La Decima Sinfonia

Le Villi

L’esordio

È l’estate del 1884. Il nome Puccini inizia a conoscere popolarità, per la prima volta dopo varie generazioni, anche all’infuori delle mura di Lucca: Giacomo, allora venticinquenne, viveva a Milano, e aveva appena riscosso un enorme successo al teatro Dal Verme con la sua opera Le Villi. Ma facciamo un passo indietro.

Le Villi, dipinto di Bartolomeo Giuliano, 1906, olio su tela, Gallerie d’Italia – Milano

Quando si parla di una vera e propria dinastia di musicisti, talvolta il viaggio da fare nel passato non è breve. Se infatti il Puccini che tutti noi oggi ricordiamo nacque il 22 dicembre 1858, fu il suo trisavolo (che di nome faceva sempre Giacomo), nato nel 1712, il primo in famiglia a lavorare come maestro della Cappella Palatina della città di Lucca, trasferendosi lì dal villaggio nativo di Celle (in Val di Roggio). Egli si impegnò a tramandare la passione e la professione di musicista alle future generazioni: le fonti ricordano infatti, oltre al discreto successo dei discendenti maschi di Giacomo (senior), persino il brillante talento musicale di alcune delle donne di famiglia. La formazione musicale di Giacomo (junior) fu però inizialmente compromessa da una grave perdita, quella del padre Michele, avvenuta quando il figliolo non aveva nemmeno sei anni. La madre Albina Magi, però, insistette affinché il figlio ricevesse una completa istruzione musicale — nonostante la sua scarsa attitudine allo studio — e per questo lo affidò al fratello Fortunato. In effetti fu un successo: il giovane studente, raggiunti i quattordici anni, iniziò a contribuire all’economia familiare lavorando come organista in diverse chiese della città e componendo inoltre numerosi nuovi pezzi per la liturgia. Da scolaro all’istituto di musica “Pacini” (oggi Conservatorio “Boccherini”), si dedicò invece alla realizzazione di alcuni brani per organici più ampi, di cui si ricorda la Messa a quattro voci con orchestra. Terminati gli studi a Lucca, il promettente compositore aveva bisogno di cambiare ambiente e di ampliare le sue competenze. Grazie alla borsa di studio della Regina Margherita e all’aiuto di altri fiduciosi sostenitori, al ventiduenne Giacomo fu possibile recarsi nella grande Milano per studiare composizione e contrappunto nel Regio Conservatorio, prima con Antonio Bazzini1 e poi con Amilcare Ponchielli.2 Al termine di questi tre anni di studio fiorì il Capriccio sinfonico, eseguito al saggio dei diplomi dal direttore Franco Faccio. Il successo fu istantaneo, tanto che la composizione ricevette un’entusiasta recensione del celebre critico Filippo Filippi sul quotidiano La Perseveranza.

Attestato del diploma in composizione che Puccini ottenne il 16 luglio 1883, con valutazione 163/200

Quando si pensa a Giacomo Puccini, però, i primi titoli che ci vengono in mente sono quelli di opere o arie divenute celebri. I lavori sinfonici3 e cameristici,4 infatti, appartengono più al periodo giovanile, a un Puccini sì creativo, ma ancora un po’ acerbo. La sua passione per il melodramma nacque già prima di giungere a Milano: l’Aida ascoltata a Pisa nel ‘76 lo aveva colpito particolarmente, e lo studio delle partiture delle opere più in voga (un esempio è quello svolto sulla trilogia popolare di Verdi)5 aveva indirizzato il musicista verso quell’ambito compositivo. Inoltre, il clima culturale che si respirava a Milano verso la fine dell’800 non faceva altro che alimentare il suo desiderio di debuttare nel mondo del teatro musicale. Il suo primo tentativo fu la partecipazione ad un concorso per operisti, bandito dal noto editore Edoardo Sonzogno nel 1883, con l’atto unico6 Le Villi, su libretto7 di Ferdinando Fontana. Quest’ultimo, di otto anni più grande di Puccini, si era fatto conoscere grazie alla pubblicazione di poesie contraddistinte da una forte vena anticonformista e di denuncia sociale, tipica del movimento della Scapigliatura milanese. Al concorso Sonzogno la breve opera ricevette un’inaspettata bocciatura;8 tuttavia importanti figure come il librettista-compositore Arrigo Boito e l’editore Giulio Ricordi, che credevano nel lavoro del giovane Giacomo, si impegnarono nei mesi successivi per farlo rappresentare. L’opera debuttò così al Teatro Dal Verme il 31 maggio 1884: fu un immediato successo, sia di pubblico che di critica. La prima versione, con titolo Le Willis, si ispira a un racconto omonimo di Alphonse Karr. Secondo la leggenda, già musicata nel 1841 anche da Adolphe-Charles Adam nel celebre balletto Giselle, ou les Wilis, le Villi sono creature fantastiche femminili che perseguitano i traditori in amore, obbligandoli a danzare con loro fino alla morte. È esattamente ciò che succede a Roberto, che nell’opera è il fidanzato di Anna. Egli aveva lasciato il villaggio nella Foresta Nera in cui vivevano per andare a Magonza a riscuotere l’eredità di una vecchia parente; lì era stato sedotto da una sirena, e durante la sua assenza Anna era morta per amore dopo averlo atteso troppo a lungo. Distrutto dal rimorso, Roberto torna a casa, ma ad attenderlo trova il fantasma di Anna insieme alle Villi, pronte a farlo danzare e a vendicare così lo spirito della fanciulla. L’opera, presentata al concorso e alla prima al Dal Verme, venne poi ampliata leggermente e divisa in due atti, sotto consiglio di Ricordi, per le successive recite al Regio di Torino (26 dicembre 1884) e alla Scala (24 gennaio 1885). Per quella di Torino, inoltre, l’intermezzo9 della versione originale fu rinominato “parte sinfonica”, poiché sulla musica dell’orchestra sola fu aggiunta una scenografia, che comprendeva due balletti: uno rappresentante il corteo funebre per la salma di Anna (L’abbandono), l’altro un’anticipazione di quella che sarà nel finale la ridda fatale per Roberto (La tregenda). Il ruolo della danza nell’opera è fondamentale: essa è il nucleo centrale dell’azione scenica e da qui deriva la definizione di “opera-ballo”. Il punto più alto toccato da Puccini in questo suo primo melodramma coincide indubbiamente con la romanza del tenore “Torna ai felici dì”, composta per la recita al Teatro alla Scala. L’attenzione che il lucchese rivolse per questo brano è evidente se si considera l’originalità degli aspetti drammatico-musicali, che convergono nel rimorso di Roberto e nel suo ricordo dell’amore perduto, come ad esempio l’uso di dissonanze10 per esprimere l’angoscia del giovane o le scale cromatiche11 dei violoncelli per aumentare l’intensità emotiva. In linea generale, Puccini utilizzò delle tecniche compositive che verranno affinate in seguito nei suoi capolavori: in dettagli ritmici, melodici e timbrici si possono scorgere dei richiami a particolari situazioni della trama, come nel caso de La tregenda, nella quale i salti di quarta e di quinta,12 uniti al ritmo terzinato,13 rimandano al carattere danzante delle Villi.

In rosso gli intervalli di quarta e di quinta; in verde il ritmo terzinato, che caratterizza sia accompagnamento che melodia
Dall’atto II, La tregenda

Dalla partitura orchestrale emerge dunque uno stile nuovo, un modo di comporre che «segue le tendenze moderne», come disse Giuseppe Verdi, che si avvicina più al sinfonismo e comincia a distaccarsi dal teatro convenzionale, sempre meno interessante per la nuova generazione italiana di Fontana e Puccini.

Fotografia con Fontana (a sinistra) e Puccini (a destra) al tempo de Le Villi

Istinto drammatico, ricercatezza armonica14 e timbrica, originalità tematica:15 queste furono le doti compositive e teatrali mostrate dal giovane Puccini, che, sebbene non ancora pienamente sviluppate, furono tanto notevoli da far capire al mondo musicale italiano dell’epoca che un nuovo compositore, di lì a poco, avrebbe fatto la storia del melodramma.

1 Violinista e compositore affermato, fu direttore del Conservatorio di Milano dal 1882 al 1897

2 Già divenuto famoso, all’epoca, per il grande successo della sua maggiore opera: La Gioconda

3 Con il termine sinfonico si fa riferimento a ciò che pertiene al genere della musica sinfonica e quindi, per estensione, a qualsiasi composizione per orchestra di tipo puramente strumentale

4 Con il termine cameristico si fa riferimento a ciò che pertiene al genere della musica da camera

5 Con trilogia popolare si intende l’insieme delle tre opere che consacrarono Giuseppe Verdi al pubblico dei teatri italiani. Essa è costituita da Rigoletto, Trovatore e Traviata

6 Con atto unico si intende un’opera lirica costituita da un solo atto. In genere è di durata minore rispetto ai classici melodrammi suddivisi in più atti

7 Con il termine libretto si intende il testo poetico utilizzato per la composizione di un’opera lirica

8 La commissione del concorso, infatti, era costituita in parte da personaggi ben noti a Puccini, come Ponchielli (suo maestro e mentore) e Faccio. Questi erano gli stessi che avevano incoraggiato e convinto il compositore a lavorare sul libretto di Fontana. Gli studiosi si dividono nell’attribuire la causa della bocciatura alla grafia incomprensibile o a un’operazione studiata per non far ottenere i diritti dell’opera all’editore Sonzogno, rivale di Ricordi

9 Brano strumentale utilizzato come collegamento a sipario chiuso tra due sezioni di un’opera (scene, quadri o atti)

10 Con il termine dissonanza si intende, con particolare riferimento al sistema tonale, il risultato sonoro prodotto da due o più altezze emesse contemporaneamente, di cui almeno una estranea all’armonia

11 Con il termine cromatismo, in musica, si intende l’utilizzo dei semitoni estranei alla scala della tonalità del brano. Il suo utilizzo implica generalmente un’instabilità armonica ed è spesso associato a situazioni di tristezza o dolore

12 Con il termine intervallo, in musica, si intende la distanza tra due note musicali. Gli intervalli possono essere di vari tipi (maggiori, minori, giusti, eccedenti, diminuiti ecc.) e, a seconda della distanza che intercorre tra le due note, prendono il nome di seconde, terze, quarte, quinte e via dicendo. La distanza tra un Do e un La, per esempio, è di sesta (DO, Re, Mi, Fa, Sol, LA)

13 La terzina è una figura ritmica formata da un gruppo di tre note di valore eguale tra loro 

14 L’armonia è la struttura degli accordi (gruppi di note eseguiti simultaneamente) che sorreggono e accompagnano una melodia15 Con il termine tema si indica una frase musicale, ovvero una melodia. Spesso è utilizzato anche il termine motivo con significato simile

15 Con il termine tema si indica una frase musicale, ovvero una melodia. Spesso è utilizzato anche il termine motivo con significato simile

Bibliografia:

  • Puccini, V. Bernardoni; Il Saggiatore
  • Giacomo Puccini, L’arte internazionale di un musicista italiano, M. Girardi; Marsilio
  • Grandi operisti italiani, sezione su Giacomo Puccini a cura di G. Marchesi; Periodici San Paolo s.r.l.

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