La Decima Sinfonia

La danza: quando corpo e musica si incontrano

È nata prima la musica o la danza? Qual è l’interazione tra queste due forme d’arte così antiche? Queste ed altre considerazioni saranno protagoniste del seguente articolo, nel quale saranno presenti anche degli estratti dalla nostra intervista esclusiva alla grande ballerina Alessandra Ferri, che potete trovare per intero qui.

La danza fu probabilmente la prima forma d’espressione artistica nella storia della specie umana, nata forse ancor prima della comparsa del linguaggio. Originariamente questa veniva impiegata già dal 10.000 a.C. per la celebrazione di riti sacri nelle civiltà primitive e, successivamente, oltre allo scopo religioso, si iniziò a danzare anche per fini bellici e amorosi. È poi dalle società antiche più evolute, come quella egizia, greca e romana, che sono giunte sino ai nostri giorni numerose fonti riguardanti l’uso della danza per diversi contesti della quotidianità. Ad esempio, la pantomima1 diventò una delle forme più in voga durante l’età augustea (tra il I sec. a.C e il I sec. d.C.), per poi subire un brusco calo nel Medioevo, insieme a tutte le altre tipologie, a causa dell’azione repressiva della Chiesa. Quest’ultima considerava la danza e tutti i tipi di spettacolo immorali, ma non riuscì a contrastare gli interessi del popolo, che fino al XVI secolo continuò a praticarla. Fu sempre nell’età di mezzo che nacquero danze di guerra come la Moresca e il Mattaccino2 e che iniziarono ad emergere i primi maestri di ballo, fornendo per la prima volta uno schema preciso alla disciplina. Con la comparsa dei primi trattati, essa iniziò lentamente a diventare da arte d’improvvisazione ad arte codificata. Esempio ne è il De arte saltandi et choreas ducendi del 1416 di Domenichino da Piacenza, nel quale sono poste già le prime basi per ciò che poi diventerà il balletto. Una distinzione interessante che Domenichino si preoccupa di sottolineare nel suo trattato è quella tra “bassa danza” e ballo. La prima, che verrà poi chiamata dai francesi “terre-à-terre”, consiste nel non staccare mai i piedi dal pavimento e ha carattere nobile; la seconda è invece più libera e dinamica. In particolare, in Francia, la prima tipologia rimase in voga fino alla metà del ‘500, per poi venire sostituita dalla Pavane e dalla Courante, entrambe molto probabilmente di origine italiana.3 Lo stesso vale per il balletto come lo conosciamo oggi, che dall’Italia passò al paese d’oltralpe, acquisendo un successo clamoroso nel Grand-Opéra.4

Fin dall’antichità più remota, la danza è stata accompagnata da musiche o ritmi il cui scopo era quello di regolare i gesti e gli atteggiamenti. Presso i Greci, per esempio, le rappresentazioni teatrali univano contemporaneamente parola, musica e movimento, tuttavia l’accompagnamento musicale non è da considerarsi rigorosamente indispensabile. Una caratteristica della danza, forse la più affascinante, è proprio quella di poter sussistere anche senza la musica. Per la ballerina Alessandra Ferri è il fondersi con la musica a dar vita all’emozione necessaria per interpretare e per ballare, ma al contempo afferma: «la danza stessa crea una musica, che magari non è udibile, ma che in qualche modo ci viene trasmessa attraverso delle corde diverse, delle sensazioni differenti, che però portano allo stesso sentimento». Dal punto di vista storico, musica e danza hanno sempre avuto un rapporto molto stretto. I compositori, spesso, si sono ispirati a movimenti di danza per brani di musica strumentale, ricavando da essi il carattere musicale. Si pensi alle famose Ballate di Fryderyk Chopin, alle sue Mazurke e ai Valzer, oppure alle Suite e alle Partite di Johann Sebastian Bach, dove ogni movimento, escluso il preludio, reca il titolo di una danza: allemanda, corrente, sarabanda, gavotta, minuetto, bourrée, giga. Come disciplina artistica, invece, la danza ha trovato il massimo splendore nel genere del balletto, fiorito nell’Ottocento con compositori quali Pëtr Il’ič Čajkovskij, Léo Delibes o Adolphe-Charles Adam, padri delle musiche di capolavori come Il lago dei cigni, Lo schiaccianoci, Giselle e Sylvia. Nella Parigi di inizio Novecento la compagnia teatrale Ballets russes, dell’impresario Sergej Djagilev, contribuì a rivoluzionare la concezione artistica europea. Tra coloro che collaborarono con la compagnia troviamo Matisse, Picasso, Braque, Ravel, De Falla, Prokofiev, Apollinaire e Cocteau. Ad ogni modo, il caso più emblematico è senza dubbio quello di Igor Stravinskij, che, con il suo gusto fauve, generò il cosiddetto “successo di scandalo” tra i parigini. È ben nota proprio per questo motivo Le Sacre du printemps (Sagra della primavera), la cui coreografia della prima rappresentazione del 1913 era ormai ben lontana dai canoni fino ad allora utilizzati. In quest’occasione parte dell’insuccesso fu da attribuirsi a Vaslav Nijisnkij, che da ballerino volle improvvisarsi coreografo.

Rappresentazione de La Sagra della primavera al Teatro degli Champs-Élysées per la ricorrenza dei cento anni dalla prima esecuzione (2013)

È importante, infatti, specificare che si tratta di due professioni ben distinte. La stessa Ferri, pur avendo avuto modo di scegliere la coreografia nel 2013 per The Piano Upstairs, su musiche di autori contemporanei, ci confessa di non ritenersi una coreografa: «Non mi considero una coreografa e penso che esserlo sia veramente un altro talento. Credo che il coreografo sia come un interprete: si pone davanti alla musica». Al giorno d’oggi il mondo del balletto continua a rinnovarsi grazie a nomi quali Jiří Kylián, William Forsythe e Wayne McGregor, protagonisti di un’innovazione artistica le cui basi sono da ricercarsi nella tradizione del balletto classico. 

Leggi l’intervista integrale ad Alessandra Ferri

1 La pantomima è una rappresentazione teatrale muta, in cui gli interpreti si esprimono tramite il gesto e la mimica, a volte con accompagnamento musicale. Di origine greca, la pantomima moderna si sviluppò in Inghilterra e in Francia, conoscendo una rinascita durante il Novecento

2 La Moresca e il Mattaccino, forse di origine spagnola e di ispirazione araba, sono “danze di guerra” che rimandano ai conflitti tra cristiani e mori. La prima simulava la guerra, mentre la seconda era una parodia della prima

3 La Pavane trarrebbe il suo nome dalla città di Padova, mentre la Courante dall’ondeggiamento delle ginocchia che rimanda all’effetto causato dalla corrente dell’acqua

4 Genere dominante in Francia nell’ambito operistico, in particolare del XIX sec., che prevedeva regole e convenzioni codificate, all’insegna dello sfarzo. Le trame concernevano conflitti storici o religiosi, per permettere grandi scene di massa, e la vicenda amorosa doveva essere subordinata a quella politica

Bibliografia:

  • Il ritmo, la musica e l’educazione, E. Jacques-Dalcroze, trad. A. Loiacono Husain; EDT srl
  • La nascita del Novecento, G. Salvetti; EDT srl
  • L’arte della danza e del balletto, A. Basso; UTET
  • Storia del balletto, L. Rossi; Nuove edizioni Milano
  • Storia della danza popolare e d’arte, G. D’Aronco; Leo S. Olschki

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