Un opera di formazione
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Passò quasi un lustro prima che il nome di Giacomo Puccini ricomparve sui cartelloni delle stagioni operistiche con un nuovo titolo: il 21 aprile 1889 al Teatro alla Scala di Milano, infatti, fu rappresentato per la prima volta Edgar, il secondo melodramma del maestro.

Tra tutte le opere composte questa è forse quella che ricevette meno accoglienza di tutte, sia durante le prime rappresentazioni che negli anni dell’affermazione. Non è difficile comprendere perché quest’opera si esegua tuttora davvero di rado e perché ne esistano diverse versioni. La prima di queste, rappresentata alla Scala in quattro atti, fu accolta tiepidamente dal pubblico e giudicata insoddisfacente dalla critica. Quest’ultima, infatti, si sarebbe aspettata un risultato musicalmente più alto dopo il successo de Le Villi, e attribuì quasi tutti i demeriti al libretto di Fontana, in effetti poco riuscito. Per comprendere le ragioni dei lunghi tempi di composizione dell’opera, però, è necessario osservare attentamente la situazione della vita privata del giovane Puccini in seguito a Le Villi. Dopo la prima opera, l’editore Ricordi si preoccupò subito di tenersi stretta la coppia Fontana-Puccini, commissionando loro in anticipo il nuovo lavoro (Edgar) e facendo arrivare al musicista acconti considerevoli come incentivo per lavorare senza preoccupazioni. Nonostante le premure dell’editore milanese, il lavoro fu lento e difficile, in primis a causa di un fatto che stravolse la vita di Puccini: la morte della madre Albina, a lui strettamente legata. Per giunta negli anni seguenti ci fu la sua prima seria vicenda amorosa, che non mancò di provocare scandalo tra parenti e concittadini. Infatti la signora Elvira Bonturi, moglie del noto droghiere Narciso Gemignani e madre di due figli, rimase incinta di Giacomo. I due continuarono la loro relazione e si presero cura, oltre che del loro figlio Antonio, nato nel 1886, anche di Fosca, una dei due figli della donna. Insomma, nella sfera privata la situazione era parecchio movimentata, ed è in questo clima che si inserì la composizione di Edgar, un soggetto su cui probabilmente Puccini non riservava molto entusiasmo, ma sul quale era tenuto a lavorare. Come dicevamo prima, l’opera non guadagnò la gloria sperata, e gli acconti di Ricordi non furono ripagati. Immediatamente dopo le prime recite si rivelarono indispensabili dei ritocchi alla partitura: la pubblicazione della prima revisione risale a solo un anno dalla prima rappresentazione e presentava, insieme a diversi tagli, anche rilevanti aggiunte. A Lucca, nel 1891, questa versione ottenne un discreto successo, tuttavia sia il compositore che l’editore non si trovarono ancora pienamente convinti. Un anno dopo andò in scena a Madrid un’altra versione dell’opera, in tre atti, più concisa e scorrevole. Puccini, però, nuovamente insoddisfatto del suo lavoro, lo ritoccò ancora nel 1901 e nel 1905, nonostante fosse ormai già famoso in tutto il mondo grazie alle sue opere più celebri (Manon Lescaut, Bohème, Tosca e Madama Butterfly). L’insuccesso dell’ennesima versione del 1905 a Buenos Aires convinse l’autore ad abbandonare definitivamente la partitura.

Il soggetto di Edgar è tratto da un dramma del 1831 di Alfred De Musset, La coupe et les lèvres (La coppa e le labbra). L’ambientazione, che fa da sfondo a un’intricata vicenda amorosa, è quella delle Fiandre del 1302. In un villaggio, il giovane Edgar deve affrontare il dilemma generato dalla sua attrazione per due donne: Fidelia e Tigrana. La prima è pura e virtuosa, simbolo dell’amore sincero e fedele, mentre la seconda è diabolica e perversa, e rappresenta l’amore sensuale. Dopo numerose vicissitudini e inattesi colpi di scena, l’opera si conclude con l’assassinio di Fidelia da parte della rivale Tigrana, ormai disprezzata da tutti per le sue malefatte. Il librettista Fontana era particolarmente attratto dalla trama, e azzardò l’inserimento di questa peripezia d’amore in un contesto più ampio, rendendo il dramma amoroso un dramma d’azione, pullulante di scene di massa.1 Queste ultime, tuttavia, non sono sempre coerenti con la narrazione principale. L’esercito fiammingo che entra in scena a metà del secondo atto in battaglia contro i francesi, per esempio, fa scaturire improvvisamente nel protagonista il desiderio di riscattarsi dal male attraverso la gloria militare. Nell’intreccio, l’unico collegamento tra questa vicenda politica e la vicenda amorosa è rappresentato dalla figura di Frank (il fratello di Fidelia respinto da Tigrana), che nell’opera diviene capo dell’esercito, e passa dal duellare con Edgar, nell’atto precedente, a convincerlo ad arruolarsi e a combattere insieme. In linea generale le problematiche dell’opera sono da ritrovarsi nelle scelte di Fontana, tanto che lo stesso Giulio Ricordi aveva intuito che il libretto costituiva un ostacolo al compositore piuttosto che un’opportunità per creare musica. L’impiego di motivi musicali volti a formare un’unità nella trama si rivelò difficoltoso, perché la vera sfida, in questo caso, fu la gestione della stranissima e disomogenea versificazione offerta dallo scrittore milanese. Ciononostante alcuni brani, dal punto di vista prettamente musicale, sono degni di considerazione: nella prima parte dell’atto terzo, ad esempio, il preludio orchestrale e la musica che accompagna la scena del finto funerale di Edgar (Requiem aeternam) sono indubbiamente contraddistinti da un’alta qualità d’ispirazione e da una gestione da manuale delle sei voci del coro.
Dunque, per quanto l’attenzione rivolta a Le Villi non fosse nemmeno da paragonare a quella per Edgar, Puccini continuò a mantenersi attivo sulla scena musicale, accettando, per esempio, l’incarico di ridurre la partitura de I Maestri Cantori di Norimberga per renderla più accessibile al pubblico italiano, che proprio in quegli anni stava iniziando a dimostrare interesse per la musica wagneriana. In ogni caso, i grandi successi ottenuti intorno al 1890 dai colleghi (Mascagni con Cavalleria Rusticana, Leoncavallo con Pagliacci e Catalani con Loreley e La Wally) non fecero altro che alimentare l’invidia dell’ancora giovane Puccini, costretto a «lottare con la miseria»,2 almeno per il momento…
1 Per scena di massa si intende quel momento della vicenda in cui sono presenti grandi gruppi di persone, come ad esempio un esercito o un qualsiasi tipo di assemblea (solitamente interpretati da un coro). Non è raro trovare scene di questo tipo nei melodrammi a sfondo politico
2 Dai carteggi pucciniani: «Sono stufo di lottare con la miseria, sempre!… Stanotte ho lavorato fino alle tre, e dopo ho cenato con un mazzo di cipolle» (aprile 1890)
Bibliografia:
- Puccini, V. Bernardoni; Il Saggiatore
- Giacomo Puccini, L’arte internazionale di un musicista italiano, M. Girardi; Marsilio
- Grandi operisti italiani, sezione su Giacomo Puccini a cura di G. Marchesi; Periodici San Paolo s.r.l.



