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In questo 2024, oltre al centenario dalla morte di Giacomo Puccini, ricorrono i duecento anni dalla nascita di Bedřich Smetana, considerato uno dei compositori più influenti del XIX secolo e in particolare della nazione ceca. Questo articolo è dedicato alla memoria della sua persona e della sua musica.
Tra dominio austriaco e irredentismo boemo:

Bedřich Smetana nacque il 2 marzo 1824 a Litomyšl, un’antica cittadina della Boemia orientale, ai confini con la Moravia. Fin da subito il piccolo manifestò grande predisposizione e interesse per la musica: a quattro anni, infatti, imparò da solo a suonare il violino. Anche il pianoforte suscitò in lui viva attenzione, tanto che a sei anni si esibì in concerto per la prima volta. Pur vivendo nella campagna ceca, il giovane musicista fu, inoltre, sempre attratto dai venti di cambiamento provenienti dal resto del continente, ancora animati dai princìpi della Rivoluzione francese. In quegli anni, infatti, ebbero luogo la rivoluzione di luglio e quelle greca e polacca, che contribuirono alla nascita di diversi movimenti sostenitori di ideali democratici e liberali in tutta Europa. Anche il popolo ceco, dalla fine del XVIII secolo, aveva iniziato il percorso di formazione della propria coscienza nazionale, che continuò durante tutto l’Ottocento. Il territorio dell’odierna Repubblica Ceca, costituito dalle due regioni storiche della Boemia e della Moravia, non rappresentava, infatti, una nazione unita e indipendente, bensì faceva parte dell’Impero Austriaco.

La crescente tensione politica del continente finì per sfociare nei moti del 1848, anno in cui Smetana scriveva i suoi Sei Pezzi Caratteristici per pianoforte, i primi a ricevere un numero d’opera nel catalogo del compositore. Non si sa molto sulla sua partecipazione ai disordini di Praga di quell’anno, tuttavia, facendo parte dei corpi armati Svornost, è quasi sicuro che egli contribuì alla realizzazione delle barricate sul Ponte Carlo contro l’avanzata delle forze austriache. La ribellione, tuttavia, ebbe vita breve: i principali dissidenti furono arrestati e il clima generale si fece sempre più cupo sulle speranze del popolo ceco.
Il padre della musica ceca:
Ormai soffocato dal teso ambiente boemo, Smetana decise perfino di lasciare la propria terra, in cerca di città più libere e serene. Per quasi sei anni visse lontano dalla patria, ma, in seguito alla sconfitta subita dagli austriaci in Italia nel ‘59, all’abolizione dell’assolutismo e a nuove concessioni di maggiore libertà ai popoli dell’Impero, il compositore ceco decise di fare ritorno a Praga, investita da un nuovo spirito di patriottismo e rinascita. Fu proprio in quegli anni che Smetana iniziò a delineare le fondamenta di ciò che sarebbe diventata la musica ceca. La vita culturale e artistica della nazione, infatti, ebbe una rigogliosa rinascita e il nostro musicista ne fu uno dei principali protagonisti.

Prima degli anni Sessanta dell’Ottocento, quasi la totalità delle istituzioni culturali di Praga era sotto la diretta competenza e proprietà degli austriaci. Per questo motivo, con lo scopo di mettere in scena e promuovere opere e spettacoli in lingua ceca, fu eretto un Teatro Provvisorio, inaugurato nel 1862. Solo quattro anni più tardi Smetana ne fu nominato direttore musicale, proponendo la messa in scena di sue composizioni e di un repertorio più diversificato rispetto alla precedente amministrazione. Quest’ultima, infatti, fu criticata dal nostro compositore per un eccessivo conservatorismo e per aver fallito nella promozione dell’opera1 nazionale. È necessario sottolineare che nessuno, prima di questo periodo storico, compose mai opere in ceco. Paradossalmente, anche lo stesso Smetana, prima di avvicinarsi a questo genere, dovette approfondire lo studio della lingua nazionale, utilizzata solo secondariamente al tedesco durante la sua infanzia.
Má Vlast (La mia patria):
Nell’ottobre del 1874, ormai cinquantenne, Smetana diventò completamente sordo a causa di un’infezione e fu costretto ad abbandonare la direzione del teatro cittadino. Fu proprio in quell’anno che egli iniziò la composizione di uno dei suoi lavori più importanti: il ciclo di poemi sinfonici2 Má Vlast. Dopo aver terminato le musiche delle sue prime cinque opere, tutte in lingua ceca e prevalentemente con trama relativa a eventi storici o mitologici boemi, Smetana decise di dedicare ben sei poemi sinfonici alla propria patria, così come ricorda lo stesso titolo del ciclo. Ognuno di questi componimenti, infatti, è idealmente ispirato ad aspetti del paesaggio, della storia e della leggenda della Boemia.

Il primo poema sinfonico del ciclo, Vyšehrad (Il castello alto), fu terminato nel novembre del 1874 e prende il nome dal castello omonimo di Praga: una roccaforte affacciata sul fiume Moldava, prima residenza dei sovrani cechi. Questo componimento è caratterizzato, per l’appunto, dal tema3 del castello (Sib, Mib, Re, Sib), che viene inizialmente intonato da due arpe soliste e che ritornerà anche nel secondo e nell’ultimo poema del ciclo. La struttura di questo componimento è tripartita: Introduzione, Battaglia ed Epilogo. Nella prima parte il tema principale, che viene ripreso dalle varie sezioni dell’orchestra fino al climax, intende glorificare le gesta della dinastia Přemyslidi del XIII secolo. Nella seconda, come suggerisce il titolo, un episodio più mosso e agitato richiama alle battaglie e all’assalto del castello, alla difesa, alla caduta e alla conseguente distruzione dell’edificio. «Le terribili tempeste hanno trasformato Vyšehrad in una pietra muta e desolata», recitano le note di partitura. Così, nel finale, il tema del castello può solo rimandare alle glorie e allo splendore di un tempo.

Il secondo, Vltava (La Moldava), descrive il fluire del fiume omonimo: lo scorrere dell’acqua viene inizialmente reso tramite un sinuoso tappeto sonoro dei legni,4 a cui poi si aggiunge il pizzicato degli archi.5 A questi ultimi, in seguito, è affidato il famoso tema del fiume: si tratta di un riadattamento di una canzone italiana rinascimentale. Seguendo il suo corso, inoltre, ci si imbatte in scene di vita quotidiana: la caccia nei boschi, evocata dal timbro dei corni, le nozze contadine, con danze di carattere popolare, e infine i balli delle ninfe nelle notti di luna piena, resi tramite il timbro suggestivo di archi e arpa. Un passaggio agitato, poi, descrive le rapide di San Giovanni, con ottoni e timpani. Infine la Moldava entra a Praga, passando sotto la rocca di Vysehrad (ecco che riappare il tema del castello, dal primo poema), per poi allontanarsi e gettarsi nell’Elba. Ad ogni sua ricomparsa, il tema del fiume è sempre più solenne, rafforzato dalle varie sezioni dell’orchestra, proprio come un corso d’acqua, che più prosegue nel suo percorso e più aumenta di dimensione e portata.

Il terzo, Šárka, deve il suo nome all’amazzone che, secondo la leggenda ceca, si vendicò del tradimento dell’amante. Il poema si apre con una musica drammatica: la ragazza si fa legare dalle compagne ad un albero, dove attende l’arrivo della sua vittima: il cavaliere Ctirad, accompagnato dal suo esercito (in questo punto l’orchestra riproduce il ritmo di una cavalcata). L’amazzone fa credere all’ingenuo giovane di essere stata tradita dalle compagne (un clarinetto descrive il suo pianto). Ctirad se ne innamora (un assolo del violoncello ne descrive la passione), ne ha compassione e la libera. Šárka, durante un Baccanale, fa ubriacare tutti gli uomini che successivamente cadono in un sonno profondo (le note lunghe e gravi dei fagotti ne descrivono il russare). Il suono di un corno segnala l’inizio della battaglia: tutti gli uomini verranno uccisi nel sonno dalle amazzoni.

Il quarto, Z českých luhů a hájů (Dai prati e dai boschi cechi), fu composto tra il giugno e l’ottobre del 1875 e non racconta una leggenda né descrive un luogo specifico, ma è un inno alle terre incontaminate e contadine ceche. A differenza degli altri poemi, non troviamo in partitura un programma a scene: il brano si compone di un generale clima gioioso, intervallato da danze contadine e melodie bucoliche. La prima parte simboleggia una giornata di sole nella campagna e nel bosco, mentre la seconda rievoca una festa di villaggio. Udiamo, infatti, la dumka, un tipico canto popolare, e una caratteristica polka. Originariamente questo brano doveva essere l’ultimo del ciclo, tuttavia il successo riscosso durante le esecuzioni di Praga e il grande climax presente nella coda6 di questo poema convinsero Smetana ad ampliare la tetralogia.

Il quinto, Tábor, fu composto nel 1878 e prende il nome dall’omonima città, nel sud del paese, che fu fondata dagli Hussiti.7 Le imprese di guerra e le grandezze di questi ultimi vengono celebrate in questo brano, che non ha una vera e propria storia. Il quinto e il sesto poema, inoltre, sono accomunati dall’utilizzo del canto hussita Ktož jsú boží bojovníci (“Quelli che sono i guerrieri di Dio”). L’elaborazione di questa melodia costituisce l’intero pezzo e nel finale il tema viene riproposto nella sua veste più trionfale.

Il sesto e ultimo, Blaník, fu terminato nel marzo del 1879 e porta questo titolo in onore della montagna ceca omonima. Questo poema è incentrato sulla figura di San Venceslao: il Santo e un enorme esercito di cavalieri dormono all’interno del monte Blaník, pronti al risveglio per difendere Praga dai suoi nemici. L’incipit del brano coincide proprio con la parte finale del poema precedente e il tema hussita, esposto solennemente dagli ottoni, fa quindi la sua ricomparsa, intrecciato inoltre in contrappunto8 nel finale anche col tema del castello del primo numero del ciclo.

I sei poemi furono eseguiti separatamente dal 1875 al 1880, mentre la prima esecuzione del ciclo completo avvenne nel 1882 a Praga. Le cronache descrivono l’evento come un assoluto trionfo: fu uno dei momenti di maggiore successo della carriera di Bedřich Smetana. Oggi Má Vlast, insieme all’opera La sposa venduta (Prodaná nevěsta), è una delle composizioni più conosciute del musicista ceco, il quale riuscì a parlare ad un pubblico internazionale tramite una musica spesso etichettata in maniera semplicistica come unicamente “nazionale”.
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1 Con il termine opera si intende una rappresentazione teatrale divisa generalmente in atti, quadri (tableaux) e scene, in cui è prevista la presenza di orchestra, cantanti solisti e coro. Solitamente si dividono in opere serie e buffe e possono avere dialoghi parlati (recitativo) e parti solistiche spesso di virtuosismo (aria)
2 Con il termine poema sinfonico si intende un tipo di composizione per orchestra sinfonica che, come caratteristica principale, trae origine da un argomento letterario o comunque extramusicale. Si sviluppa principalmente nella seconda metà del XIX secolo
3 Con il termine tema si indica una frase musicale, ovvero una melodia. Spesso è utilizzato anche il termine motivo con significato simile
4 Famiglia di strumenti a fiato, in cui il suono viene prodotto tramite l’utilizzo di un’imboccatura ad ancia o a foro. Ne fanno parte, tra gli altri, flauti, oboi, clarinetti e fagotti
5 Famiglia di strumenti in cui il suono viene ricavato grazie allo sfregamento di corde. Questo si ottiene grazie a dei crini di cavallo tesi tra gli estremi di un arco in legno. Ne fanno parte violini, viole, violoncelli e contrabbassi
6 Con il termine coda si intende quell’ultima sezione musicale che fa da conclusione alla composizione e che può essere di lunghezza variabile a seconda del progetto del compositore
7 Seguaci di Jan Hus, da cui prendono il nome. Si tratta di gruppi cristiani di riforma, sorti in Boemia nel XV secolo
8 Nel gergo musicale la parola contrappunto si usa per indicare quel tipo di scrittura compositiva nella quale due o più linee melodiche si sovrappongono seguendo regole ben precise
Bibliografia:
- Federico Smetana, Z. Nejedlý; Nicola Zanichelli Editore
- Guida alla musica sinfonica, E. Napoli; Zecchini Editore
- Smetana, B. Large; Duckworth




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