La Decima Sinfonia

Il Natale e la musica

Più i giorni passano e più si respira per le strade delle nostre città uno spirito natalizio, gli addobbi compaiono nelle case e nelle piazze, gli alberi vengono allestiti e le luci riaccese. Cogliamo l’occasione per raccontarvi di una forma musicale tipica di questo periodo dell’anno, che negli ultimi tempi è stata forse in parte dimenticata: l’Oratorio di Natale.

L’Oratorio è un genere musicale al quale i compositori si sono confrontati durante tutta la storia a partire dal XVII secolo, sia in ambito sacro sia profano, consistente in una rappresentazione di tipo concertistico, né liturgico né teatrale, che prevede l’utilizzo di cantanti solisti, coro e orchestra, ma senza scenografie o costumi. In particolar modo l’Oratorio di Natale è pensato appositamente per il periodo delle feriae natalizie, di cui espone le vicende storico-religiose. Il nostro excursus non potrebbe non partire da Johann Sebastian Bach, gigante tra i musicisti di ogni periodo ed epoca. Correva l’anno 1734 quando il compositore tedesco scrisse quello che è senza dubbio il più importante tra i suoi tre Oratorii, il Weihnachts-Oratorium, appunto Oratorio di Natale.¹ Considerabile come una cantata unica ² in sei parti³, è un ciclo unitario che ripercorre gli avvenimenti dalla nascita di Gesù all’adorazione dei Magi, trattando del giorno di Natale, di Santo Stefano, di San Giovanni, della festa del Nuovo Anno, della domenica successiva e per ultimo dell’Epifania.⁴ È interessante notare che ai tempi di Bach l’esecuzione dell’opera avvenne in momenti e luoghi diversi, divisa nelle sue sei parti, tra loro musicalmente indipendenti, e tra le due chiese principali della città di Lipsia: quella di S.Tommaso, dove il compositore era Kantor,⁵ e quella di S. Nicola. Nonostante ciò Bach, con il termine “Oratorio”, ha voluto sottolineare l’interdipendenza e le connessioni tra le varie parti, di cui tra le più evidenti lo schema armonico delle tonalità scelte (Re-Sol-Re-Fa-La-Re)⁶ e la ricorrenza di due inni da chiesa (le melodie Herzlich tut mich verlangen, base sia del primo corale sia di quello conclusivo, e Vom Himmel Hoch, da komm ich her, che appare per tre volte nella prima metà dell’opera). Gli episodi delle prime quattro sezioni sono tratti dal Vangelo di San Luca, mentre per le ultime due viene utilizzato quello di San Matteo: le vicende, infatti, vengono raccontate da un tenore nei panni dell’Evangelista tramite recitativo secco,⁷ inoltre troviamo quattro voci soliste, coro e orchestra. L’atmosfera gioiosa accompagna tutte le sezioni, esempio ne è proprio l’inizio festoso, con l’ampio corale Jauchzet, frohlocket, auf, preiset die Tage (Esultate, gioite, su, celebrate questo giorno), reso ancora più sontuoso dagli squilli delle trombe e dai ribattuti dei timpani.

Frammento de Angeli cantori e musicanti di Jan van Eyck
Frammento de Angeli cantori e musicanti di Jan van Eyck

Bach, oggi considerato uno tra i più grandi musicisti di sempre, dopo la sua morte fu sostanzialmente dimenticato e con lui tutte le sue composizioni. Stessa sorte toccò anche al suo Oratorio, che venne riscoperto relativamente tardi: è con il figlio Carl Philipp Emanuel che la partitura autografa entrò in possesso della Berliner Singakademie, che la aggiunse nel 1847 al suo repertorio, riproponendo l’esecuzione a più di un secolo dalla prima. Solo una decina di anni più tardi, nel 1858, vide la luce a Parigi l’Oratorio de Noël di Camille Saint-Saëns, eseguito sotto la sua direzione alla vigilia di Natale nella chiesa della Madeleine, dove era organista. Il compositore francese decise di aprire l’opera con un preludio orchestrale in 12/8 e in sol maggiore, medesima indicazione metrica e tonalità della seconda parte del sopra citato Weihnachts-Oratorium, aggiungendo inoltre al titolo del preludio la dicitura “nello stile di Bach”. In seguito a questo primo numero troviamo nove movimenti vocali. Sono infatti presenti cinque solisti e il coro, accompagnati da una piccola orchestra d’archi, insieme a un’arpa e all’organo, che ha un ruolo di spicco in tutta l’opera, con anche diversi passi solistici. Nonostante il titolo dell’Oratorio, i testi sono in latino, tratti dall’Antico Testamento (Salmi, Geremia e Isaia) e dal Nuovo (Vangeli di Luca e Giovanni), con versetti afferenti all’Ufficio della festa di Natale e della Messa di mezzanotte. Si tratta di una scelta che permette di conferire alle sue strofe una sonorità musicale caratteristica, che non avrebbe se la lingua fosse il francese; la strofa in latino infatti presenta un carattere ritmico ed è allo stesso tempo adatta alla melodia cantabile. Il tutto è avvolto in un’atmosfera meditativa e lirico-contemplativa, meno descrittiva e discorsiva rispetto all’Oratorio del compositore luterano, ma comunque con melodie gioiose. Interessante è l’alternanza di carattere che emerge tra i numeri cinque, sei e sette: tra le espansioni intime e religiose espresse nel Benedictus (V) e nel Tecum principium (VII) spicca il senso di lirismo sociale e di vigorosità del coro misto del Quare fremuerunt gentes (VI).

I due temi principali, rispettivamente del Benedictus  e del Tecum principium

L’autore che per eccellenza affidò la sua notorietà musicale alla composizione di Oratori sacri fu però l’italiano Lorenzo Perosi, sacerdote e maestro di cappella prima presso S. Marco a Venezia dal 1894 e poi dal 1898 alla Cappella Sistina, sostenuto dall’ammirazione dei pontefici Leone XIII e Pio X. Nei suoi primi Oratorii, la rappresentazione del soggetto sacro viene risolta tramite un flusso continuo di aperta cantabilità e con un’orchestra ricca di risonanze wagneriane. Siamo ormai distanti dal gusto barocco di Bach, di cui non si trova più traccia, e l’arte è, per un principio verista, spontanea, istintiva e semplice, senza complicazioni intellettualistiche. Tra questi troviamo Il Natale del Redentore del 1899, Oratorio diviso in due parti, L’Annunciazione e Il Natale, in cui le vicende vengono raccontate da un baritono nel ruolo di Storico, simile all’Evangelista di Bach, mentre l’Angelo Gabriele e Maria discorrono inframezzati dalle parti corali. Senza preludio orchestrale, la prima parte dell’opera viene aperta dal coro, che inizia religiosamente con la formula In nomine Jesu Christi, Amen, invocazione che pone l’opera sotto la protezione di Dio. L’Angelo Gabriele annuncia alla Vergine che concepirà un figlio per mezzo dello Spirito Santo: qui il testo è quello dell’Ave Maria, ripetuto poi anche dal coro, che alla notizia irrompe con un canto di gioia e poi in un Magnificat, nel quale intervengono anche i quattro solisti. La seconda e ultima parte, invece, si apre con un trio di corni, che espone uno dei suoi due temi principali. Si racconta poi, dopo il coro Jucundare, filia sion, il viaggio di Giuseppe e Maria verso Betlemme, giungendo poi all’apex di tutta l’opera: la proclamazione della nascita del Bambino Gesù. Qui un corno inglese suona il motivo doloroso della Passione, che fa anche da preludio alla parte terza di un altro Oratorio di Perosi: la Passione di Cristo secondo S. Marco.

Tema della Passione di Cristo

L’opera si conclude con la terza ripetizione dello Jucundare, seguito dal motivo pastorale dei corni e infine dalla linea ascendente di arpe e violini, che accompagna un ultimo mormorio del coro: “gloria”.

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¹ Bach fu anche autore dell’Oster-Oratorium (di Pasqua) e del Himmelfahrts-Oratorium (dell’ascensione)

² La Cantata è un genere musicale le cui origini risalgono all’inizio del XVII secolo, popolarissimo soprattutto durante il XVIII secolo. Può essere sia sacra sia profana, ma di essa non si ha una definizione precisa: perfino lo stesso J. S. Bach utilizza di rado il termine esplicitamente nel titolo delle sue composizioni, preferendo espressioni come Kirchenmusik (let. musica da chiesa). Oggi per cantata sacra intendiamo una composizione che utilizzi testi tratti da salmi, versetti biblici e parafrasi di essi. Per quanto riguarda l’aspetto musicale, si incorporano elementi di tutti i generi: arie, recitativi, cori polifonici e fugati, accompagnati da svariati organici strumentali

³ Non sarebbe quindi, come spesso si dice, una composizione suddivisa in sei cantate, infatti Bach specifica la suddivisione in: pars prima, secunda eccetera…

⁴ Rispettivamente 25, 26, 27 dicembre (1734) e 1, 2 e 6 gennaio (1735)

⁵ Per Kantor si intende, nella chiesa luterana, il direttore del coro e in generale delle esecuzioni musicali, in origine anche compositore di cappella

⁶ Il centro tonale è re maggiore ed è anche confermato dalla partecipazione obbligata delle trombe, mentre l’uso della tonalità di fa maggiore nella pars quarta è dovuta all’impiego dei due corni

⁷ Il recitativo è uno stile di canto più vicino alla lingua parlata che non alla cantabilità di una melodia tipica dell’aria. Il recitativo secco, originariamente detto semplice, è strutturato con una voce solista che recita cantando, per l’appunto, e una sola parte di basso continuo (in questo caso Bach indica strumenti come il fagotto, violoncello o organo) in funzione di accompagnamento

Bibliografia:

  • Das Neue Bach-Lexikon, Siegbert Rampe; Laaber
  • Guida alla musica sacra, C. Bolzan; Zecchini Editore
  • Il mondo delle cantate di Bach, C. Wolff; EDT srl
  • Il Natale del Redentore, programma di sala, 18 aprile 1953, Tortona
  • La nascita del Novecento, G. Salvetti; EDT srl
  • L’età di Bach e di Haendel, A. Basso; EDT srl
  • Les grandes formes de la musique, E. Baumann; Ollendorff
  • The Oxford Dictionary of Musical Terms, A. Latham; Oxford University Press

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