La Decima Sinfonia

L’organetto a rullo: il primo registratore della storia

Oggi tratteremo, sul piano storico e culturale, un particolare strumento musicale, che ha influenzato la società del passato: l’organetto a rullo. Seppur tragga le sue origini dal più noto fratello maggiore, l’organo a canne, l’organetto differisce da esso per alcune caratteristiche tecniche che vedremo insieme. Come saprete, abbiamo già parlato dell’organo nell’articolo del mese di febbraio 2023. Nel caso in cui ve lo foste perso, lo potete recuperare qui.

Dovete sapere che con il termine “organetto” si designa, nel linguaggio popolare, una serie di strumenti piuttosto diversi tra loro. In questo articolo ci concentreremo sull’organetto a rullo, che è uno strumento meccanico, cioè “automatico”. Vi chiederete dunque cosa si intenda con questa definizione: il primo strumento ad essere automatizzato fu costruito nel XV secolo e fu proprio un organo a canne. L’intento era duplice, da una parte quello di portare la musica dove non era possibile avere degli esecutori e, dall’altra, quello di ottenere un’esecuzione che rasentasse la perfezione.

Per assistere alla nascita del primo organo a rullo, però, dobbiamo aspettare l’inizio del ‘500, col cosiddetto “Toro di Salisburgo”, fatto costruire dall’arcivescovo L. Von Keutschach. Provvisto di un meccanismo caratteristico, l’organetto a rullo, deve il suo nome al sistema di produzione della musica. Su un cilindro, infatti, vengono apposti dei chiodi e ad ognuno di essi corrisponde una nota musicale. Il cilindro viene fatto ruotare lentamente sul proprio asse e, di conseguenza, i chiodi azionano delle leve che comandano il suono. L’altezza dei suoni è disposta in orizzontale, mentre il tempo è dato dalla velocità di rotazione del cilindro. Questo spiega per esempio il nome inglese “barrel organ”, letteralmente “organo a barile”. Da quello francese di “orgue de Barbarie”, invece, si deduce il cognome del primo produttore europeo di questi strumenti: un modenese del ‘700, Giovanni Barberi, che costruiva organetti portatili e azionabili con una manovella laterale, che serviva per far girare il cilindro. È per questo che il termine tedesco è “Drehorgel”, dal verbo “drehen”, girare. Facendo ruotare la manovella si azionano i soffietti, di conseguenza le valvole si aprono e le canne emettono il suono. L’organetto di Barberia veniva installato su un carretto mobile, cosa che permetteva di trasportarlo tra le vie di città e paesi. Questa caratteristica lo rese il primo vero strumento musicale meccanico popolare e la sua evoluzione continuò per i successivi due secoli. Per esempio, inizialmente, la durata del brano eseguito era relegata alla limitatezza del cilindro e obbligava quindi a compromessi di vario tipo; per ovviare a questo problema, il costruttore italiano Ludovico Gavioli, emigrato in Francia verso il 1859, introdusse la lettura su libro di cartone e poi su carta forata, che da allora venne usata quasi universalmente, soppiantando gli antichi cilindri chiodati.

Oltre ad essere amato dal popolo, l’organetto a rullo entrò a tutti gli effetti nella cultura e nella società del suo tempo. Persino i compositori più celebri, come Haendel, C. P. E. Bach, Haydn e Mozart, ne furono influenzati, componendo qualche brano per lo strumento: sono almeno tre le opere di Wolfgang Amadeus Mozart affidate ad esso. Si racconta che uno dei più brillanti feldmarescialli austriaci del XVIII secolo, Ernst Gideon von Laudon, si costruì una statua di cera a grandezza naturale come proprio monumento funebre, e vicino fece posizionare un organo a cilindro che ad ogni ora avrebbe suonato una lugubre melodia. Stiamo parlando dell’Adagio K 594, scritto appositamente da Mozart per questo strumento meccanico. La statua di cera, insieme all’organetto, si trovava nel museo personale del conte Joseph von Deym, che rimase talmente impressionato dalla musica del genio di Salisburgo da commissionargliene subito un’altra. Così venne alla luce l’Andante K 616, di cui prontamente ne venne fatta anche la versione per pianoforte.

Durante l’epoca romantica ottocentesca, il suonatore di organetto iniziò a rappresentare la figura tipica del Wanderer (viandante), spesso associata al sentimento di Heimweh (nostalgia di casa) e quindi a condizioni di vita poco agiate. In Winterreise (Viaggio d’inverno), considerabile come il più importante ciclo di Lieder1 di Franz Schubert, l’ultimo Lied è intitolato proprio Der Leiermann (Il suonatore di organetto). Il protagonista del ciclo è un giovane innamorato di una fanciulla. Scacciato dalla casa della ragazza diventa un viandante, che nel girovagare rievoca le tristezze dell’amore: per questo, infatti, ben sedici su ventiquattro Lieder sono in tonalità minore, con una tristezza crescente. Anche l’ultimo è in tonalità minore (La min., autografo Si min.) e in esso si può cogliere la rassegnazione dell’amante e la fascinazione che la morte esercita sul viandante: in uno scenario di gelo funebre, la musica risulta essere “meccanica”. Con un rintocco costante del bicordo si-fa#, il pianoforte rappresenta chiaramente l’organetto tramite una frase di due misure2 ripetuta. 

Drüben hinterm Dorfe steht ein Leiermann
und mit starren Fingern dreht er, was er kann.
Barfuss auf dem Eise wankt er hin und her
und sein kleiner Teller bleibt ihm immer leer.

Keiner mag ihn hören, keiner sieht ihn an,
und die Hunde knurren um den alten Mann.
Und er lässt es gehen alles, wie es will,
dreht und seine Leier steht ihm nimmer still.

Wunderlicher Alter, soll ich mit dir geh’n?
Willst zu meinen Liedern deine Leier dreh’n?

Al limitare del paese c’è un uomo con l’organetto;
con le dita indurite gira la manovella.
Scalzo, sul ghiaccio vacilla qua e là,
il piattello resta sempre vuoto.

Nessuno l’ascolta, nessuno lo vede,
e ringhiano i cani intorno al vecchio.
Indifferente a tutto lui gira, gira,
l’organetto mai non tace.

Vecchio misterioso, e se venissi con te?
Accompagneresti i miei canti col tuo organetto?

Vi starete chiedendo perché abbiamo voluto dedicare un intero articolo a questo particolare strumento. La risposta si trova nella caratteristica che l’ha reso diverso da qualsiasi altro nella storia. L’organetto a rullo, in effetti, può essere considerato come precursore delle prime tecnologie di registrazione e riproduzione musicale, e questa peculiarità gli ha permesso di diffondersi con successo in tutto il mondo occidentale fino all’invenzione del 1876 di T. A. Edison. Il fonografo e i suoi successori, infatti, rivoluzionarono la storia della musica e decretarono la scomparsa di precedenti sistemi di riproduzione sonora come l’organetto, che, da strumento popolare, divenne un esemplare da museo. Ciononostante, è fondamentale considerare gli strumenti meccanici in generale come un’autorevole fonte storica. Grazie ad essi è possibile dedurre importanti informazioni sulle prassi esecutive delle epoche passate, e inoltre grandi compositori e interpreti, come Skrjabin, Busoni, Grieg e Debussy si preoccuparono di lasciar traccia di esecuzioni dei propri brani su pianoforti automatici. Insomma, da sempre l’ingegno umano ha dato vita a nuove tecnologie in grado di far progredire vari ambiti del sapere. Ai giorni d’oggi, per esempio, i compositori hanno la possibilità di affidarsi alle nuovissime intelligenze artificiali per avere spunti melodici e non solo; ma già tornando parecchio indietro, verso la metà del 1600, fu creata una macchina in grado di combinare matematicamente più cellule melodiche e ritmiche apposta per la composizione di musica sacra, senza dover necessariamente conoscere la teoria musicale. Si tratta dell’Arca Musarithmica, inventata e descritta nel Musurgia Universalis dal gesuita Athanasius Kircher.

Ad ogni modo, anche se non riveste più la medesima funzione del passato, l’organetto continua ad essere portato nelle vie e nelle piazze dai più appassionati, che spesso hanno anche l’occasione di ritrovarsi in veri e propri festival a tema.

1 Plurale di Lied, letteralmente “canzone”, è anzitutto un concetto poetico, e designa poesie regolarmente strutturate e soprattutto cantabili. In musica è la sintesi di, appunto, mondo musicale e poetico, si distacca generalmente dal virtuosismo tipico dell’aria ed è per la casa borghese, per il salotto (successivamente anche per la sala da concerto). Trae le sue origini nel Medioevo con le canzoni cortesi dei Minnesänger e quelle borghesi dei Meistersänger e tocca il suo apice durante il Romanticismo

2 Nella notazione musicale, la battuta (o misura) è la suddivisione dei valori di durata di note e pause sul rigo musicale

Bibliografia:

  • Guida introduttiva agli strumenti meccanici: Collezione Marino Marini, L. Gerli; M. Marini
  • Interpreting Bach at the Keyboard, P. Badura-Skoda, trad. inglese di A. Clayton; Clarendon Press
  • Mechanische Musikinstrumente früherer Zeiten und ihre Musik, E. Simon; Breitkopf & Härtel

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