La Decima Sinfonia

Madama Butterfly

L’illusione del vero amore

Per Giacomo Puccini, gli anni intorno al 1900 furono i più intensi di tutta la sua carriera: dopo il successo di Tosca, riscosso non solo a livello nazionale ma anche in Europa e in America, egli dovette affrontare una serie di questioni e imprevisti importanti. Una delle sue sorelle, Nitteti, scoprì una sua relazione clandestina con una ragazza di Torino, di nome Corinna. Molti dei dettagli riguardanti il loro rapporto e la conseguente reazione di Elvira, compagna di Puccini, sono tuttora rimasti all’oscuro, ma sappiamo di certo che la faccenda fece non poco scompiglio tra le mura della nuova villa di Torre del Lago. Nel frattempo, comunque, il compositore lucchese era nel bel mezzo di una frenetica e ossessiva ricerca di un nuovo soggetto da musicare, e iniziò così a maturare un grande interesse per la storia narrata in un dramma di David Belasco andato in scena a Londra: Madame Butterfly, tratto a sua volta da una novella omonima di John Luther Long del 1898. Puccini era sempre più convinto di voler scrivere musica su questo soggetto e insistette più volte con il suo editore Ricordi, che però inizialmente si rivelò riluttante. Per acquistare i diritti d’autore ci volle un anno, dato che la questione doveva passare non solo dal drammaturgo americano Belasco, ma anche dall’autore della novella Long. Nel 1901, finalmente, il lavoro sulla futura opera Madama Butterfly prese il suo avvio, con l’ormai classico procedimento: Illica si occupò della drammatizzazione e della schematizzazione scenica prendendo come modello sia la novella originale tradotta in italiano che la tragedia di Belasco, e Giacosa si preoccupò della versificazione. Nel 1902 il libretto fu terminato e la musica del primo atto in parte composta. Il tutto, però, fu interrotto da un imprevisto: in una notte di febbraio del 1903, Giacomo, Elvira e il piccolo Tonio incorsero in un grave incidente automobilistico. Il più a rischio fu proprio Puccini, che per poco non rimase fatalmente schiacciato sotto tutto il peso dell’auto. Se la cavò con una tibia rotta e una convalescenza di parecchi mesi, forse durata più a lungo del previsto probabilmente a causa del diabete che gli verrà diagnosticato poco dopo. La composizione di Butterfly fu rallentata di molto, sia per le condizioni fisiche del suo autore, sia per quelle psicologiche: l’umore del musicista iniziò a incrinarsi considerevolmente proprio in questo periodo, in cui lamentò di soffrire di solitudine e tristezza, abbandonato da amici e familiari che comunque, affermò lui stesso, non lo avrebbero capito. Considerò la sua vita artistica come qualcosa di estraneo alla sua interiorità, che era costretto a vivere chiuso in sé stesso. È comunque probabile che, in una situazione così delicata, il pessimismo abbia preso il sopravvento sul temperamento del lucchese e che in qualche modo abbia alquanto esagerato. Nei primi giorni dell’anno seguente, infatti, la coppia formata da Giacomo ed Elvira si unì regolarmente in matrimonio, finalmente reso possibile dopo la morte dell’ex marito di Elvira. 

Puccini in sedia a rotelle dopo l’incidente del 25 febbraio 1903

Quindici anni dopo la prima esecuzione di Edgar, avvenuta nel 1889, Puccini e Ricordi scelsero dunque nuovamente il Teatro alla Scala per il debutto di Madama Butterfly. Per i numerosi avversari di Puccini, però, l’evento si rivelò una vera e propria occasione per far andare nel peggiore dei modi possibili la serata della première. È anche necessario considerare che tra Ricordi e Sonzogno, le due case editrici di maggior rilievo, in quei primi anni del secolo persisteva un clima tesissimo, dovuto al sempre più crescente conflitto d’interessi. Infatti, se Ricordi si concentrava principalmente sull’esportazione dei maggiori titoli italiani del momento, Sonzogno faceva l’esatto opposto, importando nella penisola i nuovi e moderni capolavori d’oltralpe, francesi e tedeschi. La casa editrice avversaria, molto probabilmente, mise dunque in atto un piano d’azione anticipato per far fischiare la nuova opera al suo debutto. La sera del 17 febbraio 1904, infatti, Madama Butterfly fece un fiasco clamoroso. I carteggi dei giorni seguenti di familiari e amici di Puccini riportano chiaramente l’avversione provata per quel pubblico, che permise l’ascolto a malapena del solo inizio di tutta l’opera. Ad ogni modo, il musicista lucchese era più che convinto del valore della sua nuova partitura, e scrisse così in una lettera all’amico Camillo Biondi: «Ma la mia Butterfly rimane qual è: l’opera più sentita e suggestiva ch’io abbia mai concepito! E avrò la rivincita, vedrai, se la darò in un ambiente meno vasto e meno saturo d’odi e di passioni». Il maestro non si sbagliava, perché la sua Butterfly tornò a Brescia pochi mesi dopo e fece un grande successo. Le modifiche apportate furono sì significative, ma non tali da giustificare un fiasco di così grandi proporzioni. La più evidente tra queste fu forse la separazione in due parti del secondo atto, che nella versione originale dura un’ora e mezza ed è quello conclusivo. Inizialmente, infatti, l’idea era quella di tenere inchiodato il pubblico attorno alla disperata attesa che vive la protagonista per tutta la durata dell’atto, che Puccini riteneva «la vita dell’opera».1 Tutta la vicenda, ambientata nell’epoca contemporanea di Puccini, ruota attorno ad una ragazza giapponese di quindici anni, Cio-Cio-San (in inglese Madama Butterfly), che decide di accettare la proposta di matrimonio avanzata da Benjamin Franklin Pinkerton, un luogotenente della marina statunitense. Quest’ultimo, però, la prende come sposa solo per puro spirito di avventura, per trascorrere insieme a una donna del luogo il suo periodo di servizio militare lontano dal suo paese. Durante i festeggiamenti per il matrimonio appena celebrato, irrompe sulla scena un parente di Butterfly, lo zio Bonzo, che disereda pubblicamente la ragazza in quanto traditrice dei valori e della religione della sua patria. Come già si poteva intuire, Pinkerton lascia la fanciulla pochi mesi dopo il matrimonio per costruirsi una famiglia negli Stati Uniti. Passati tre anni, la ragazza è diventata ormai donna, e ha cresciuto da sola il bambino che ha concepito con l’americano. Il denaro lasciato da quest’ultimo per permettere il sostentamento di Cio-Cio-San sta ormai per terminare e tutti coloro che le stanno vicino perdono sempre più la speranza nell’attesa del ritorno del luogotenente. L’unica a crederci è sempre e solo lei, fiduciosa del suo amore incrollabile. All’improvviso si vede arrivare in lontananza una nave americana nel porto di Nagasaki: finalmente l’amato ha fatto il suo ritorno. Butterfly è felice, non vede l’ora di rivedere Pinkerton, addobba la casa con fiori di ogni tipo e indossa l’abito con cui l’ha visto per la prima volta, quello nuziale. Passano le ore, la notte sfuma in una magnifica alba che Puccini colora in partitura con le voci lontane dei marinai del porto e i fischi d’uccelli. Tutta la gioia che traspare temporaneamente dalla musica è annientata dall’arrivo in scena di Pinkerton insieme alla sua nuova moglie americana, Kate. Per Butterfly si tratta di un colpo troppo duro da sostenere («forse potrei cader morta sull’attimo»). Dopo aver congedato tutti e dopo aver rivolto le sue ultime struggenti parole al figliuolo, si suicida rispettando il rituale giapponese dello Jigai (l’equivalente femminile dell’Harakiri).

Quando Puccini scelse di comporre quest’opera, per lui la prima su un soggetto esotico, si preoccupò di ricreare l’atmosfera giapponese nella maniera più realistica possibile. Si trattava ormai di una consuetudine, dopo l’attenzione rivolta alla fanfara del Quartiere latino in Bohème e al risveglio della città di Roma nel terzo atto in Tosca. Già dal 1902, infatti, il musicista attuò un’attenta ricerca del materiale musicale autoctono giapponese, cercando di intrattenere relazioni con alcuni studiosi della cultura nipponica. Questa particolare attenzione fece eccezione nell’ambito operistico italiano dell’epoca, poiché la maggior parte delle opere su soggetto esotico composte fino ad allora furono affrontate seguendo un linguaggio standard, basato su poche semplici tecniche compositive comuni per tutti i paesi orientali.2 Puccini, invece, utilizzò un totale di dieci melodie originali giapponesi, e diede loro spazio notevole in partitura: quasi un quarto di tutta l’opera, infatti, è costruito a partire da musica orientale. Nell’esempio seguente vengono esposti alcuni dei temi3 originali giapponesi e la loro correlata trascrizione nell’opera:

Madama Butterfly è anzitutto un dramma psicologico, dominato interamente da un solo personaggio. Questa caratteristica permise al maestro di Lucca, più che in ogni altra occasione, di elaborare la musica secondo le tecniche del Leitmotiv4 wagneriano. Inoltre, il contrasto sempre crescente tra il mondo reale e la dimensione delle illusioni che permangono nella mente di Cio-Cio-San si rivelò una sorta di terreno fertile per la creazione di una musica in continua evoluzione. A trasformarsi, dunque, non vi è solo la psicologia della protagonista, ma anche tutti i temi ad essa correlati. Più in generale, comunque, si può notare come le caratteristiche tipiche del linguaggio pucciniano vadano a consolidarsi sempre di più: una grandissima maestria nella pittura sonora dell’ambiente (visibile ad esempio nel momento del risveglio di Nagasaki), il lirismo sentimentale (protagonista nel duetto d’amore del finale del primo atto), e infine l’uso di dissonanze come mezzo per intensificare drammaticamente la vicenda.

Estratto dal terzo atto: è l’alba e in lontananza si sentono perfino i fischi degli uccelli
Finale dell’atto I: i due sposi si coricano insieme in un momento tra i più appassionati e lirici di tutta l’opera
Finale dell’opera: una melodia ossessiva, basata principalmente su cromatismi e dissonanze, accompagna il rituale suicida di Cio-Cio-San

L’impatto che quest’opera ha avuto nella cultura di massa è stato ed è tuttora certamente tra i più considerevoli registrati nella storia della lirica mondiale. Più in particolare, se si pensa a Puccini, viene subito alla mente, tra le altre, la giovanissima eroina giapponese che, pur di conservare il suo onore e la sua identità, decide tragicamente di sacrificarsi per difendersi dall’indifferenza che dilaga nella cultura occidentale. 

1 Da una lettera di Puccini a Illica del 16 novembre 1902

2 Il linguaggio si basava sull’uso di alcuni intervalli tipici nella melodia (come quello di seconda aumentata), su una frequente alternanza tra modo maggiore e minore e su schemi metrici ostinati

3 Con il termine tema si indica una frase musicale, ovvero una melodia. Spesso è utilizzato anche il termine motivo con significato simile

4 Il Leitmotiv (in tedesco “motivo conduttore”) è una melodia che ricorre più volte nel corso di un brano musicale poiché strettamente legata a un personaggio, a una situazione, a un sentimento o a un’idea; è per questo usato in larga scala nell’opera e nel poema sinfonico

Bibliografia:

  • Puccini, V. Bernardoni; Il Saggiatore
  • Giacomo Puccini, L’arte internazionale di un musicista italiano, M. Girardi; Marsilio
  • Grandi operisti italiani, sezione su Giacomo Puccini a cura di G. Marchesi; Periodici San Paolo s.r.l.

Iscrivi alla newsletter La Decima Sinfonia ISSN 3035-5060. Nella tua casella di posta una volta al mese con articoli, interviste e i migliori concerti dal vivo e in streaming.

IL TUO SOSTEGNO CONTA

La Decima Sinfonia è un progetto che viene portato avanti dalla passione dei suoi autori, ma è solo grazie ai suoi donatori che i contenuti possono essere liberi per tutti. Con una piccola donazione tramite bonifico potrai aiutarci a sostenere le spese di gestione e finanziare nuovi progetti.

Scopri come | No, la prossima volta