Indice
Una divertente caricatura musicale:
Virtuoso pianista, organista e compositore, Camille Saint-Saëns (1835-1921) fu uno dei protagonisti del secondo Romanticismo francese. La sua opera oggi più conosciuta, però, è per ironia della sorte una fantasia1 caricaturale proprio del mondo e degli stilemi romantici: Le carnaval des animaux. La partitura di questa suite2 nacque nel febbraio del 1886 in Austria, dove il compositore francese si fermò a riposare in seguito a una tournée a Praga e a Vienna. Pensata per le celebrazioni del carnevale di quell’anno, la fantasia fu eseguita privatamente il successivo 9 marzo (martedì grasso) a Parigi, in casa del violoncellista Charles Lebouc. Si tratta di una composizione dal carattere umoristico e satirico, in cui ad essere presi di mira sono principalmente i critici musicali dell’epoca, paragonati ad asini e a fossili antiquati. Oltre a citazioni musicali caricaturali di compositori romantici, come Berlioz e Mendelssohn, e antiromantici, come Offenbach e Rossini, sono presenti qua e là nella partitura numerose allusioni maliziose ed umoristiche. Saint-Saëns, però, proibì subito la pubblicazione del Carnevale degli animali, fatta eccezione per Il cigno (il penultimo brano del ciclo), che apparve nel 1887 in un’edizione riveduta dal compositore per violoncello e un solo pianoforte. In questo modo l’opera fu tenuta nascosta al pubblico per ben trentasei anni, fino al 1922, quando, subito dopo la morte del musicista, fu eseguita pubblicamente e fu data alle stampe dall’editore Durand, come da indicazione dell’autore stesso. Le motivazioni del veto imposto dal compositore si devono ricercare nella natura caricaturale e satirica della partitura: Saint-Saëns, infatti, temeva che l’esecuzione pubblica del Carnevale avrebbe potuto compromettere la sua immagine di compositore “serio”, sulla quale aveva costruito la sua carriera.

Un organico particolare:
L’organico del Carnevale è alquanto inconsueto per i canoni romantici dell’epoca e si avvicina quasi di più alle caratteristiche timbriche dei complessi strumentali novecenteschi. Esso è costituito da due pianoforti, due violini, viola, violoncello, contrabbasso, flauto (e ottavino),3 clarinetto, xilofono e “harmonica” (queste le indicazioni presenti nel manoscritto autografo e nella prima edizione), strumento che rappresenta da allora un enigma irrisolto. Nonostante l’ipotesi più accreditata sia che l’indicazione di Saint-Saëns si riferisse ad una glassarmonica,4 nella maggior parte delle esecuzioni del Carnevale questo strumento viene sostituito da alternative come la celesta5 o il glockenspiel,6 sicuramente più comune all’interno degli organici orchestrali. L’ambigua dicitura “harmonica”, però, potrebbe effettivamente riferirsi alla celesta, in quanto questo strumento, brevettato proprio nel 1886 da Victor Mustel, portava dapprima il nome di harmonica, sostituito però ben presto dal termine typophone. L’utilizzo della celesta per la parte della “harmonica”, inoltre, ha una lunga tradizione esecutiva: già in uno dei concerti privati immediatamente successivi alla composizione del brano, infatti, è documentata la presenza di un typophone. L’utilizzo della glassarmonica, invece, sarebbe giustificato dal peculiare “effetto acquatico” prodotto dallo strumento, particolarmente efficace per la realizzazione del brano del Carnevale in cui è impiegata, cioè L’acquario. Anche altri compositori, inoltre, si riferivano alla glassarmonica con il termine “harmonica”, come il compatriota Charles Gounod, sulla cui esigenza di sperimentare nuovi timbri Saint-Saëns scrisse perfino un articolo nel 1897, in La Revue de Paris. Per ultimo, anche l’impiego del glockenspiel non sarebbe del tutto infondato. Nel Grande trattato di strumentazione e d’orchestrazione di Hector Berlioz, infatti, viene segnalata la presenza della harmonica à clavier: uno strumento del tutto simile al glockenspiel, in cui le lamelle, anziché in metallo, sono costruite in vetro. La questione, quindi, resta sostanzialmente aperta, anche se nella maggior parte delle produzioni si tende a realizzare la parte della “harmonica” con il glockenspiel.

Analisi de Il Carnevale degli animali:
Anche conosciuto con il nome di Grande fantasia zoologica — perfino nel titolo risiede un velo di ironia, in quanto in realtà si tratta di un lavoro relativamente piccolo — Il Carnevale degli animali consiste in quattordici brevi pezzi raffiguranti animali o personaggi particolari. La natura ironica del brano è riconoscibile fin da subito. Anche ai primissimi ascoltatori, nel 1886, era ben chiaro che si trattasse di un’opera di spiritoso e raffinato ingegno intellettuale, prima ancora che musicale. Basti pensare che Saint-Saëns e Louis Diémer, i due pianisti che eseguirono per la prima volta il Carnevale, indossarono entrambi per l’occasione delle maschere zoomorfe, come se l’umorismo della partitura non fosse già sufficiente a far divertire i presenti.
- Introduzione e Marcia reale del leone:
Dopo una breve introduzione in tempo di Andante maestoso, dal cui nome si può già intuire il carattere dell’intero primo brano, i due pianoforti scandiscono, tramite l’uso di accordi ribattuti,7 un ritmo solenne di marcia che annuncia l’ingresso trionfale di un sovrano: il re della savana. Il fiero portamento del leone viene reso tramite una semplice melodia esposta dapprima dagli archi8 e caratterizzata da un’omoritmia9 netta, ottenuta grazie ad un’articolazione staccata.10 La breve melodia si interrompe ogni volta su una lunga nota tenuta che simboleggia le fermate compiute dal nobile animale per mettersi in mostra. Tra un intervento e l’altro, inoltre, i pianoforti non perdono l’occasione per ribadire la natura sontuosa dell’evento tramite ribattuti che ricordano gli squilli di tromba. A rendere l’atmosfera ancora più intensa ci pensano i ruggiti del felino, simulati dalle scale cromatiche11 ascendenti e discendenti del pianoforte e degli archi gravi.

2. Galli e galline:
In questo brano, Saint-Saëns descrive accuratamente lo starnazzare e il chiocciare di galli e galline. I pianoforti, insieme ai violini, alla viola e al clarinetto, imitano i goffi animali tramite particolari effetti sonori ottenuti con note ribattute e acciaccature,12 a cui si aggiungono trilli13 e scalette cromatiche ascendenti — queste ultime da eseguirsi in glissando.14 Il carattere leggero e saltellante che rimanda agli animali del pollaio è ottenuto grazie all’uso dello staccato, mentre il verso distintivo viene emulato da salti ascendenti di quinta e di sesta.15
3. Emioni:
In un Presto furioso viene raffigurato il galoppo degli asini selvatici delle steppe asiatiche. I due pianoforti eseguono scale e arpeggi rapidissimi all’unisono16 e a distanza di ottava.15 La difficoltà tecnica di questo pezzo si pone come critica ironica dei virtuosismi inutili che troppo spesso venivano affidati dai compositori al pianoforte.
4. Tartarughe:
Su un accompagnamento in terzine17 del pianoforte, una lenta melodia in suddivisione binaria descrive l’incedere stentato delle tartarughe: grazie a questa costruzione ritmica, si ottiene un effetto che rende l’andamento musicale alquanto goffo. Ad accentuare maggiormente l’ironia di questo brano è la melodia principale. Quest’ultima, tratta dal celeberrimo Can Can di Jacques Offenbach, viene rallentata in maniera grottesca, fino a farla diventare quasi irriconoscibile. Saint-Saëns, infatti, citò dall’opera Orphée aux enfers (Orfeo all’inferno), del compositore franco-tedesco, le melodie “La, La, la, la, la, partons, marchons” e “Ce bal est original, d’un galop infernal”.

A particolarizzare ulteriormente la partitura sono una serie di dissonanze18 alquanto aspre che appaiono verso la fine del brano.
5. L’Elefante:
A calarsi nel ruolo dell’elefante è il contrabbasso che, accompagnato dal pianoforte, si esibisce in un esilarante valzer in tempo di Allegretto pomposo. L’animale terrestre più grande del mondo viene quindi paragonato allo strumento più grosso e ingombrante dell’orchestra.
Anche in questo brano Saint-Saëns riprende motivi19 tratti da altre composizioni: dapprima la melodia della Danse des sylphes (dalla Damnation de Faust) di Hector Berlioz, e poi un piccolo frammento del tema dello Scherzo del Sogno d’una notte di mezza estate di Felix Mendelssohn. Anche questa è una chiara scelta ironica: alla pesantezza dell’elefante viene contrapposta in maniera ossimorica la leggerezza della danza delle silfidi, graziose creature mitologiche, e delle fate e dei folletti del magico mondo della commedia shakespeariana.


6. Canguri:
Sono i due pianoforti a portare sulla scena i curiosi animali australiani. I balzi dei canguri vengono emulati da accordi staccati e saltellanti, caratterizzati da acciaccature ed enfatizzati da accelerazioni e rallentamenti, i quali seguono l’andamento dinamico20 dei crescendo e diminuendo.
7. Acquario:
I sinuosi movimenti di pesci e pesciolini nell’acqua vengono descritti da morbidi e fluidi arpeggi del pianoforte, su cui emerge una delicata melodia affidata al flauto, agli archi e alla glassarmonica. Gli interventi di quest’ultima si presentano sempre in contrattempo,21 accentuando ancora maggiormente l’impressione di un fluido che si muove in maniera irregolare. Per dare l’idea di un’atmosfera impalpabile, inoltre, Saint-Saëns prescrive agli archi di suonare con sourdine22 e ai pianoforti con una corda.23
Ad interrompere lo stato di quiete è il tintinnio dei pianoforti che, in una progressione24 discendente, sembrano richiamare leggere gocce di pioggia. La glassarmonica, invece, emula le bollicine di aria che riemergono in superficie tramite rapidi glissandi ascendenti. Nel finale, una progressione cromatica discendente dei pianoforti fa inabissare il misterioso mondo subacqueo dell’AQVARIVM (questo è il titolo originale che Saint-Saëns annotò sul manoscritto).

8. Personaggi dalle lunghe orecchie:
I due violini si alternano, tramite l’esecuzione di una nota particolarmente acuta seguita da note gravi, nell’imitazione del raglio dell’asino. Dal titolo, però, si può ben dedurre che l’allusione intesa dal compositore parigino sia più lata. I “personaggi dalle lunghe orecchie”, infatti, sarebbero i critici musicali dell’epoca, spesso considerati saccenti e ignoranti. Musicalmente il brano è molto corto (sole ventisei battute)25 e come indicazione agogica26 presenta un curioso Tempo ad libitum.
9. Il cuculo nel profondo del bosco:
In dinamica pianissimo i due pianoforti evocano, tramite accordi legati,27 un fitto bosco, da cui emerge solamente il canto del cuculo. Quest’ultimo, imitato dal clarinetto, compare durante il brano per ben venti volte in maniera identica e viene solo leggermente variato in durata nella ventunesima e ultima ripetizione. Per dare maggiormente l’idea di un uccello nascosto tra la folta vegetazione, il clarinetto deve suonare dans la coulisse, ossia dietro le quinte. Il bosco e il canto del cuculo, infine, scompaiono sempre più all’orizzonte, con una dinamica in diminuendo che arriva ad un pianissimissimo.
10. Voliera:
Il clima cambia rapidamente: al flauto è affidata una melodia leggera e velocissima che ben descrive l’atmosfera aerea all’interno della voliera. Anche l’indicazione agogica, Moderato grazioso, suggerisce il carattere etereo del brano.
Al delicato tappeto sonoro prodotto dai tremoli28 e dai pizzicati29 degli archi si aggiungono i ribattuti in contrattempo dei pianoforti. Le veloci scale ascendenti, i trilli e le acciaccature di questi ultimi, inoltre, descrivono i cinguettii e i convulsi battiti d’ali di diversi uccelli. Sul finale, gli archi suonano sul ponticello30 e l’atmosfera si fa sempre più frenetica.
11. Pianisti
Ironicamente, Saint-Saëns inserisce nella sua fantasia zoologica anche i pianisti, parodiati per il lungo dispendio di tempo che essi impiegano in noiosi esercizi tecnici e per questo paragonati a somari. Il brano, per l’appunto, consiste in ripetitivi passaggi tecnici in più tonalità31 e i due esecutori, secondo le indicazioni in partitura, “devono imitare il modo di suonare di un principiante e la sua goffaggine”. Spesso, quindi, i due musicisti vanno appositamente fuori tempo, senza andare insieme tra di loro e facendo vistosi errori, oltre a rallentare nei passaggi complicati e ad accelerare in quelli semplici.
12. Fossili:
Ancora una volta il compositore d’oltralpe dedica un brano ai critici musicali. In un Allegro ridicolo, questi ultimi vengono paragonati a scheletri che danzano su tombe di un cimitero. La citazione auto-ironica è quella del suo poema sinfonico32 Danse macabre e, proprio come in quella composizione, è lo xilofono a fare da protagonista, richiamando il sordo suono prodotto dalle ossa degli scheletri. In questo senso, i critici musicali vengono scherniti per la loro mentalità antiquata e misoneista, incapace di apprezzare e capire l’evoluzione della musica.
Nel brano, inoltre, troviamo una serie di melodie ben note, tratte da canzoni popolari e non solo, che lo rendono un vero e proprio pot-pourri musicale. Sono proprio questi brevi motivi a rappresentare i “fossili” musicali del tempo di Saint-Saëns: melodie vecchie, ma ancora vive e conosciute da tutti. Troviamo, in ordine di apparizione, i temi delle canzoni “J’ai du bon tabac”, “Ah! vous dirai-je maman”, “Au clair de la lune” e “Partant pour la Syrie”, quest’ultima collegata alla citazione della cavatina di Rosina del Barbiere di Siviglia di Rossini.

13. Il Cigno:
In un Andantino grazioso, sugli arpeggi dei due pianoforti, si staglia una dolce melodia del violoncello: è l’incedere altero ed elegante del cigno sull’acqua increspata. Il Cigno è sicuramente il brano più famoso dell’intero ciclo e fu anche l’unico di cui Saint-Saëns approvò la pubblicazione durante la sua vita.
Su queste note il coreografo Michel Fokine realizzò un assolo, oggi noto come La morte del cigno, per la ballerina Anna Pavlova, che lo eseguì in pubblico migliaia di volte (circa quattromila), facendo accrescendo maggiormente la notorietà della musica. Nel 1921, tuttavia, il compositore stesso, in una lettera all’editore Jacques Durand, si espresse così in merito al pezzo di danza e all’interpretazione della sua composizione: «si continua a danzare, con grande successo la Morte del Cigno, ma io ho sempre pensato a un Cigno ben vivo, le ali socchiuse, che nuota pacificamente in un lago… ma le ballerine hanno deciso altrimenti».

14. Finale:
Si tratta di una parata festosa che chiude la fantasia e in cui sfilano tutti gli animali e i personaggi. Dopo una breve introduzione, ripresa da quella iniziale, il clarinetto e l’ottavino propongono una gioiosa e brillante melodia, accompagnata dai due pianoforti tramite accordi alternati tra le due mani e dai pizzicati del contrabbasso e gli staccati del violoncello. Intrecciati con questa incalzante melodia di galop33 spuntano nuovamente alcuni dei temi già ascoltati nei brani precedenti: sono gli emioni, i galli e le galline, i canguri e i personaggi dalle lunghe orecchie che ricompaiono tutti insieme. È una grande festa, è il carnevale degli animali!
Fu quella stessa ironia con cui giocò Saint-Saëns a volere che Il Carnevale degli animali, di cui egli stesso proibì l’esecuzione e la pubblicazione, diventasse beffardamente la sua opera più celebre. Nella speranza di avervi strappato un sorriso e di aver acceso in voi curiosità, vi invitiamo come sempre ad ascoltare per intero questa singolare composizione!
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1 Con il termine fantasia si indica un genere, solitamente strumentale, che ha per elementi distintivi la libertà e l’assenza di qualsiasi tipo di schema prefissato. La struttura e le caratteristiche della composizione, dunque, dipenderanno dalla fantasia, per l’appunto, del suo autore. Questo genere ha origini che risalgono ai primi anni del Cinquecento
2 Con il termine suite, letteralmente “serie”, si fa riferimento ad un componimento che consiste in un ciclo di brani più brevi. Durante il Seicento e il Settecento, la suite era composta esclusivamente da una successione codificata di danze strumentali
3 L’ottavino è uno strumento simile al flauto traverso, ma di piccole dimensioni. La sua estensione corrisponde esattamente a quella del flauto, ma traslata all’ottava superiore. In orchestra è lo strumento con il registro più acuto
4 La glassarmonica, anche detta armonica a bicchieri, è un particolare strumento costituito da una serie di coppe di vetro disposte in maniera concentrica su un’asta orizzontale. Il suono viene prodotto tramite lo sfregamento delle mani a contatto con la superficie vitrea (rigorosamente inumidita con acqua) dello strumento
5 La celesta è uno strumento a tastiera che produce il suono tramite lamelle di metallo percosse da martelletti
6 Il glockenspiel è uno strumento a percussione simile allo xilofono, ma che, a differenza di quest’ultimo, produce il suono tramite lamelle di metallo, invece che di legno, percosse da bacchette
7 Con il termine ribattuto si fa riferimento ad una tecnica che prevede la rapida ripetizione di una stessa nota o accordo
8 Famiglia di strumenti in cui il suono viene ricavato grazie allo sfregamento di corde. Questo si ottiene grazie a dei crini di cavallo tesi tra gli estremi di un arco in legno. Ne fanno parte violini, viole, violoncelli e contrabbassi
9 L’omoritmia si verifica quando due o più linee melodiche diverse si muovono con gli stessi valori ritmici e di durata
10 Con il termine staccato, in musica, si intende una tipologia di articolazione nella produzione dei suoni. Generalmente si ottiene separando i suoni con delle brevissime pause tra di essi e viene indicato in partitura con dei piccoli punti posti sopra la nota
11 Con scala cromatica si intende un particolare tipo di scala costituita da dodici semitoni disposti in ordine ascendente o discendente
12 Con il termine acciaccatura si indica, in musica, un abbellimento che consiste nell’esecuzione particolarmente rapida di una nota posta come ornamento di un’altra, conseguente
13 Con il termine trillo si indica, in musica, un tipo di abbellimento che consiste nella ripetizione alternata di due note a distanza di grado congiunto
14 Dal francese glisser, “sdrucciolare”, con il termine glissando si intende quel particolare effetto sonoro che si ottiene facendo per l’appunto sdrucciolare, scivolare le dita sulla tastiera (di un pianoforte o di uno strumento a corda) senza articolare e distinguere le altezze definite delle note
15 Con il termine intervallo, in musica, si intende la distanza tra due note musicali. Gli intervalli possono essere di vari tipi (maggiori, minori, giusti, eccedenti, diminuiti ecc.) e, a seconda della distanza che intercorre tra le due note, prendono il nome di seconde, terze, quarte, quinte e via dicendo. La distanza tra un Do e un La, per esempio, è di sesta (DO, Re, Mi, Fa, Sol, LA)
16 Rapporto di uguaglianza in riferimento all’altezza di due o più suoni, seppur di timbro diverso (quindi suonati anche da strumenti differenti). Ad esempio un La a 440 Hz suonato insieme ad un altro La alla stessa frequenza consiste in un unisono
17 Figura ritmica formata da un gruppo di tre note di valore eguale tra loro
18 Con il termine dissonanza si intende, con particolare riferimento al sistema tonale, il risultato sonoro prodotto da due o più altezze emesse contemporaneamente, di cui almeno una estranea all’armonia
19 Con il termine tema si indica una frase musicale, ovvero una melodia. Spesso è utilizzato anche il termine motivo con significato simile
20 Per dinamica si intende, in musica, il valore che riguarda l’intensità di un suono. Nella notazione musicale la dinamica si indica con simboli in lettere. Dall’intensità meno forte alla più forte si hanno quindi, generalmente, pianissimo (pp), piano (p), mezzopiano (mp), mezzoforte (mf), forte (f) e fortissimo (ff)
21 Il contrattempo, in musica, è un effetto ritmico dato dall’emissione di suoni durante i tempi deboli della battuta, alternati a delle pause su quelli forti
22 La sordina è un particolare accessorio applicabile sugli strumenti musicali con lo scopo di attutirne il suono e modificarne il timbro. Ne esistono di vari tipi a seconda dello strumento e del tipo di suono che si vuole ottenere. Per gli strumenti ad arco, la sordina consiste in una piccola morsa (solitamente di gomma ma anche di altri materiali come legno o cuoio) applicata al ponticello
23 Con il termine una corda si fa riferimento ad un particolare effetto timbrico ottenibile nei pianoforti grazie all’azionamento del pedale omonimo. Quest’ultimo permette, nei pianoforti a coda, di spostare leggermente la meccanica verso destra, facendo sì che i martelletti colpiscano solo due delle tre corde presenti per ogni nota (nella sezione medio-acuta). Il risultato è un effetto timbrico e sonoro che solitamente viene utilizzato in relazione a contesti dinamici di piano o pianissimo
24 Con il termine progressione si intende, in musica, la ripetizione di una stessa melodia o di uno stesso procedimento armonico fatti partire ogni volta da una nota diversa
25 Nella notazione musicale, la battuta (o misura) è la suddivisione dei valori di durata di note e pause sul rigo musicale
26 L’indicazione agogica è un’indicazione di andamento musicale. In generale indica le piccole variazioni di tempo che emergono durante il discorso musicale e che dipendono dall’espressività e dall’interpretazione dell’esecutore
27 Il legato, in musica, si pone come esatto contrario dell’articolazione dello staccato. I suoni, infatti, vengono prodotti senza alcuna interruzione tra di essi. Per indicare all’esecutore che una melodia si debba eseguire legando i suoni tra di loro, si utilizza il segno di legatura (una specie di linea arcuata che collega una nota a una delle successive)
28 Con il termine tremolo si indica, in musica, un tipo di effetto che consiste nella rapida ripetizione di una o più note
29 Modalità di produzione del suono propria degli strumenti a corda: essa viene, per l’appunto, pizzicata con un dito della mano
30 Particolare effetto sonoro producibile sugli strumenti ad arco che consiste nello sfregamento dei crini sulla corda in una posizione diversa da quella ordinaria: anziché tra la fine della tastiera e il ponticello, i crini si troveranno infatti proprio a ridosso di quest’ultimo. La corda, in questo modo, non vibrerà nel modo migliore e il suono ottenuto sarà molto aspro
31 La tonalità in musica è un sistema codificato che si basa sui rapporti interni tra le note di una scala, nella quale ogni nota ha un’importanza diversa rispetto alle altre. Esistono dodici tonalità maggiori e dodici minori e tra di esse intercorre un rapporto di vicinanza o lontananza
32 Con il termine poema sinfonico si intende un tipo di composizione per orchestra sinfonica che, come caratteristica principale, trae origine da un argomento letterario o comunque extramusicale. Si sviluppa principalmente nella seconda metà del XIX secolo
33 Particolare tipo di danza assai rapida e dal carattere impetuoso, in tempo binario. Diffusasi in modo particolare in Francia e Inghilterra durante il XIX secolo, è spesso associata ai momenti conclusivi dei balli
Bibliografia:
- Camille Saint-Saëns, Il Re degli spiriti musicali, G. Clericetti; Zecchini editore
- Camille Saint-Saëns and his world, J. Pasler; Princeton University Press




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