La Decima Sinfonia

Concerto per il secondo anniversario di fondazione

Siamo lieti di avervi con noi per festeggiare il nostro secondo anno di attività. In questa pagina troverete alcune informazioni per gustarvi al meglio la musica che ascolteremo.

F. J. Haydn, Quartetto in sol maggiore 
op. 76 n. 1

  1. Allegro con spirito
  2. Adagio sostenuto
  3. Menuetto, Presto – Trio
  4. Finale, Allegro ma non troppo

Franz Joseph Haydn, nato nel 1732 a Rohrau e morto nel 1809 a Vienna, è considerato il padre del classicismo. Nei suoi settantasette lunghi anni di vita, scrisse una quantità spropositata di musica, per un totale, tra il resto, di 104 sinfonie, più di 50 concerti, 52 sonate e ben 68 quartetti d’archi. Il quartetto che ascolteremo questa sera, scritto nel 1797, fa parte di una delle sue ultime pubblicazioni per questo genere cameristico e lascia dunque largo spazio a sperimentazioni di vario tipo. La grandezza dei suoi ultimi quartetti, infatti, non consiste solo nell’enorme esperienza che si riscontra nella maestria della scrittura, ma risiede anche nella sua voglia di progredire nello sviluppo del materiale musicale e armonico. Il primo movimento, aperto da tre accordi perentori introduttivi che sanciscono la tonalità di sol maggiore, presenta insolitamente il primo tema affidato al violoncello scoperto, seguito poi dalle entrate in fugato di tutti gli altri archi. A fine settecento non si era ancora soliti ascoltare delle composizioni che dessero uguale valore a tutte le parti: Haydn rompe la canonica egemonia del primo violino accompagnato dal basso continuo e affida materiale tematico in egual misura anche alle parti interne. Una religiosa melodia a mezza voce in do maggiore è protagonista dell’Adagio sostenuto, contrastato dalla briosità del minuetto successivo, che con l’indicazione Presto fa da presagio all’intuizione beethoveniana dello Scherzo, di non molti anni più in là. Il finale è la parte più enigmatica di tutto il quartetto, poiché, oltre a presentare modulazioni particolarmente complesse, per gran parte si svolge in ombra, nella tonalità di sol minore, facendo così ritardare l’effetto di risoluzione e di conferma che si riscontra nel ritorno di una luminosa melodia al violino I nella tonalità dell’inizio (sol maggiore). 

W. A. Mozart, Quintetto per archi e clarinetto in la maggiore K581

  1. Allegro
  2. Larghetto 
  3. Menuetto
  4. Allegretto con Variationi

Nato a Salisburgo nel 1756 e morto a Vienna nel 1791, Wolfgang Amadeus Mozart fu dapprima bambino prodigio e poi compositore prolifico del periodo Classico. Nonostante scomparve prematuramente, a soli trentacinque anni, il musicista austriaco riuscì a spaziare in tutti i generi musicali del suo tempo, arrivando a scrivere più di 600 composizioni. Il quintetto che ascolteremo questa sera appartiene all’ultimo periodo di vita del salisburghese, in cui egli si distaccò dalle dipendenze dell’arcivescovo cittadino, operando come libero professionista, non senza difficoltà economiche. Ultimato il 29 settembre 1789, fu chiamato dallo stesso Mozart Stadler-Quintett (lettera dell’8 aprile 1790) in onore dell’amico massone Anton Stadler, uno dei maggiori clarinettisti dell’epoca, che eseguì il quintetto in prima assoluta il 22 dicembre 1789. Questo lavoro si distingue dai cosiddetti Quintetti brillanti, in voga all’epoca, per la sua ampiezza (quattro tempi anziché tre) e per la dialogicità che pervade tutta la partitura. Il clarinetto, infatti, dialoga con gli strumenti ad arco, che non si limitano a svolgere un semplice ruolo di accompagnamento. Nel movimento iniziale, per esempio, il primo tema è affidato agli archi, a cui il clarinetto risponde tramite rapidi disegni ascendenti e discendenti, poi ripresi e imitati dagli archi. Il Larghetto, invece, mette in scena il sublime canto del clarinetto, sostenuto dal mormorio degli archi con sordino, ma non senza intromissioni del primo violino. Il terzo movimento è costituito da un Menuetto, dal carattere popolaresco, e da due Trii: il primo è destinato ai soli archi, mentre il secondo vede ancora una volta clarinetto e primo violino come protagonisti, seppur con un isolato intervento del violoncello. A concludere il brano, nell’ultimo movimento, troviamo un semplice tema da cui si dipartono cinque variazioni e una coda finale che ripropone il motivo iniziale e riporta l‘Allegretto alla sua normale vivacità.

Interpreti:

Clarinetto Francesco Garibotti
Violino I Margherita Ceruti
Violino II Clara Gerelli
Viola Matteo Del Soldà
Violoncello
Claudio D’Alicarnasso

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