La Decima Sinfonia

La Prima alla Scala: il Don Carlo di Giuseppe Verdi 

Anche quest’anno vogliamo dedicare un intero articolo a un’unica opera lirica: quella che inaugurerà la stagione operistica del Teatro alla Scala di Milano il 7 dicembre 2023. A fare da protagonista in questo evento internazionale sarà il Don Carlo di Giuseppe Verdi. La Prima verrà trasmessa in mondovisione e potremo seguirla in diretta televisiva su Rai1 a partire dalle 17:45. Sarà possibile inoltre fruire l’opera anche su Radio3, Rai1 HD e RaiPlay, dove resterà disponibile in streaming per quindici giorni dall’esecuzione.

La riflessione sul senso oppressivo del potere nelle ultime Prime

Macbeth e Boris Godunov sono state le Prime delle ultime due stagioni del teatro meneghino. Con la rappresentazione del Don Carlo si può intravedere nell’ordito un fil rouge che collega tutte e tre le opere.1 Si tratta del senso oppressivo del potere politico, che nelle tre figure regie (Macbeth Re di Scozia, Boris Godunov Zar di Russia e Filippo II Re di Spagna) si manifesta con sfumature diverse, trovando però esito in un ulteriore aggravamento della situazione iniziale. A muovere le vicende sono, rispettivamente, il delitto del Re di Scozia ad opera di Macbeth, il presunto assassinio del giovane Zarevič Dmitrij per mano di Boris e la persecuzione da parte di Filippo II, con l’aiuto dell’autorità inquisitoria, di Don Carlo, suo figlio, e di tutti i suoi sostenitori.

Verdi e il Grand-Opéra

Dopo la trilogia popolare (Rigoletto, Trovatore e Traviata), Verdi aprì un nuovo capitolo della sua produzione, segnato da una ricerca più accurata dei temi drammatici, da una stesura più meditata del materiale musicale e da continui ripensamenti e revisioni di lavori precedenti (Macbeth dopo diciotto anni e Simon Boccanegra dopo venticinque). Il suo debutto transalpino risale al 1847, con la rielaborazione de I lombardi alla prima Crociata in chiave Grand-Opéra2 (con il nuovo titolo Jerusalem). Nei primi anni ‘50, il soggetto del Don Carlo fu consigliato a Verdi per il teatro di Parigi, ma all’epoca egli lo rifiutò, preferendo quello de Les vepres siciliennes (I vespri siciliani). Il dramma dell’Infante di Spagna fu da lui rivalutato solo nel 1865 e lo spartito fu completato per buona parte già nella prima metà dell’anno successivo. In quest’ultimo, Verdi arrivò in Francia e, durante le prove, fu già costretto ad effettuare diversi tagli per ovviare all’eccessiva lunghezza della rappresentazione. D’altronde il rapporto tra gli operisti italiani e il conservatorismo del teatro di Parigi non fu mai idilliaco: prima del musicista di Busseto, infatti, compositori quali Bellini, Donizetti, Spontini e Cherubini furono in precedenza costretti a piegarsi ai dettami del Grand-Opéra. La direzione artistica, durante l’allestimento delle recite, non era né nelle mani dell’autore né in quelle del direttore d’orchestra, bensì in una serie di assistenti, che imponevano tempi spropositati di prove, finalizzate alla spettacolarità: ogni dettaglio, dai balletti, ai costumi e alla scenografia, avrebbe dovuto dare un senso di grandiosità ed opulenza. Da un compositore come Verdi, inoltre, conosciuto in Italia e ormai in tutta Europa come musicatore di drammi borghesi, non era cosa scontata aspettarsi un approdo al fastoso mondo teatrale francese. Egli, in verità, cambiò più volte posizione in merito al suo rapporto professionale con la capitale di Napoleone III. Infatti, due anni avanti la prima del Don Carlo, scrisse a Léon Escudier, suo editore per i lavori dell’Opéra, di non voler più avere a che fare con l’ambiente musicale parigino. Poco tempo dopo, come ben sappiamo, Verdi cambiò nuovamente idea, ma ad ogni modo, la prima esecuzione non fu un gran successo e il Don Carlo sparì dal repertorio del teatro francese fino al 1869. La fortuna dell’opera tardò a manifestarsi anche in patria, rimanendo a lungo vittima dei pregiudizi nazionalistici italiani. Durante il secondo dopoguerra, con il ravvivarsi degli interessi politici dopo gli anni delle dittature, il Don Carlo conobbe un nuovo periodo di splendore, forse dovuto anche alla questione socio-governativa che fa da sfondo al melodramma.

L’orchestra dell’Opéra di Egdar Degas, 1868

Don Carlo, tra storia, letteratura e musica

Don Karlos, Infant von Spanien è una tragedia del grande poeta tedesco Friedrich Schiller, incentrata sugli avvenimenti e sui conflitti politici, sociali e familiari dell’Europa del XVI secolo. La vicenda si sviluppa, tra verità storica e invenzione letteraria, attorno alla figura tormentata di Don Carlos, principe e figlio primogenito di Filippo II di Spagna (re dal 1556 al 1598). Analogamente al dramma omonimo da cui è tratta, l’opera lirica verdiana prevedeva inizialmente un totale di cinque atti. Il primo di questi, nella versione originale con libretto in lingua francese di Joseph Méry e Camille du Locle, mette in scena l’incontro e l’innamoramento dei due promessi sposi Carlo ed Elisabetta, figlia di Enrico II re di Francia. L’atto si conclude con un coup de théâtre di fondamentale importanza per lo sviluppo della narrazione successiva: Elisabetta si trova moralmente costretta, non senza rammarico, ad accettare la proposta di matrimonio di Filippo II, padre del suo amato, per porre fine alla guerra tra Francia e Spagna. A distanza di più di dieci anni dalla prima esecuzione, nel 1883, Verdi revisionò completamente la composizione, togliendo l’intero primo atto e modificando i successivi per la rappresentazione del 1884 al Teatro alla Scala di Milano in lingua italiana, su traduzione di Achille De Lauzières e Angelo Zanardini. Il prossimo 7 dicembre verrà riproposta quest’ultima versione, la cui narrazione comincia con l’atto che inizialmente fu designato come secondo.

Il libretto della versione in quattro atti, edito da Ricordi

Sinossi dell’opera

Nel chiostro del convento di San Giusto, dove è sepolto Carlo V (padre di Filippo II), l’infante di Spagna incontra il marchese di Posa Rodrigo, di ritorno dalle Fiandre. In questa regione si stanno combattendo battaglie d’indipendenza,3 e Rodrigo ne è un aperto sostenitore. Carlo chiede poi all’amata Elisabetta di intercedere per lui affinché possa convincere Filippo a lasciarlo partire per le Fiandre. Intanto, il re allerta il marchese della pericolosa divergenza delle sue idee politiche con quelle della Chiesa, rappresentata dal Grande Inquisitore, e gli confessa il proprio sospetto riguardo al rapporto tra la sua consorte e suo figlio. Il secondo atto di questa versione si svolge nei giardini della regina, dove Don Carlo confonde, nel buio della mezzanotte, la principessa d’Eboli per Elisabetta. Egli si dichiara nuovamente alla presunta regina, ed Eboli, che lo ama, dapprima contrasta la sua confusione e tenta di rassicurarlo, ma poi comprende l’equivoco e lo accusa di tradimento alla corona. Nella scena successiva, ambientata nella grande piazza davanti alla cattedrale di Valladolid, i monaci scortano gli eretici al rogo e un solenne corteo riempie il palco dell’autodafé. Carlo si fa avanti, chiedendo al re di essere inviato nelle Fiandre. Quando Filippo rifiuta, il figlio sfodera la spada. Nessuno osa intervenire finché Posa non si fa avanti e chiede la resa di Carlo, che cede la sua arma. A seguito dell’accaduto, Filippo dichiara la promozione di Rodrigo a duca. La narrazione continua, nel terzo atto, con un grande ritratto psicologico del re Filippo II, insicuro su come comportarsi con il figlio. La scena viene poi interrotta bruscamente dall’arrivo del Grande Inquisitore, che ribadisce la necessità di condannare Rodrigo, minacciando lo stesso re. Sempre nello studio reale, la regina accorre per denunciare il furto del suo scrigno portagioie, ignara che, ad averlo, è proprio suo marito. Al suo interno, egli, scopre un ritratto di Carlo e, di conseguenza, accusa Elisabetta di adulterio. Eboli però, distrutta dal rimorso, confessa di aver premeditato e pianificato l’inganno per vendicarsi dell’amore respinto da Carlo. La regina, ora nuovamente innocente, ordina ad Eboli di lasciare definitivamente la corte. Ella, però, prima di andarsene, decide di dedicare le sue ultime ore per tentare di salvare l’amato principe dalla morsa dell’Inquisizione. La vicenda prosegue nelle prigioni, dove ritroviamo Carlo dietro le sbarre, con Rodrigo che è venuto a fargli visita per salutarlo un’ultima volta, conscio di essere controllato dal potere ecclesiastico. Infatti, all’improvviso, un colpo d’archibugio fa cadere a terra il corpo del duca che, prima di esalare l’ultimo respiro, raccomanda all’amico di recarsi l’indomani a San Giusto per un ultimo incontro con Elisabetta. Le carceri vengono prese d’assalto dalla folla, che reclama la liberazione dell’infante e, nella confusione, egli riesce a fuggire con Eboli. Nel quarto e ultimo atto l’ambientazione è la medesima di quella dell’inizio dell’opera: il monastero di San Giusto, dove i due amanti Carlo ed Elisabetta si salutano per un’ultima volta. Giungono il re e il Grande Inquisitore, decisi a consegnare entrambi al tribunale religioso. La scena si fa sempre più intensa, fino a che Don Carlo, per sfuggire alla rabbia del padre, indietreggia verso la tomba di Carlo V. Inaspettatamente, i cancelli del sepolcro si aprono e compare l’imperatore, creduto erroneamente morto, con tanto di veste e corona reale. L’opera si conclude con questo clamoroso colpo di scena, in cui Don Carlo viene raccolto dal suo avo verso l’oltretomba, unico luogo nel quale potrà trovare la pace.

Rappresentazione del Don Carlo in cinque atti, Teatro alla Scala, 2017

Un’opera fuori dalla sua epoca 

Quando Il Don Carlo fece il suo debutto negli anni ‘60 dell’800, destò reazioni particolari nel mondo della critica musicale e non solo. Molti considerarono il nuovo lavoro come un tentativo di avvicinamento al wagnerismo, ma forse si trattava solo di un’etichetta che tornò utile di fronte ad un’opera così innovativa rispetto alle consuetudini del melodramma, sia italiano sia francese. Le novità concernono anche la scrittura orchestrale, nella quale non mancano alcuni effetti armonici audaci, tipici del periodo di maturità di Giuseppe Verdi. I concetti chiave coinvolgono più punti di vista: in merito a quello politico, per esempio, è visibile il contrasto tra assolutismo e liberalismo. Focalizzandosi sulla psicologia della trama, invece, è molto ben riuscito quello tra l’esteriorità e l’interiorità dei personaggi, riscontrabile nella rappresentazione delle dilanianti contraddizioni del re Filippo II, costretto a dure scelte tra l’intransigente ferocia dell’inquisizione ecclesiastica e l’ansiosa richiesta di libertà delle Fiandre, tra l’affetto per la regina e per il figlio e la dolorosa consapevolezza delle loro ribellioni. Il bene e il male, il giusto e l’iniquo, l’amore e l’odio risultano quasi indistinguibili, in una mescolanza delle posizioni. Gli schemi librettistici convenzionali non vengono più rispettati e, in questo coraggioso Verdi, risulta normale l’assenza di due fronti nettamente opposti.

1 Con il termine opera si intende una rappresentazione teatrale divisa generalmente in atti, quadri (tableaux) e scene, in cui è prevista la presenza di orchestra, cantanti solisti e coro. Solitamente si dividono in opere serie e buffe e possono avere dialoghi parlati (recitativo) e parti solistiche spesso di virtuosismo (aria)

2 Genere dominante in Francia nell’ambito operistico, in particolare del XIX sec., che prevedeva regole e convenzioni codificate, all’insegna dello sfarzo. Le trame concernevano conflitti storici o religiosi, per permettere grandi scene di massa, e la vicenda amorosa doveva essere subordinata a quella politica

3 Nel 1568 ebbe inizio la Guerra degli ottant’anni, che portò all’indipendenza delle Province Unite olandesi dal controllo spagnolo

Bibliografia:

  • Dizionario dell’opera, G. Bagnoli; Mondadori
  • Guida al Teatro d’Opera, A. Nicastro; Zecchini Editore
  • Il melodramma di Verdi, M. Mila; Laterza & figli Editore
  • L’arte di Verdi, M. Mila; Giulio Einaudi editore s.p.a.
  • Storia della musica, M. Baroni, E. Fubini, P. Petazzi, P. Santi, G. Vinay; Einaudi
  • Storia della musica in Occidente, D. J. Grout; Feltrinelli
  • Storia dell’opera, ideata da G. Barblan e diretta da A. Basso; UTET editore
  • The New Grove Dictionary of Opera volume I, S. Sadie; Managing Editor
  • Verdi: la vita, le opere, G. Barigazzi, G. Marchesi, G. Gualerzi, M. Conati, R. Allorto, G. Landini; Periodici San Paolo s.r.l.

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