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Tra la cinematografia moderna e il melodramma storico ci sono molte più affinità di quanto non si pensi. La chiave di questo legame risiede nella figura di un compositore che rivoluzionò il teatro musicale e la concezione dell’opera lirica: Richard Wagner.
Se al giorno d’oggi siamo abituati ad assistere a un qualsiasi spettacolo teatrale nel buio della platea e in religioso silenzio, dobbiamo tenere conto del fatto che non fu sempre così. Fino alla prima metà del XIX secolo, infatti, durante la recita di un’opera lirica,1 le luci della sala venivano lasciate accese per tutta la durata dello spettacolo, e gli spettatori erano soliti dedicarsi alle più disparate attività sociali, invece che prestare attenzione alla scena. Il teatro era dunque un luogo di ritrovo e di svago, in cui si giocava, si cenava e si incontravano gli amanti. È proprio in questo contesto culturale che irruppe nella scena musicale europea la figura di Richard Wagner. Il suo nuovo modo di concepire l’opera lirica fu rivoluzionario e la sua influenza fu talmente importante da creare un’accesa disputa tra i compositori dell’epoca a lui successiva. Le sue composizioni, quasi totalmente per il teatro, presentano innumerevoli novità anche dal punto di vista delle tecniche compositive. Una di queste è, senza dubbio, quella del Leitmotiv, letteralmente motivo conduttore: un tema,2 solitamente di breve durata, che viene associato a un personaggio, a un’idea o a una situazione particolare del dramma musicale. Wagner fu, in qualche modo, il primo a dare uguale importanza a musica e parole, scrivendo di suo pugno sia la partitura sia il libretto3 delle sue opere. La novità stava proprio nel pensare l’opera lirica come dramma teatrale, nel quale tutte le arti, Wort (parola), Ton (musica) e Drama (azione), concorrono al raggiungimento di una concezione olistica: la Gesamtkunstwerk, ossia opera d’arte totale. Per quanto riguarda la praticità della rappresentazione scenica, il compositore tedesco si impegnò anche per ridurre l’illuminazione in sala, in modo da far convergere l’attenzione sul palcoscenico, che a sua volta non stava più sullo stesso piano dell’orchestra, perché quest’ultima si trovava ad un livello più basso rispetto alla platea, ovvero nel cosiddetto golfo mistico o più semplicemente buca, delimitata da una balaustra. Questa nuova ubicazione dell’orchestra faceva sì che il pubblico venisse avvolto dalla musica senza poter vedere la fonte sonora. Le tracce di questa rivoluzione culturale si ritrovano in tutta la produzione teatrale del XX secolo, giungendo sino all’avvento della cinematografia. Anche nella musica da film è usata spesso la tecnica del Leitmotiv. Uno degli esempi più eclatanti è quello del celebre film Jaws (Lo squalo) del 1975, con regia di Steven Spielberg e musiche di John Williams.4 La ripetizione delle due note mi e fa (a distanza di semitono) nel registro grave si presenta come motivo musicale quasi privo di carattere melodico, con l’efficace scopo, però, di far identificare allo spettatore la figura dell’animale marino.

Tornando a Wagner, possiamo dire che egli anticipò l’ambientazione della sala cinematografica moderna, facendo costruire, grazie ai fondi del re Ludwig II di Baviera, il teatro di Bayreuth a partire dal 1872. Quest’ultimo era stato appositamente studiato per avere al suo interno tutte le innovazioni previste dal compositore, tra le quali la buca orchestrale, la cui caratteristica fonica potrebbe essere paragonata agli impianti surround5 del cinema moderno.


L’inaugurazione del teatro bavarese si tenne il 13 agosto 1876 con la rappresentazione de L’oro del Reno, primo pilastro della maggiore opera wagneriana: Der Ring des Nibelungen (L’anello del Nibelungo), una tetralogia formata da quattro drammi musicali rappresentanti un prologo e tre giornate. Essa fu concepita come vera e propria “opera dell’avvenire” (Das Kunstwerk der Zukunft), nella quale l’antico mito germanico6 annuncia l’avvento di un’umanità purificata dalla sete di ricchezza e di potere e libera da patti e leggi. Il ciclo è composto dai seguenti titoli: Der Rheingold (L’oro del Reno), Die Walküre (La Valchiria), Siegfried (Sigfrido) e Götterdämmerung (Il crepuscolo degli dei). Non tutti sanno che Wagner compose il testo poetico dal 1848 al 1852, iniziando dall’ultima opera per giungere a ritroso alla prima, mentre la stesura della partitura musicale avvenne nell’ordine corretto, a partire dal 1853, ma non senza interruzioni.7

A questo lavoro è associata anche la nascita della parola Leitmotiv, che fu coniata dal grande studioso wagneriano Hans von Wolzogen, autore della prima “guida” all’Anello del Nibelungo. Ne La Valchiria, per esempio, la spada, simbolo dell’amore incestuoso tra i due fratelli gemelli Siegmund e Sieglinde, possiede un proprio Leitmotiv, che compare le prime volte nella terza scena dell’atto primo (avvistamento ed estrazione della spada), per poi essere variato e utilizzato nuovamente come elemento introduttivo del preludio dell’atto secondo (rievocazione di quanto successo nella scena appena conclusa).



A quest’ultima apparizione del motivo della spada segue un’anticipazione di quello della Cavalcata delle valchirie, che costituisce, forse, il più celebre momento musicale dell’intera letteratura wagneriana.


L’ultimo dei due estratti che avete appena ascoltato è, in realtà, il solo momento di tutta l’opera in cui il tema viene esposto nella sua interezza. Siamo all’inizio della prima scena del terzo atto. Montando i loro cavalli alati, le valchirie si riuniscono sulla cima di una montagna ridendo ed esultando («Hojotoho! Heiaha!»). Il galoppo dei cavalli viene reso musicalmente tramite il ritmo puntato ternario che fa da sfondo al vero e proprio Leitmotiv della Valchiria. Questa combinazione compare, durante l’opera, sia in precedenza sia successivamente alla scena principale. Wagner, infatti, la utilizza quando lo svolgimento della trama chiama in causa la valchiria Brünnhilde, vera protagonista del dramma, sfruttando a pieno le potenzialità evocative del motivo conduttore. La particolare caratteristica scenografica di questo tema ha attirato l’attenzione di numerosi registi moderni, che l’hanno reimpiegato in diverse chiavi di lettura. Ad esempio, lo statunitense Francis Ford Coppola, nel film Apocalypse Now del 1979, ha utilizzato la musica dell’intero episodio della Cavalcata nella scena dell’attacco aereo da parte degli americani ad un villaggio vietnamita controllato dai Viet Cong. I soldati sugli elicotteri, pronti ad atterrare, sembrano richiamare le valchirie sui cavalli alati nell’opera di Wagner.
Tornando all’aspetto generale dell’impiego della musica nel cinema, si pensi anche ai film muti di Charlie Chaplin, dove essa, unita alle immagini, ricopre un ruolo fondamentale nell’accompagnamento alla fruizione e comprensione della pellicola. La musica, nella storia, ha sempre avuto in sé il potere di raccontare, oltre che emozionare, forse anche in maniera più efficace delle parole.
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1 Con il termine opera si intende una rappresentazione teatrale divisa generalmente in atti, quadri (tableaux) e scene, in cui è prevista la presenza di orchestra, cantanti solisti e coro. Solitamente si dividono in opere serie e buffe e possono avere dialoghi parlati (recitativo) e parti solistiche spesso di virtuosismo (aria)
2 Con il termine tema si indica una frase musicale, ovvero una melodia
3 Con il termine libretto si intende il testo poetico utilizzato per la composizione di un’opera lirica
4 Compositore di musiche da film; autore di colonne sonore divenute celebri, tra le quali Harry Potter, Star Wars, E.T., Jurassic Park e Indiana Jones
5 I sistemi surround sono dei sistemi di diffusione del suono che, attraverso diversi punti di riproduzione attorno all’ascoltatore, generano un’informazione sonora che proviene da tutte le direzioni, riproducendo nella maniera più realistica possibile ciò che accade in natura
6 Tratto dalle fonti dell’Edda (raccolta di poemi sulla mitologia nordica e sulle leggende degli eroi germanici) e del Nibelungenlied (poema epico che narra le vicende dell’eroe Sigfrido)
7 Dal 1853 alla prima esecuzione del Ring, infatti, Wagner portò a termine un altro dei suoi capolavori: Tristan und Isolde (Tristano e Isotta), sospendendo la stesura della tetralogia dal 1857 al 1859
Bibliografia:
- Die Walküre: “Un teatro per un’idea”: il Festspielhaus di Bayreuth, A. Ferrari; Wotan personaggio principale della Valchiria, J.J. Nattiez; L’eredità di Wagner, G. Pugliese; Struttura linguistica e struttura musicale nella Valchiria di Richard Wagner, J. Maehder; Teatro alla Scala
- Musica da film, una breve introduzione, K. Kalinak; EDT srl
- Romanticismo e scuole nazionali nell’Ottocento, R. di Benedetto; EDT srl
- Storia della musica in Occidente, D. J. Grout; Feltrinelli
- Understanding the Leitmotif: From Wagner to Hollywood Film Music, M. Bribitzer-Stull; EDT srl




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