Allegro, è il più caratterizzato e uno dei più particolari dell’intero ciclo. Per prima cosa bisogna dire che a questo movimento sono associati gli ultimi due versi della seconda quartina ed entrambe le terzine del sonetto: si tratta di uno dei tempi più ricchi di immagini extramusicali. La prima di queste è la corsa sul ghiaccio, che viene descritta con un preludio del violino solo. La statica e uniforme distesa di ghiaccio, nel mentre, è simboleggiata da lunghe note tenute: essa non permette a chi ci si trova sopra di potersi fermare e così anche la musica, sul piano armonico, sembra non riuscire ad avanzare.

Corsa sul ghiaccio

L’incedere sul ghiaccio è incerto ed è necessario “camminar piano e con timore”. Una linea in ottavi, seguita da un andamento cromatico ascendente dei violini descrive il movimento cauto. Nonostante le precauzioni, però è inevitabile lo «sdrucciolar», rappresentato da brevi volatine discendenti, e il conseguente «cader a terra», descritto da una scala discendente all’unisono alle varie parti dell’orchestra.

Camminare piano e con timore sul ghiaccio
Brusco movimento sul ghiaccio, che porta dapprima a scivolare e infine a cadere

A questo punto un nuovo tentativo di corsa viene portato avanti: il violino principale tratteggia il senso di sempre maggiore equilibrio precario, legato ad una crescente concitazione. Il ghiaccio, tuttavia, si rompe: la frattura è resa tramite figure veloci ascendenti e all’unisono dell’orchestra, poi riprese dal violino solo, ora discendenti.

La rottura del ghiaccio

A chiudere il concerto si trova una rappresentazione dei venti. Prima il soffio caldo dello scirocco, che viene rappresentato tramite una citazione variata dell’inizio dell‘Estate. Ciò che prima era una canicola insopportabile diventa ora un tepore ristoratore. Successivamente, però, la comparsa della bora e di “tutti li venti” rimanda ai precedenti motivi di tempesta. Seppur la musica non lasci spazio ad un rasserenamento finale, le ultime quattro battute sono legate all’ultimo verso del sonetto: «quest’è ‘l verno, ma tal che gioia apporte». Un monito che chiude l’intero ciclo e che lascia un insegnamento agli uomini: imparare ad accettare anche gli aspetti più negativi della natura, cercando di vivere in integrazione con essa.

Il soffio tiepido dello scirocco e poi la “guerra dei venti”

Questi Concerti ebbero un’amplissima influenza sul panorama musicale del continente e la loro celebrità è ancora oggi indiscussa. Con questo articolo speriamo di aver reso omaggio al genio di Antonio Vivaldi e vi invitiamo a non trascurare, nei prossimi giorni, un attento ascolto delle Stagioni nella loro interezza.

1 Con il termine di Ospedale ci si riferisce alle quattro istituzioni musicali veneziane in cui le ragazze orfane o malate venivano educate al mestiere della musica, strumentale o vocale

2 In generale il concerto è una tipologia di composizione in cui è presente un grande gruppo di strumentisti, tra cui uno o alcuni che intervengono come solisti, mentre tutti gli altri rispondono come gruppo collettivo

3 Nomenclatura spesso associata al genere del Concerto che indica il numero di parti del suo organico

4 Con il termine mordente si indica, in musica, un tipo di abbellimento che consiste nella rapida alternanza di due note a distanza di grado congiunto 

5 Con il termine trillo si indica, in musica, un tipo di abbellimento che consiste nella ripetizione alternata di due note a distanza di grado congiunto

6 Figura ritmica formata da un gruppo di quattro note di valore eguale tra loro

7 Due linee musicali con uguale andamento melodico e a distanza di un intervallo di terza tra loro

8 L’armonia è la struttura degli accordi (gruppi di note eseguiti simultaneamente) che sorreggono e accompagnano una melodia

9 Con il termine ribattuto si fa riferimento ad una tecnica che prevede la rapida ripetizione di una stessa nota 

10 Rapporto di uguaglianza in riferimento all’altezza di due o più suoni, seppur di timbro diverso (quindi suonati anche da strumenti differenti). Ad esempio un La a 440 Hz suonato insieme ad un altro La alla stessa frequenza consiste in un unisono 

11 Figura ritmica formata da un gruppo di tre note di valore eguale tra loro

12 Con il termine “accordo spezzato” si indica un accordo le cui note non vengono suonate contemporaneamente

13  La tonalità in musica è un sistema codificato che si basa sui rapporti interni tra le note di una scala, nella quale ogni nota ha un’importanza diversa rispetto alle altre. Esistono dodici tonalità maggiori e dodici minori e tra di esse intercorre un rapporto di vicinanza o lontananza

14 Con il termine bordone si indica una tecnica esecutiva o compositiva che consiste nell’emissione costante di una nota o di un accordo che accompagna la melodia. In alcuni strumenti il bordone è un particolare dispositivo che consente la produzione di una o più note fisse e continue

15 Con il termine intervallo, in musica, si intende la distanza tra due note musicali. Gli intervalli possono essere di vari tipi (maggiori, minori, giusti, eccedenti, diminuiti ecc.) e, a seconda della distanza che intercorre tra le due note, prendono il nome di seconde, terze, quarte, quinte e via dicendo. La distanza tra un Do e un La, per esempio, è di sesta (DO, Re, Mi, Fa, Sol, LA)

16 Con il termine tema si indica una frase musicale, ovvero una melodia. Spesso è utilizzato anche il termine motivo con significato simile

17 Per trasposizione, in musica, si intende lo spostamento di una o più note verso posizioni più acute o più gravi

18 Si tratta di un particolare tipo di intervallo. L’utilizzo di intervalli eccedenti (più grandi e quindi aumentati rispetto a quelli maggiori o giusti) è stato spesso associato a situazioni di dolore o fatica

19 Il metro è un’indicazione di durata di una battuta, espressa in frazioni matematiche e posta solitamente all’inizio di ogni composizione oppure ogni qualvolta il compositore sceglie di cambiarla all’interno del brano 

20 L’agogica è un’indicazione di andamento musicale. In generale indica le piccole variazioni di tempo che emergono durante il discorso musicale e che dipendono dall’espressività e dall’interpretazione dell’esecutore

21 Con il termine cromatismo, in musica, si intende l’utilizzo dei semitoni estranei alla scala della tonalità del brano. Il suo utilizzo implica generalmente un’instabilità armonica ed è spesso associato a situazioni di tristezza o dolore

22 In questo caso, con il termine cadenza si intende un passaggio marcatamente virtuosistico affidato ed eseguito dal solista, generalmente in conclusione di un movimento di concerto

23 In questo caso, con il termine cadenza si intende un insieme di due o più accordi codificati posti alla fine di una frase musicale. La cadenza evitata, o d’inganno, è una tipologia di cadenza che devia il discorso musicale verso risoluzioni diverse da quella normale sulla tonica, ossia il I grado

24 Con il termine progressione si intende, in musica, la ripetizione di una stessa melodia o di uno stesso procedimento armonico fatti partire ogni volta da una nota diversa. Nel caso descritto si verifica una progressione discendente, in cui le note del violino solo Re-Fa-Mi-Sol-Fa vengono fatte seguire due battute dopo dalle note Do#-Mi–Re-Fa-Mib

25 Il ritmo puntato è un ritmo caratterizzato dall’uso dei punti di valore: essi sono segni che aumentano la durata di un suono di metà della nota su cui sono posti. L’effetto prodotto con il loro utilizzo conferisce alla musica una scansione molto marcata e tipica delle marce

26 Nella notazione musicale, la battuta (o misura) è la suddivisione dei valori di durata di note e pause sul rigo musicale

27 Simbolo grafico posto sopra o sotto una nota o una pausa che conferisce loro una durata indefinita, scelta dall’esecutore, in genere superiore a quella già indicata dalla nota (o pausa)

28 Nel gergo musicale la parola contrappunto si usa per indicare quel tipo di scrittura compositiva nella quale due o più linee melodiche si sovrappongono seguendo regole ben precise

29 Il canone è una tecnica compositiva che consiste nella sovrapposizione di due linee melodiche identiche che cominciano in due momenti diversi. La melodia che comincia da sola è detta antecedente, mentre la seconda linea che subentra è detta conseguente

30 L’omoritmia si verifica quando due o più linee melodiche diverse si muovono con gli stessi valori ritmici e di durata 

31 Il contrattempo, in musica, è un effetto ritmico dato dall’emissione di suoni durante i tempi deboli della battuta, alternati a delle pause su quelli forti

32 Per dinamica si intende, in musica, il valore che riguarda l’intensità di un suono. Nella notazione musicale la dinamica si indica con simboli in lettere. Dall’intensità meno forte alla più forte si hanno quindi, generalmente, pianissimo (pp), piano (p), mezzopiano (mp), mezzoforte (mf), forte (f) e fortissimo (ff)

33 Con il termine corda doppia, o bicordo, si intende la produzione di suono ottenuta (negli strumenti ad arco) grazie allo sfregamento simultaneo di due corde

34 La biscroma è un valore musicale di durata di una nota o di una pausa. Si può chiamare anche “trentaduesimo” poiché corrisponde alla trentaduesima parte della cosiddetta “semibreve” (o “intero”, valore di base)

35 La croma è un valore musicale di durata di una nota o di una pausa. Si può chiamare anche “ottavo” poiché corrisponde all’ottava parte della cosiddetta “semibreve” (o “intero”, valore di base)

36 Modalità di produzione del suono propria degli strumenti a corda: essa viene, per l’appunto, pizzicata con un dito della mano

Bibliografia:

  • Concerti Grossi op. 8, nn. 1-4, Le Stagioni di Antonio Vivaldi, W. Braun, trad. di S. Tuja; Ricordi
  • Guida alla musica sinfonica, E. Napoli; Zecchini Editore
  • La musica strumentale di Antonio Vivaldi, C. Fertonani; Leo S. Olschki Editore

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