La Decima Sinfonia

Le compositrici della storia: dal Rinascimento al Romanticismo

Mary Shelley, Artemisia Gentileschi, Camille Claudel… Sono solo alcune tra le tante donne che hanno dato un apporto significativo alle varie arti: letteratura, pittura, scultura e via dicendo. Ma per quanto riguarda la musica? Con questo articolo proveremo a dare spazio a una tematica ancora troppo poco trattata: le compositrici nella storia.

Pensare di racchiudere la questione femminile in un solo articolo, seppur limitatamente all’ambito musicale, è a dir poco impossibile. Per ogni momento storico, infatti, possiamo individuare donne musiciste e compositrici, ed è inutile dire che la loro percezione come tali all’interno della società cambiò radicalmente da luogo a luogo e da secolo a secolo (per non dire decennio). Oggi, quindi, il nostro racconto avrà inizio dal Rinascimento: un periodo in cui le donne furono parte integrante della vita musicale italiana, in particolar modo negli ambienti ecclesiastici e nelle corti. Sotto il ducato di Alfonso II d’Este, per esempio, nacque il “Concerto delle dame”, un ensemble vocale che riuniva le migliori voci femminili del Cinquecento. Inoltre, fu proprio nel 1566 che furono pubblicate, per la prima volta in Occidente, le composizioni di una donna: alcune serie di madrigali1 di Maddalena Casulana. Spostandosi alla corte dei Medici di Firenze all’inizio del secolo successivo, si trova un’altra donna cantante e compositrice: Francesca Caccini, detta Cecchina. Ricordata per essere la prima donna ad aver scritto per il genere dell’opera,2 fu la più importante figura musicale di tutta la corte medicea, nonché la persona con il compenso più alto tra i suoi musicisti. Figlia del compositore Giulio Caccini, fu educata alla musica e alla letteratura: fu poetessa in toscano e in latino, oltre che cantante di talento e suonatrice di arpa, liuto e clavicembalo. Nel 1604 l’intera famiglia, di tutti musicisti, si recò in Francia per esibirsi alla corte del re Enrico IV e della regina Maria de’ Medici. Si pensi che le qualità canore della diciassettenne Francesca colpirono tanto il sovrano francese da fargli desiderare una sua maggiore permanenza oltralpe, richiesta che però non venne concessa dal granduca di Toscana. Al suo ritorno a Firenze lavorò per la corte cittadina come compositrice, musicista e insegnante di musica, e a partire dal 1618 le sue composizioni iniziarono ad essere pubblicate. Tra le numerose opere che scrisse, tuttavia, solo una è sopravvissuta fino ai giorni nostri: La liberazione di Ruggiero dall’isola d’Alcina. Si tratta di un’opera comica in un prologo e quattro scene, rappresentata per la prima volta il 3 febbraio del 1625 alla Villa di Poggio Imperiale in occasione della visita del principe ereditario Ladislao Sigismondo di Polonia. Quest’opera fu pubblicata nello stesso anno della sua prima esecuzione italiana e fu una delle prime, se non la primissima, ad essere eseguita fuori dal territorio della penisola (a Varsavia nel 1628). Tra le innovazioni di questa composizione troviamo il tema, che non è mitologico, bensì letterario: la vicenda, infatti, trae spunto dall’episodio di Alcina dell‘Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, poema che, in seguito, fu più volte musicato (basti pensare alla più nota Alcina, scritta da Händel più di un secolo dopo).

Illustrazione di Alfonso Parigi rappresentante la terza scena, contenuta nel libretto originale della prima edizione del 1625

La fortuna di Francesca Caccini, il cui nome è ancora oggi tra i più noti del periodo rinascimentale, è legata non solo alle sue spiccate doti musicali, ma anche alle sue intuizioni artistiche, che hanno saputo innovare il panorama musicale del tempo, riuscendo a farla affermare come una pioniera del nascente periodo Barocco.3 Non a tutte le compositrici, tuttavia, toccò la stessa sorte: ci riferiamo all’austriaca Marianna Martines. Nonostante il nome di origine spagnola, infatti, Marianna nacque nel 1744 a Vienna, città da cui non si allontanò mai e che la vide crescere sotto la tutela educativa del più importante librettista4 e poeta dell’Europa del tempo: Pietro Trapassi, meglio noto con lo pseudonimo di Metastasio. Quest’ultimo, trasferitosi nella capitale austriaca, visse fino alla sua morte con la famiglia Martines, intessendo le carriere dei ragazzi e preoccupandosi, soprattutto, dell’educazione di Marianna. Donna di elevata estrazione sociale (il suo cognome cambiò in von Martines dopo l’acquisizione dello status nobiliare), parlava tedesco, italiano, francese e inglese e poté studiare clavicembalo, canto e composizione con maestri del calibro di Joseph Haydn. La sua condizione agiata fu sia ciò che le permise di dedicarsi alla musica a tempo pieno sia, a causa dei codici morali dell’epoca, il motivo per cui non poté fare della sua passione una carriera professionistica. Dal momento che non le era concesso esibirsi in luoghi pubblici come i teatri, Marianna diventò una delle maggiori organizzatrici di concerti privati, molto in voga nella Vienna di fine Settecento. Attorno alla propria abitazione, infatti, orbitavano i maggiori nomi del mondo musicale europeo, tra cui, per esempio, il giovane Wolfgang Amadeus Mozart, con cui Marianna duettava al cembalo.

Quadro di Pio Ricci "Concerto privato" dove troviamo una giovane nobildonna al clavicembalo
Concerto privato, Pio Ricci

Questi rendez-vous, momenti di ritrovo culturale, rappresentavano per la musicista viennese un’opportunità per esibirsi vocalmente e strumentalmente, spesso con musiche e arie virtuosistiche5 da lei stessa scritte. Le sue doti canore e compositive, infatti, furono riconosciute già dalla tenera età e il primo debutto come compositrice avvenne nel 1761, a soli diciassette anni, con la sua Messa in do, che fu eseguita nella regia chiesa di corte di San Michele in occasione della festa patronale. Nel 1773, poi, l’Accademia filarmonica di Bologna le assegnò il titolo di “Accademica filarmonica onoraria”, a cui seguì, l’anno seguente, la composizione del Dixit Dominus, un ampio lavoro orchestrale dedicato all’istituzione emiliana. In totale Marianna produsse più di duecento composizioni, tra cui l’oratorio6 Isacco figura del Redentore, quattro messe, più di trenta sonate7 per tastiera (di cui oggi ne restano solamente tre) e un concerto8 per tastiera. Come Francesca Caccini, anche Marianna Martines visse a cavallo tra due stili musicali. La musicista viennese, tuttavia, non riuscì mai ad affermarsi come esponente del nuovo periodo: il Classicismo.9 Il suo modo di comporre, infatti, restò legato alle formule del passato, in particolare allo stile galante.10 Per di più, ella non si cimentò mai nei generi dell’opera e della sinfonia,11 entrambi cruciali per la carriera e la fama di un compositore. Perfino quando il fortepiano12 iniziò a sostituire il clavicembalo, Marianna non accolse di buon auspicio il nuovo strumento, pur avendo avuto la possibilità di conoscere meglio questa invenzione quando il costruttore Johann Andreas Stein portò i suoi esemplari alla corte di Vienna. Il conservatorismo e la cautela di vita intraprese dalla musicista, quindi, non fecero che aumentare le limitazioni già presenti per una donna compositrice e ciò che ne risulta è che, ad oggi, il suo nome sia sostanzialmente dimenticato.

"Lezione di musica" di Johannes Vermeer che ritrae una giovane ragazza che studia alla spinetta mentre l'insegnate la ascolta
Lezione di musica, Johannes Vermeer

Per soffermarsi sulla prossima musicista è necessario spostarsi nella regione della Germania del nord, dove tra il 1756 e il 1806 furono circa una cinquantina le donne che pubblicarono musica sotto il loro proprio nome. È però nella generazione successiva che nacque Clara Josephine Wieck: probabilmente la musicista più famosa della storia. Venuta al mondo nel 1819, a Lipsia, si ritrovò a far parte di una famiglia immersa nella musica: il padre, Friedrich Wieck, fu un importante insegnante di pianoforte, nonché proprietario di una fabbrica dello stesso strumento, mentre la madre Marianne fu pianista e cantante. In seguito al divorzio dei suoi genitori, Clara fu affidata al padre, che la instradò fin dalla tenerissima età allo studio del pianoforte, immaginando per lei una carriera da virtuosa concertista, con esibizioni pubbliche e tournée in tutta Europa. Parallelamente allo studio dello strumento, Clara si impegnò fin da subito anche nella composizione. Il suo debutto come pianista, infatti, avvenne all’età di nove anni, mentre i suoi primi lavori furono pubblicati all’età di dodici: le Quattro Polacche per pianoforte. La sua vita pubblica, tanto quanto quella privata, fu organizzata e controllata nei minimi dettagli dal padre Friedrich, che vide la possibilità di utilizzare le doti della figlia per promuovere le proprie attività musicali: l’insegnamento e la produzione di pianoforti. Ad ogni modo, Clara divenne ben presto una celebrità, riscuotendo incredibili successi a tutti i concerti. Fu, però, solamente con il raggiungimento della maggiore età, a ventuno anni, che la musicista tedesca poté essere finalmente indipendente dalle decisioni paterne. Clara, infatti, si innamorò di un alunno del padre, Robert Schumann, ma l’unione dei due fu ostacolata da Friedrich, che non volle concedergli la mano di sua figlia. La coppia poté sposarsi solamente nel 1840, dopo la sentenza di un giudice, e fu così che il nome della ragazza cambiò in quello, oggi forse più noto, di Clara Schumann. Per la fanciulla, ormai diventata donna e madre, fu una vera e propria sfida coniugare la carriera con la vita familiare, e la sua attività di concertista fu interrotta più volte. Robert, in ogni caso, supportò sempre la sua attività di compositrice (occupazione che purtroppo non continuò sempre con la medesima regolarità) e Clara si impegnò a far conoscere al pubblico le composizioni del marito, includendole nelle sue esibizioni. Nel 1854, in seguito al peggioramento delle sue condizioni mentali, Robert tentò il suicidio e dovette essere internato, morendo due anni più tardi, a soli quarantasei anni.

Clara Schumann al pianoforte e suo marito Robert al suo fianco
Clara e Robert Schumann

Clara, dopo la scomparsa del consorte, visse altri quarant’anni, dedicandosi principalmente alla carriera di pianista ed eseguendo spesso musiche da lei stessa composte, oltre che brani di Robert e di altri compositori come J. S. Bach, D. Scarlatti, Beethoven, Mendelssohn, Schubert, Chopin e Brahms. Dopo il 1856, sostanzialmente, non si dedicò più alla composizione e nel 1878 ottenne una cattedra come insegnante di pianoforte al Conservatorio di Francoforte, carica che mantenne fino al 1892. Pochi anni più tardi, nel 1896, Clara morì, lasciandoci una serie di composizioni, tra cui il Concerto in la minore per pianoforte (scritto a soli quattordici anni), vari brani per pianoforte, Lieder,13 lavori corali e cameristici come il Trio per pianoforte, violino e violoncello in Sol minore. La sua attività di concertista contribuì sicuramente a farla affermare come una delle maggiori musiciste dell’epoca Romantica,14 facendo giungere la sua fama fino ai giorni nostri. Le grandi esecuzioni di Clara, inoltre, furono di fondamentale importanza nel processo di consolidamento del repertorio pianistico di diversi compositori. Allo stesso tempo, però, le sue composizioni furono praticamente dimenticate e riscoperte solamente alla fine dello scorso secolo.

1 Il madrigale è una composizione lirica con testo per più voci, generalmente da tre a cinque, nata in Italia nel XIV secolo ma diffusa maggiormente nel ‘500 e nel ‘600 con caratteristiche differenti

2 Con il termine opera si intende una rappresentazione teatrale divisa generalmente in atti, quadri (tableaux) e scene, in cui è prevista la presenza di orchestra, cantanti solisti e coro. Solitamente si dividono in opere serie e buffe e possono avere dialoghi parlati (recitativo) e parti solistiche spesso di virtuosismo (aria)

3 In musica, il termine barocco è utilizzato essenzialmente dal punto di vista storico per indicare il periodo di mezzo tra Rinascimento e Illuminismo. È in questo periodo che la musica strumentale conosce il suo primo grande sviluppo, distaccandosi dalla grande tradizione vocale

4 Con librettista si intende colui che compone o riarrangia i versi per un’opera lirica

5 Con il termine virtuoso si intende ancora oggi un musicista che raggiunge la perfezione tecnica nell’esecuzione. Se un brano è virtuosistico, dunque, presenta delle particolari fatiche tecniche da affrontare

6 L’Oratorio è un genere sia sacro che profano nato nel XVII secolo, consistente in una rappresentazione di tipo concertistico, né liturgico né teatrale, che vede l’utilizzo di cantanti solisti, coro e orchestra, ma senza scenografie o costumi

7 Il termine Sonata nasce nel ‘500, quando occorreva distinguere una canzone “da sonare” da una “da cantare”. La forma di questo tipo di componimento non è stata sempre la stessa e ha subito una grande evoluzione durante la storia. Nel periodo di Marianna Martines, tra Settecento e Ottocento, Haydn e Mozart stavano a poco a poco delineando il modello sonatistico classico che si radicherà poi nel XIX secolo

8 In generale il concerto è una tipologia di composizione in cui è presente un grande gruppo di strumentisti, tra cui uno o alcuni che intervengono come solisti, mentre tutti gli altri rispondono come gruppo collettivo 

9 Per convenzione, il periodo classico si colloca dal 1760 al 1830, tra lo stile galante e il Romanticismo. I maestri indiscussi sono Haydn, Mozart e Beethoven. Le peculiarità di quest’epoca sono il perfetto equilibrio della forma come ideale da raggiungere e il senso della proporzione

10 Stile musicale affermatosi dal 1730 che presenta un’immediata discendenza dal Barocco. Spesso col termine Rococò ci si riferisce alle leggerezze stilistiche e alle ornamentazioni melodiche tipiche di questo periodo

11  Con il termine sinfonia si intende un componimento orchestrale costituito generalmente da quattro movimenti, di solito il primo allegro, un secondo movimento lento, terzo un minuetto con trio e come finale un movimento rapido

12 Il fortepiano è lo strumento precursore del pianoforte. Fino all’inizio del XIX secolo, infatti, il nuovo strumento a tastiera, dotato di martelletti e di un meccanismo che permetteva di variare la dinamica del suono, non aveva ancora raggiunto la sua forma attuale, ma si differenziava notevolmente dal clavicembalo, dotato, invece che di martelletti che percuotevano le corde, di plettri che le pizzicavano

13 Letteralmente “canzone”, è anzitutto un concetto poetico, e designa poesie regolarmente strutturate e soprattutto cantabili. In musica è la sintesi di, appunto, mondo musicale e poetico, si distacca generalmente dal virtuosismo tipico dell’aria ed è per la casa borghese, per il salotto (successivamente anche per la sala da concerto)

14 Con Romanticismo si intende il movimento culturale che coinvolse tutte le arti tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento. In questo periodo venivano esaltate la libertà individuale e la spontaneità nella creazione artistica

Bibliografia:

  • Guida alle compositrici dal Rinascimento ai giorni d’oggi, A. Bassi; Odoya
  • Le sorelle di Mozart, B. Venezi; UTET, DeA Planeta Libri
  • Note dal silenzio: le grandi compositrici dimenticate della musica classica, A. Beer; EDT srl
  • Sovereign Feminine: Music and Gender in Eighteenth-Century Germany, M. Head; University of California Press
  • Women Composers of Classical Music: 369 Biographies from 1550 into the 20th Century, M. F. McVicker; McFarland & Company, Inc., Publishers

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