Durante il primo decennio del Ventesimo secolo furono molteplici i tentativi di fusione delle diverse arti in grandi opere sinestetiche. In questa atmosfera di ricerca si pone anche il Prometeo di Skrjabin: una composizione orchestrale che prevede l’utilizzo di colori durante la sua esecuzione. Essi, codificati tramite il linguaggio musicale, vengono associati a significati ben precisi e sono parte integrante del complesso disegno narrativo.

Il nuovo Messia:
Nato il giorno di Natale del 1871 (secondo il calendario Giuliano), Alexandr Nikolaevič Skrjabin fu da molti considerato il maggiore compositore simbolista russo. Dopo aver iniziato lo studio del pianoforte già in tenera età con Zverev, fu ammesso al Conservatorio di Mosca, dove si diplomò nello stesso strumento, senza però completare mai il percorso di composizione. La sua concezione musicale, infatti, era spesso al centro di aspri dibattiti per via delle sue tendenze innovative e sperimentali, che lo portarono, nell’ultimo periodo della sua vita, all’ideazione di un avanguardistico e personale linguaggio atonale.1

Nel 1891, a causa di uno studio intenso e sconsiderato, Skrjabin si procurò una grave infiammazione ai tendini della mano destra. Fu in questo periodo che scrisse brani come il Preludio e Notturno per mano sinistra sola, e che ebbe modo di approfondire le sue conoscenze filosofiche, avvicinandosi in modo particolare al pensiero di Schopenhauer e di Nietzsche. Successivamente egli si legò alla teosofia e a teorie mistico-panteistiche, con una sostanziale visione deificante di se stesso, che sfociò nella propria identificazione con Cristo e nell’autoproclamarsi il Messia. La sua visione generale, infatti, vede un’umanità in preda a forze oscure, in attesa dell’estasi-catarsi. Quest’ultima, che avrebbe dovuto attuare la salvezza, sarebbe dovuta avvenire tramite una creazione dello stesso Alexandr: il Mistero, cioè un’opera multisensoriale che, eseguita ai piedi dell’Himalaya, avrebbe dovuto decretare la fine dell’umanità. Nel 1914 Skrjabin iniziò la composizione dell’opera e comprò perfino un terreno in India per la sua realizzazione, tuttavia, purtroppo (o per fortuna della nostra specie), l’anno dopo Skrjabin morì precocemente, a soli quarantatré anni e all’apice della sua carriera musicale, lasciando incompiuto quello che sarebbe dovuto essere il suo punto di arrivo, il suo progetto finale.
Prometeo, il poema del fuoco:
A volte catalogato come Quinta Sinfonia, il Prometeo è in realtà un poema sinfonico,2 iniziato nel 1909 e concluso nel ‘10, che avrebbe dovuto probabilmente far parte del Mistero. Non si tratta di un vero e proprio adattamento in musica dell’antico mito greco di Prometeo. Esso, piuttosto, ripercorre le fasi della storia dell’umanità, dal Caos primordiale, al conflitto tra Volontà e Materia, fino alla vittoria della Volontà e alla successiva estasi cosmica.

Il Poema del fuoco fa parte dell’ultimo periodo artistico e di vita di Skrjabin, caratterizzato, come vedremo, da un linguaggio maturo e da un’armonia3 non più tonale. Una delle peculiarità che rende unica la composizione è la sua natura sinestetica: suono e luce si compenetrano, concorrendo alla realizzazione dell’opera. Per Skrjabin la fusione di tutte le arti era essenziale, ma non nel senso scenico-teatrale wagneriano. Proprio per questo, l’utilizzo della luce, che secondo la sua concezione avrebbe dovuto pervadere l’intera sala da concerto, non è un espediente scenico. La partitura del Prometeo, inoltre, non contiene altri segni che non siano di tipo musicale e perciò ogni colore è rigorosamente codificato tramite note o accordi. Il primo pentagramma che compare, infatti, porta la dicitura Luce e indica la parte del clavier à lumières. Si tratta di un particolare strumento musicale a tastiera che proietta o accende delle luci: ad ogni nota corrisponde un preciso colore.

Ogni colore, inoltre, è associato ad un significato simbolico che ha un ruolo nello sviluppo e nella comprensione degli eventi narrati. Il blu, per esempio, è il colore della Ragione e della Volontà (la forza creatrice positiva su cui si chiuderà l’opera: il dono di Prometeo), i colori affini al rosso rappresentano la materialità e la banalità delle cose umane, il giallo indica i momenti in cui l’umanità prende coscienza della propria dignità, il verde rappresenta il Caos.
Concezione, interpretazione e analisi del poema:
La partitura del Prometeo si presenta quasi come monumentale per via del suo organico singolarmente vasto, voluto dal compositore per una maggiore ricchezza timbrica. Oltre agli strumenti normalmente impiegati nell’orchestra, infatti, troviamo anche organo, pianoforte, celesta,4 tastiera a colori e coro misto a quattro parti. Quest’ultimo non intona un testo, bensì canta sulle vocali, che hanno anch’esse un colore corrispettivo (a = acciaio con sfumature lilla, e = lilla, o = bianco azzurro e qualche volta rosso, coro a bocca chiusa = blu perlaceo). Inoltre, secondo una concezione prettamente simbolista, che prevede una partecipazione “attiva” del pubblico, quest’ultimo dovrebbe vestirsi di bianco, così come i coristi, in modo tale da poter cambiare colore di volta in volta.

Il Prometeo si apre con il cosiddetto accordo sintetico (così chiamato perché sintetizza la scala di Skrjabin)5 o mistico, formato da sei quarte6 sovrapposte. Questo, tenuto per cinque battute7 dall’orchestra, simboleggia l’immobilità del Caos originario. Da esso scaturisce il primo tema,8 simboleggiante il Principio creativo. Ad esporlo sono i corni con sordina, che ripropongono le stesse note dell’accordo sintetico, questa volta in forma di melodia: da esso (e quindi dal Caos) nascono i temi della genesi cosmica. I colori sono il blu, per il principio creativo, e il verde, per il Caos.
Il secondo tema, invece, rappresenta la Volontà ed è a sua volta derivato melodicamente dal primo. Schopenhauerianamente, la volontà è principio creativo, movimento vitale originario: ecco spiegata la correlazione melodica dei primi due temi. Affidato alle trombe, questo tema risulta essere di vitale importanza per lo sviluppo e per la costruzione del poema: esso infatti scandisce una sostanziale tripartizione dell’intero lavoro (Esposizione, Sviluppo e Ripresa). Semplice e breve, con carattere imperioso (impérieux), è contraddistinto da un moto ascendente inarrestabile, il cui slancio verso l’alto è acuito anche dalla struttura ritmica (la penultima nota, infatti, è una semicroma,9 invece che una croma10 come le altre). In corrispondenza dell’apparizione del tema della Volontà, inoltre, il verde scompare per una battuta (nella parte della tastiera a colori viene a mancare la nota “La”, che indica il colore verde).

Il successivo terzo tema è simbolo della nascente Razionalità umana: si tratta di una melodia piana, animata improvvisamente tramite una terzina11 formata da una seconda e una settima minori.6 Il colore verde svanisce quasi definitivamente con l’ingresso di questo tema: il disordine soccombe alla Ragione. Questo colore, quindi, resta legato all’idea del Caos irrazionale originario e le sue rare riapparizioni durante la partitura connotano momenti di crisi e quindi preannunciano mutamenti radicali della situazione melodica. Subito dopo l’esposizione del terzo tema da parte dell’orchestra, fa la sua comparsa il pianoforte. A questo strumento, che rappresenta l’eroe Prometeo, sono affidate sei variazioni, in cui viene elaborato il materiale tematico. La prima variazione elabora il secondo tema e simboleggia un primo tentativo da parte di Prometeo di far propria la Volontà. I colori sono il blu, l’acciaio e successivamente il rosso. La seconda variazione del pianoforte, invece, elabora il terzo tema e indica la felicità di Prometeo per la Ragione. I colori sono il blu e il giallo.

A questi tre temi simbolicamente positivi, però, vengono contrapposti altrettanti temi ostili, esposti ravvicinatamente. Questi sono connotati da un forte cromatismo,12 indice della loro negatività, in quanto simboli della Materia. Il primo di questi, cioè il quarto complessivo, viene presentato inizialmente dal flauto e successivamente dall’oboe, con andamento prima ascendente e poi discendente.

Segue il quinto tema, affidato ai violini: annunciato per tre volte in maniera parziale, viene finalmente proposto per intero. Il suo andamento melodico è oscillante ed espressivo. Infine il sesto e ultimo tema, esposto per la prima volta dal primo flauto e dal corno inglese, ha una struttura melodica piuttosto semplice e ricoprirà un ruolo predominante nel corso dello Sviluppo. Questo secondo gruppo tematico è simbolo della Materia e del mondano. A caratterizzare questa sezione sono i colori affini al rosso: arancione rosato, viola e porpora.
La terza variazione del pianoforte, che sviluppa il primo tema (del Principio creativo), segna l’inizio dello sviluppo. Prometeo ha acquisito la consapevolezza di se stesso e della propria potenza creativa: egli è dunque divenuto capace di lottare per comunicare agli altri la sua esperienza, ma non riesce ancora a contrastare la Materia. La quarta variazione, infatti, simboleggia una vittoria della Materia su Prometeo. Esposta dal pianoforte solo, essa elabora il sesto tema (della Materia). Subito dopo, il primo flauto e il primo oboe riprendono i motivi dell’elaborazione proposta dal pianoforte. Il predominio del mondano è ora al suo culmine.
In questa schiacciante egemonia mondana, però, la Volontà cerca in tutti i modi di ribellarsi alla Materia. A rappresentarla troviamo delle isolate quarte ascendenti che sintetizzano il secondo tema (per l’appunto della Volontà), ancora una volta alle trombe. Questi tentativi compaiono con sempre maggiore frequenza, fino al ritorno del primo tema (Principio creativo) ai corni. La Volontà, ora, comincia a contrastare la Materia e le riapparizioni del secondo tema, infatti, si fanno via via sempre più frequenti e forti. Finalmente, le trombe espongono ancora una volta la quarta ascendente, spezzando la sonorità dell’orchestra. I corni fanno eco e il pianoforte ne riprende e rinforza la voce, esponendo la sua quinta variazione. Si tratta del primo segno della liberazione di Prometeo dal giogo della Materia: egli ha finalmente riconquistato la Volontà. Il colore principale è il rosso.
Dopo un punto di apex, che arriva con il do sovracuto delle trombe e che rappresenta l’affermazione della Volontà sulla Materia, il clima inizia a placarsi. La fine del conflitto è rappresentata tramite un motivo dei campanelli, che viene poi rielaborato nella sesta e ultima variazione del pianoforte, in cui gli intervalli vengono rovesciati e la melodia viene contrappuntata13 con un disegno in terzine. Questo momento, in corrispondenza con l’intervento del pianoforte, risulta particolare, in quanto è l’unico punto di tutta la partitura in cui la tastiera a colori attiva contemporaneamente tre luci diverse (sul pentagramma questo si traduce in un accordo di tre note sovrapposte). Tra gli altri colori, fa la sua ricomparsa il verde, che presagisce ciò che sta per accadere. Subito dopo, infatti, fanno ritorno il quinto e il sesto tema: la Materia tenta per un’ultima volta di contrastare la Volontà.
Il sesto tema, a questo punto, si piega all’affermazione della Volontà. Il suo nuovo andamento ascendente, infatti, rimanda a quello del secondo tema. Finalmente, quindi, il motivo dei campanelli, simbolo della fine del conflitto, pervade l’orchestra, che si fa più leggera.
Il successivo ritorno delle prime due variazioni del pianoforte riporta lo strumento al ruolo di protagonista. Si tratta di una riaffermazione di potenza di Prometeo, ormai incontrastato. Questa sezione chiude lo Sviluppo, e l’ingresso del coro, simbolo dell’umanità, apre la terza e ultima sezione: la Ripresa. I coristi, sostenuti dall’organo, intonano ancora una volta il secondo tema. È il dono di Prometeo: l’umanità ha raggiunto la consapevolezza di se stessa e della propria potenza creativa.
Il dramma è concluso: Prometeo ha donato il suo tesoro di felicità e sapienza, distribuendolo all’umanità. L’universo è quindi glorificato nell’Estasi e tutte le forme vitali vengono riassorbite nell’unità divina generatrice. Il Mistero si compie e il Prometeo ne è la sua contemplazione sinfonica. Il tripudio finale di tutta l’orchestra, accompagnata da bagliori blu, viola, gialli, rossi, arancione rosati, acciaio, si chiude su un accordo di Fa diesis maggiore su cui si stabilizza definitivamente il colore blu. Si tratta dell’unico accordo tonale14 di tutta l’opera, che in questa posizione simboleggia l’estasi finale. Il dono di Prometeo, infatti, è annichilimento: ritorno a uno stato di quiete senza desiderio, e questo accordo, che non ha tensioni interne, è quindi simbolo di uno stato di negazione della volontà. E se Schopenhauer, nelle ultime pagine del Mondo come volontà e rappresentazione, scriveva che lo stato di negazione della volontà è incomunicabile agli altri, lo Skrjabin filosofo-musico-poeta che si esprime con la musica come linguaggio (che è «immagine diretta della volontà in se stessa»), può rendere comunicabile l’esperienza che risulta essere invece incomunicabile per chi si serve di un linguaggio razionale. In qualche modo Skrjabin è come Prometeo: egli stesso compie questo atto come dono all’umanità intera.
Il Prometeo è in un certo senso il vero manifesto filosofico di Skrjabin. I diversi momenti e le fasi della maturazione della sua visione filosofica, infatti, hanno un riscontro in quest’opera. È interessante notare come un compositore del suo calibro, che venne descritto dalle fonti dell’epoca come una delle figure più influenti e conosciute a livello internazionale, sia stato sostanzialmente dimenticato dopo la prima guerra mondiale. La cultura post-bellica, forse, non era pronta per accettare la musica e la visione filosofica del moscovita.
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1 Per atonalità, in musica, si intende la negazione del sistema tonale e delle sue regole, che fanno capo alla tonica, ossia il I grado, come punto di riferimento per gli altri gradi della scala. L’atonalità fu concepita e sviluppata in modo particolare durante i primi decenni del XX secolo
2 Con il termine poema sinfonico si intende un tipo di composizione per orchestra sinfonica che, come caratteristica principale, trae origine da un argomento letterario o comunque extramusicale. Si sviluppa principalmente nella seconda metà del XIX secolo
3 L’armonia è la struttura degli accordi (gruppi di note eseguiti simultaneamente) che sorreggono e accompagnano una melodia
4 La celesta è uno strumento a tastiera che produce il suono tramite lamelle di metallo percosse da martelletti
5 Con scala di Skrjabin si intende un particolare tipo di scala, formata da sei suoni. Essa prende il nome dal compositore russo, il quale la coniò per il suo Prometeo
6 Con il termine intervallo, in musica, si intende la distanza tra due note musicali. Gli intervalli possono essere di vari tipi (maggiori, minori, giusti, eccedenti, diminuiti ecc.) e, a seconda della distanza che intercorre tra le due note, prendono il nome di seconde, terze, quarte, quinte e via dicendo. La distanza tra un Do e un La, per esempio, è di sesta (DO, Re, Mi, Fa, Sol, LA)
7 Nella notazione musicale, la battuta (o misura) è la suddivisione dei valori di durata di note e pause sul rigo musicale
8 Con il termine tema si indica una frase musicale, ovvero una melodia. Spesso è utilizzato anche il termine motivo con significato simile
9 La semicroma è un valore musicale di durata di una nota o di una pausa. Si può chiamare anche “sedicesimo” poiché corrisponde alla sedicesima parte della cosiddetta “semibreve” (o “intero”, valore di base)
10 La croma è un valore musicale di durata di una nota o di una pausa. Si può chiamare anche “ottavo” poiché corrisponde all’ottava parte della cosiddetta “semibreve” (o “intero”, valore di base)
11 Figura ritmica formata da un gruppo di tre note di valore eguale tra loro
12 Con il termine cromatismo, in musica, si intende l’utilizzo dei semitoni estranei alla scala della tonalità del brano. Il suo utilizzo implica generalmente un’instabilità armonica ed è spesso associato a situazioni di tristezza o dolore
13 Nel gergo musicale la parola contrappunto si usa per indicare quel tipo di scrittura compositiva nella quale due o più linee melodiche si sovrappongono seguendo regole ben precise
14 La tonalità in musica è un sistema codificato che si basa sui rapporti interni tra le note di una scala, nella quale ogni nota ha un’importanza diversa rispetto alle altre. Esistono dodici tonalità maggiori e dodici minori e tra di esse intercorre un rapporto di vicinanza o lontananza
Bibliografia:
- Il Prometeo di Scriabin, A. Collisani; S. F. Flaccovio, Editore
- Scriabin: a biography of the Russian composer, 1871-1915, F. Bowers – second, revised edition; Dover Publications, Inc.




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