La Decima Sinfonia

L’immortale suono degli Stradivari

«Abbiamo reso immortale il miglior strumento mai creato» afferma Leonardo Tedeschi, l’ideatore del progetto Stradivarius Sound Bank e co-fondatore della Audiozone Studios, e continua: «questo permetterà ai miei nipoti di sentire come suonava uno Stradivari».

Sulla vita del grande liutaio Cremonese ci sono diverse incognite. Una di queste riguarda la sua nascita, stimata da alcuni nel 1644. In quel periodo, però, le botteghe di Cremona costruivano violini già da tre generazioni, e ancor prima, anche se non ci sono giunti strumenti, nella vicina Brescia, sappiamo che i primi violini furono creati già nel XV secolo. Il primo dei grandi liutai di Cremona nacque nel 1505: Andrea Amati. Diverse ipotesi cercano di spiegare come Amati si sia potuto formare senza un grande maestro antecedente. Si pensa che abbia avuto contatti con un liutaio bresciano o che abbia imparato l’arte da un altro cremonese, di cui però non ci sono giunte notizie. In ogni caso, la sua figura è stata determinante, poiché le misure standard dei violini costruiti dalle botteghe di oggi sono proprio quelle definite da lui stesso. I suoi strumenti arrivati fino ai nostri tempi sono pochi, mentre quelli che hanno riscosso subito un grande successo sono quelli del nipote di Andrea, Nicolò, ad oggi l’Amati più noto. Nel frattempo iniziarono ad affermarsi come assistenti nella bottega di Nicolò anche Andrea Guarneri e, soprattutto, Antonio Stradivari. La vita di quest’ultimo fu lunghissima per l’epoca (93 anni circa) e ricoprì diverse generazioni di liutai, che gli facevano concorrenza. Per la vicinanza ai modelli di Nicolò Amati, il suo primo periodo è detto “amatizzato”, ma ben presto il carattere di Stradivari iniziò ad autodeterminarsi, e la sua superiorità rispetto al maestro si fece sentire fin da subito in città. I soli in grado di competere con lui furono Carlo Bergonzi e un Guarneri, Giuseppe detto “del Gesù”. La lunga carriera di Stradivari, che conta circa seicento strumenti, è caratterizzata da diverse modalità di costruzione: viene cambiato il tipo di vernice, la forma del violino, che per qualche anno viene allungata, e cresce l’ampiezza dei fori armonici (le cosiddette “effe”). Tutte queste differenze concorrono a rendere unico il suono di ognuno dei suoi violini. Definire il perché gli strumenti intagliati da Stradivari siano così eccelsi, però, non è per nulla facile. Molti studiosi hanno avanzato teorie sulla densità del legno utilizzato, altri sul suo trattamento chimico in riferimento alle vernici impiegate. Dal momento che ognuna di queste è solamente un’ipotesi, noi ci soffermeremo sulle motivazioni fisiche che rendono il suono così particolarmente identificabile. A partire dal 1962 sono state effettuate una serie di analisi acustiche sul celebre violino “Il Cremonese”, costruito nel 1715 da Stradivari e acquistato dalla città di Cremona nel 1961.

Violino “Il Cremonese 1715” di Antonio Stradivari, della collezione “Lo scrigno dei tesori” del Museo del Violino di Cremona

La Direzione del Museo Civico della città affidò il compito al professor Pietro Righini, il quale confrontò lo storico strumento con un pregiato violino di liuteria del secolo scorso tramite misurazioni dei suoni delle “corde vuote”.1 Dalle immagini qui sotto possiamo constatare, nell’analisi dello Stradivari, una generale regolarità di andamento delle armoniche,2 il quale si manifesta e si mantiene rettilinearmente, da sinistra a destra nello spettrogramma,3 per tutta la durata del suono e che interessa tutte le componenti sonore del moto vibratorio. Queste ultime sono inoltre caratterizzate dalla velocità con cui raggiungono la suddetta regolarità di andamento. Con particolare riferimento alla quarta corda, quella con frequenza4 più grave, il decadimento dell’ampiezza,5 che con l’eccitazione ad arco inizia nel momento in cui termina l’arcata,6 è più precoce e confuso nel suono del violino di liuteria contemporanea. Per dirla in breve, maggiore è l’ordine delle armoniche, maggiore sarà la qualità e la definitezza del timbro e di conseguenza la gradevolezza del suono.

Fotogramma integrale del suono della quarta corda (sol) del violino contemporaneo
Fotogramma integrale del suono della quarta corda (sol) del violino Stradivari

Purtroppo nulla è eterno, e anche gli strumenti meglio riusciti della storia umana non sono immuni alla crudeltà del tempo. Nessuno è mai riuscito a replicare l’indistinguibile suono dei violini di Antonio Stradivari, i quali ancora oggi vengono suonati dopo più di trecento anni. Il Museo del Violino di Cremona conserva attualmente nove strumenti inestimabili delle botteghe cremonesi degli Amati, Guarneri e Stradivari, appartenenti alla collezione del Comune di Cremona e alla Fondazione Walter Stauffer. In particolari occasioni vengono prelevati dalle teche, dove sono conservati a temperatura e umidità controllata e, sotto la supervisione di una guardia giurata, vengono suonati nell’auditorium Giovanni Arvedi del museo.

Auditorium Giovanni Arvedi del Museo del Violino di Cremona

In questo stesso auditorium, prodigio di ingegneria firmato Yasuhisa Toyota dello studio Nagata Acoustics, la squadra di Leonardo Tedeschi e di Thomas Koritke, è riuscita a campionare7 quattro strumenti della collezione del museo: violino Vesuvio, A. Stradivari 1727; violoncello Stauffer, A. Stradivari 1700; violino Principe Doria, G. Guarneri del Gesù 1734; viola Stauffer, A. Amati 1614. I tecnici hanno registrato diversi musicisti con trentadue microfoni ultrasensibili mentre suonavano centinaia di specifiche sequenze di note in tutte le varianti dinamiche e tecniche (staccato, legato, piano, forte, pizzicato ecc.), in modo tale da avere un database, una “Banca del Suono” (la Stradivarius Sound Bank), della massima fedeltà possibile di tutti i suoni che lo strumento può produrre. A seguito del campionamento, i programmatori del team hanno elaborato in Germania un software che permette potenzialmente a qualsiasi persona di riprodurre i suoni attraverso il proprio computer, emulando l’esecuzione di un vero violinista. I campionatori sono una tecnologia ormai standardizzata, che vide i primi risultati negli anni ‘60 del Novecento. È con l’aumento della disponibilità di calcolo e di spazio di memoria che essi furono arricchiti di sempre più funzioni. Al giorno d’oggi è persino possibile scegliere la quantità di rumore presente nel suono di uno strumento o modificare l’intonazione delle singole corde. Queste librerie digitali sono disponibili a tutti coloro che desiderino acquistarle, ma al di là del fine economico del progetto, il vero valore dell’iniziativa risiede nella tutela del patrimonio che caratterizza la città di Cremona. Proprio grazie a questa tecnologia, anche con il passare del tempo e con il naturale deterioramento degli strumenti, il loro suono rimarrà immortale.

«Siamo l’unica città al mondo a conservare sia gli strumenti che la loro voce», sono le parole del sindaco di Cremona, che nel 2019 chiese alla città di stare in silenzio per cinque settimane. Infatti, nonostante l’auditorium sia stato progettato per evitare qualunque tipo di rumore indesiderato, durante il delicatissimo processo di digitalizzazione della voce degli strumenti, furono chiuse le strade adiacenti al museo e fu chiesto ai cittadini di non disturbare dalle 9.00 alle 18.00. Niente macchinette del caffè nei locali o passeggiate per il centro, e mentre Cremona sembrava quasi una città fantasma, nel museo accadeva la magia.

1 Con il termine “corda vuota” si intende una corda di un violino (ma anche di viola, violoncello, contrabbasso ecc.) lasciata vibrare in tutta la sua lunghezza, dal capotasto al ponticello, senza l’intervento delle dita della mano sinistra sulla tastiera per accorciarla

2 I suoni armonici sono tutte quelle componenti sonore semplici che, insieme, formano un suono generale complesso. Ogni nota che noi ascoltiamo da uno strumento musicale è in realtà composta da una serie definita di altre note (molto minori d’ampiezza rispetto alla nota fondamentale e sempre maggiori in frequenza) 

3 Lo spettrogramma è un grafico che rappresenta, in un intervallo di tempo, la disposizione delle formanti armoniche di un suono in termini di ampiezza e frequenza

4 La frequenza indica l’altezza di un suono (acuto, grave) e si misura in Hertz. Ogni nota, dunque, ha la sua frequenza. Il la che si usa per l’accordatura ha una frequenza di 440 Hertz

5 L’ampiezza indica ed è proporzionale all’intensità di un suono (forte, debole ecc.) e si misura in Decibel 

6 Le corde di uno strumento ad arco vengono sfregate da dei crini di cavallo per farle vibrare; un’arcata è un movimento di sfregamento dell’arco sulla corda

7 Il campionamento è la traduzione del suono da analogico (variazione ciclica della pressione dell’aria) a digitale, quindi dato interpretabile da un computer

Bibliografia: 

  • Antonio Stradivari: L’esposizione di Cremona del 1987, C. Beare; J.& A.Beare Ltd
  • Cremona, 1730-1750, nell’Olimpo della liuteria, C. Reuning; Consorzio Liutai A. Stradivari
  • Imparare la tecnica del suono, M. Sacco; Lambda edizioni  
  • Nuove concezioni sulle corde vibranti, Pietro Righini; G. Zanibon
  • Stradivari non è nato nel 1644, R. Bacchetta
  • To Save the Sound of a Stradivarius, a Whole City Must Keep Quiet, M. Paradiso; New York Times

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