Indice:
- Lili Elbe tra personaggio storico e letterario
- La vita
- La fortuna letteraria e cinematografica
- L’opera: Lili Elbe
In un nostro precedente articolo abbiamo raccontato la storia degli evirati cantori e ci siamo lasciati chiedendoci in che modo oggi è possibile rinnovare l’opera per renderla un prodotto culturale accessibile al pubblico contemporaneo. Ripartendo dall’ibridismo e dalla versatilità della voce e dei ruoli d’opera, abbiamo pensato a un approfondimento sul tema del rapporto tra opera lirica e questione di genere, questa volta però abbandonando il passato barocco per addentrarci nella musica contemporanea. Parleremo dunque di Lili Elbe, donna transgender vissuta nella prima metà del Novecento, la cui storia ha ispirato anche il mondo della musica: nel 2023, infatti, le è stata dedicata un’opera lirica la cui protagonista è interpretata dalla prima cantante transgender di fama internazionale, Lucia Lucas.
Lili Elbe tra personaggio storico e artistico
Lili Elbe è un’opera iper-contemporanea, in lingua inglese, del compositore americano Tobias Picker, andata in scena per la prima volta al teatro di San Gallo, in Svizzera, nel 2023. Come suggerisce il titolo, l’opera è dedicata a Lili Elbe, soprannome di Lili Ilse Elvener, nata maschio nel 1882 con il nome di Einar Wegener. Lili è considerata una delle prime donne transgender ad aver effettuato con successo l’operazione di riassegnazione sessuale.1 Sebbene l’ultima fase dell’intervento fosse andata a buon fine, Lili morì il 13 settembre 1931 a causa di un’infezione post-operatoria, con il corpo di donna che aveva sempre desiderato.
La vita
Al di là della storia clinica della protagonista, la vita di Lili è particolarmente interessante: prima della transizione, Einar Wegener (Lili) era un noto e apprezzato pittore danese, sposato con Gerda Gottlieb, una vivace e promettente illustratrice di origine francese conosciuta all’Accademia di belle arti di Copenaghen. Proprio grazie alla sensibilità e alla modernità della moglie, Einar iniziò a esternare la sua natura femminile e il desiderio di cambiare sesso. All’inizio questa necessità venne sublimata da Gerda facendolo posare vestito da donna per alcuni ritratti erotici, come consigliato dall’attrice danese Anna Larssen che non poteva più farle da modella: fu proprio lei la prima a chiamare Einar con il soprannome Lili, dal latino lilium, fiore simbolo di purezza e bellezza. I ritratti di Gerda ebbero poi un enorme successo a Parigi dove i due si trasferirono definitivamente nel 1912 per fuggire dalla mentalità moralista e giudicante della Danimarca e permettere a Lili di vivere liberamente da donna.

Per un lungo periodo Lili e Gerda cercarono aiuto affidandosi a diversi dottori che nella maggior parte dei casi suggerirono ad Einar di sottoporsi a terapie psicologiche e mediche, compreso l’elettroshock, per “curare la sua malattia” e tornare a essere uomo e marito. Lili però alla fine decise di seguire il suo istinto e si recò presso l’Institut für Sexualwissenschaft di Berlino fondato dal sessuologo Magnus Hirschfeld.2 Dopo una terapia ormonale, Lili si sottopose all’operazione di rimozione dei testicoli grazie alle cure del dottor Erwin Gohrbandt (1890-1965) che nel 1922 aveva eseguito per la prima volta quest’operazione chirurgica sperimentale con successo.
Nel 1930 la corte danese accettò la richiesta di Einar di annullare il matrimonio con Gerda e di essere riconosciuto legalmente come donna: così, Lili ottenne un nuovo passaporto con il nome di Lili Ilse Elvenes. Da qui le vite dei due iniziarono a separarsi: Gerda si sposò con un uomo italiano e Lili tornò a Copenhagen, dove intessé una relazione stabile con l’artista francese Claude Lejeune, il quale la incoraggiò a incontrare il dottor Kurt Warnekros (1882-1949) per completare l’intervento di riassegnazione sessuale presso la sua clinica di Dresda. Il chirurgo riuscì a impiantarle un utero per permetterle di avere dei figli, ma, sebbene l’operazione fosse andata a buon fine, dopo tre mesi Lili morì a causa di un’infezione.

La fortuna letteraria e cinematografica
La storia di Lili Elbe ha ispirato tantissime persone transgender ed è diventata celeberrima grazie alla sua stessa testimonianza. Nel corso della sua vita, infatti, Lili ha tenuto un diario personale, conservando lettere e memorie in previsione di un’autobiografia. Così, dopo pochi mesi dalla sua morte, nel 1931, il suo amico e confidente Ernst Harthern che l’aveva aiutata a elaborare il materiale biografico, pubblicò in Germania un libro intitolato Fra Mand til Kvinde: Lili Elbes Bekendelser3 (lett. “Da uomo a donna: le confessioni di Lili Elbe”), usando lo pseudonimo Neils Hoyer. Nel 1933 l’opera ottenne un successo internazionale grazie alla pubblicazione americana in lingua inglese con il titolo Man into Woman: An authentic Record of a Change of Sex.4 Nei testi accademici quest’opera viene citata come pietra miliare, considerata la prima testimonianza diretta di una donna transgender. Infatti, successivamente numerose persone trans iniziarono a pubblicare autobiografie e la comunità scientifica, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, sviluppò un forte interesse per la questione, aprendo un importante dibattito sulla necessità di offrire supporto psicologico e medico a chi desidera cambiare sesso.
A riprova dell’importanza storica della testimonianza di Lili e della sua fortuna, nel 2000 lo scrittore americano David Ebershoff ha pubblicato il romanzo The Danish Girl5 (lett. “La ragazza danese”), rielaborando liberamente le memorie di Lili raccolte in Man into Woman e conferendo alla storia una patina romantica. L’autore si discosta in parte dalla biografia originale, ponendo l’accento sulla storia d’amore tra Lili e Gerda e mettendo in evidenza le contraddizioni di una persona che non si sente di appartenere al suo corpo e al suo sesso biologico, ma che allo stesso tempo è intrappolata nei pregiudizi omofobi e transfobici dell’epoca.
La figura di Lili Elbe, quindi, non ha segnato solo il suo tempo, ma è stata da sempre un punto di riferimento per la comunità LGBTQ+, come testimonia il film The Danish Girl, diretto dal regista Tom Hooper nel 2015 e ispirato al romanzo omonimo di Ebershoff. Questa pellicola la cui protagonista è interpretata da Eddie Redmayne, ha ottenuto numerose candidature e nel 2016 Alicia Vikander nei panni di Gerda Wegener ha vinto il Premio Oscar come miglior attrice non protagonista. Oggi The Danish Girl è considerato uno dei film più importanti per la diffusione della storia transgender e per la sensibilizzazione sulle tematiche queer.

L’opera: Lili Elbe
Nel 2023 il compositore americano Tobias Picker ha raccontato questa storia attraverso il linguaggio musicale e teatrale. Per la prima esecuzione,6 Picker si è affidato alla regia sensibile e visionaria di Krystian Lada che ha saputo coniugare tradizione operistica e nuove tecnologie audiovisive. Nel complesso l’opera rifiuta l’articolazione tradizionale in numeri con una divisione netta tra recitativi e arie, e si avvicina maggiormente all’idea wagneriana di unendliche Melodie (lett. “melodia infinita”): infatti, dopo l’ouverture a sipario aperto, si ha un susseguirsi continuo di scene scandite dalla proiezione sul fondale di didascalie che indicano i luoghi in cui avvengono i fatti narrati. L’intreccio segue l’ordine cronologico della vita della protagonista: l’opera è divisa in due atti con un confine netto tra la Lili pre-operazione e quella nel suo nuovo corpo di donna.
ACT 1
Overture
Scene 1: Royal Danish Theatre, November 1925
Scene 2: Next Morning. Wegener Apartment in Copenhagen
Scene 3: A Few Evenings Later. Ole Haslund Gallerie
Scene 4: Next Morning. Wegener Apartment Bedroom
Scene 5: Paris. Wegener apartment some weeks later
Scene 6: Paris. A Danish Countess’ Mansion
Scene 7: Paris. Tuileriss Gardens. Wegener apartment
Scene 8: Professor Warnekros’ Paris apartment
ACT 2
Scene 1: The Recovery Room in The Municipal Women’s Clinic
Scene 2: Christian X, King of Denmark’s Palace
Scene 3: Lili’s Parents House in Vejle, Jutland
Scene 4: Paris. Les Deux Magots
Scene 5: The Women’s Clinic in Dresden, The Garden
Scene 6: A short while later in the clinic garden
Scene 7: Lili’s Hospital Room. Women’s Clinic in Dresden
Nella prima scena — ambientata al Royal Danish Theatre — viene rappresentato il mito di Orfeo ed Euridice, reinterpretato attraverso l’utilizzo della tecnica dello Sprechgesang (lett. “canto parlato”). Sebbene questo incipit possa risultare fuorviante, il mito funge da filo rosso in tutta l’opera: simbolo di un amore trasformativo e trascendente che sfida i confini tra la vita e la morte, così come quelli tra le vecchie e le nuove identità, ma che è destinato alla tragedia catartica. Il mito sarà ripreso dal compositore nel finale, grazie a una struttura musicale e drammaturgica ad anello.
L’orchestra, posizionata in buca come da tradizione, presenta circa 30 elementi, mentre l’organico dei cantanti prevede 10 artisti, alcuni dei quali interpretano più ruoli. L’elemento di maggior rilievo nel cast della prima produzione dell’opera risiede nella peculiare vocalità di Lucia Lucas: l’interprete, un’artista transgender, affronta il ruolo femminile di Lili mantenendo la propria tessitura naturale di baritono, creando così un interessante cortocircuito timbrico tra l’identità del personaggio (femminile) e il registro vocale impiegato (maschile). Come già visto nell’articolo sugli evirati cantori, quest’effetto drammaturgico non è nuovo nella storia dell’opera: infatti, la dissociazione timbrica tra corpo e voce è un espediente utilizzato con castrati, controtenori e mezzosoprani en travesti. La novità poggia proprio sul fatto che l’opera stessa sia dedicata interamente a una persona transgender, interpretata da un’altra donna trans, con la messa in evidenza dell’atopia vocale7 che in parte è il simbolo del dramma di Lili: il sentirsi in un corpo sbagliato. In questo modo, l’opera scardina i topoi della tradizione operistica che storicamente associa specifici ruoli a determinati registri (come il soprano per l’eroina, il tenore per l’amante e il basso per l’antagonista). Sebbene l’assegnazione delle parti veda ora due donne come protagoniste (Lili e Gerda), l’assetto dei duetti d’amore preserva l’equilibrio timbrico tra una voce grave e una acuta. Tuttavia, l’aspetto rivoluzionario risiede nel superamento del binomio sesso-registro: la sonorità mascolina del baritono non appartiene più a un uomo, ma scaturisce da un corpo femminile. A livello drammaturgico questo viene evidenziato nei due duetti presenti nel primo atto: nel primo Einar nei panni di Lili chiede a sua moglie cosa vede e lei risponde: «I see a woman, a beautiful woman»8; mentre nel secondo Lili rivendica con forza la sua natura di donna: «I’m not Einer».9
Nel I atto, però, è presente un terzo duetto d’amore, quello tra Lili e Claude, suo nuovo amante. In questo caso il tradizionale accostamento tenore-baritono cambia completamente significato: infatti, nell’opera otto-novecentesca i duetti riservati a questi registri sono il luogo deputato alla fratellanza, all’onore militare e alla solidarietà politica (ne sono un esempio quelli del Don Carlo di Verdi10 e della Bohème di Puccini11) o, viceversa, sottolineano uno scontro violento tra amanti rivali (come nel caso di Cavalleria Rusticana di Mascagni12). In quest’opera contemporanea, invece, tenore e baritono non solo si amano e si dichiarano l’un l’altro, ma consumano il loro amore sulla scena. Per raffigurare questo momento di intimità, il regista ha scelto di creare una performance teatrale nella performance musicale, espediente usato in numerosissimi passaggi dell’opera: i due innamorati si trovano distesi su un telone di plastica trasparente e nel momento dell’atto sessuale iniziano a dipingere i propri corpi a vicenda, utilizzando quindi il bodypainting. La scena risulta forte e intensa, grazie anche alla voce del coro che si sente provenire da lontano (questo è nascosto al pubblico dietro le quinte) mentre intona un inno alla metamorfosi della vita e della natura:
«Ogni cosa, in ogni dove, si trasforma.
Come la notte, che volge ormai al suo termine,
al primo chiarore di un mattino d’estate,
la danza e la musica mutano questi due esseri
in amanti; in amanti.
Ovunque è trasfigurazione.
Madre Terra stessa,
ogni mattino col sorgere del sole,
ogni stagione sotto lo sguardo delle stelle,
Madre Terra stessa rinasce»
Quest’aria corale è un unicum perché nel resto dell’opera al coro è affidata l’espressione del senso comune e dell’opinione pubblica. Infatti, nella scena che segue quella del duetto tra Lili e Claude, il coro rivolge parole di disprezzo e accusa nei confronti della protagonista, accompagnate da un’orchestrazione cupa che riprende i toni drammatici dell’incontro tra la protagonista e sua sorella che rifiuta la nuova identità di Einar. L’aria della sorella inizia a cappella, con una scala ascendente cromatica che accresce la tensione fino alla pausa con corona dopo la quale comincia un accompagnamento incalzante e macabro di quartine, affidato al suono metallico e spettrale della celesta.


Questa tensione drammatica accompagna tutto il resto dell’opera che, come anticipato, è interamente dedicato alla transizione di Lili. Il passaggio tra il primo e il secondo atto è segnato dall’entrata in scena del dottor Warnekors, interpretato da un basso. La scelta del registro vocale questa volta è in linea con la tradizione otto-novecentesca: infatti, a causa del timbro grave e profondo, il basso incarna il simbolo del potere (politico o spirituale) e dell’esperienza, interpretando tipicamente tre macro-categorie di ruoli: re/padri, sacerdoti/eremiti e antagonisti/demoni. In quest’opera il dottore è il simbolo del progresso scientifico e di una nuova apertura mentale, ma, allo stesso tempo, è anche un personaggio a tratti ambiguo e manipolatore. Warnekors impersona perfettamente il dibattito accademico sul ruolo della medicina nelle istanze della comunità LGBTQ+:13 se da un lato il diritto alla transizione medicalizzata è una conquista imprescindibile, dall’altro si denuncia il rischio che un approccio puramente patologizzante limiti il potenziale sovversivo del queer. Il timore è che una visione essenzialista e deterministica possa depotenziare le soggettività non-binarie e alternative, la cui esistenza sfida proprio l’idea che il genere sia un dato biologico immutabile.
Per rendere questa sfumatura del personaggio il compositore opta per la tecnica vocale dello Sprechgesang (lett. “canto parlato”), molto lontana dalle melodie più morbide e cantabili del primo atto. L’aria del dottore in apertura del secondo atto ricorda indubbiamente il Pierrot Lunaire di Arnold Schönberg e il declamato francese usato da Debussy in Pelléas et Mélisande.
Un altro personaggio che incarna il potere e l’autorità è il re di Danimarca, interpretato, anche in questo caso, da un basso: è lui che deve stabilire se legalmente Lili può essere considerata una donna. Il suo arrivo in scena è preparato dal coro di giuristi che discute sulla questione con un canto dai toni marziali, all’unisono. Il tessuto sonoro si distende in concomitanza con il pronunciamento regale: un atto di legittimazione formale con cui il sovrano riconosce ufficialmente l’identità di Lili. Ma subito l’atmosfera torna cupa con la scena dell’incontro tra Lili e sua madre, speculare rispetto a quella dello scontro con la sorella del primo atto: cala il buio sul palco, rimane accesa solo una lampada a olio su un tavolo dove la madre sta eviscerando un coniglio. L’episodio, nel complesso, descrive la mentalità retrograda e rurale della Danimarca da cui proviene Lili e serve da controparte per il quadro gioioso successivo, dedicato al matrimonio di Gerda, ormai divorziata legalmente da Lili. In questa scena la musica si ispira alle atmosfere del cabaret francese, presentando ritmi di danza incalzanti e brillanti che alludono alla spensieratezza e vitalità della Parigi della Belle Époque. Questo clima risulta però in netto contrasto con il tormento interiore di Lili.
L’opera ha il suo epilogo con l’operazione finale che permetterà a Lili di avere un apparato genitale femminile completo e, di conseguenza, di avere anche dei figli. La scena però non riflette un clima di speranza: il fondale si tinge di rosso, i personaggi sono al buio, se ne riconoscono solo le sagome; Lili è al centro in una vasca insieme alla donna da cui prelevano l’utero, mentre le infermiere rovesciano sui loro corpi dell’acqua in una sorta di battesimo sacrificale. Nel mentre il coro intona una macabra aria funerea, intramezzata dall’assolo della celesta. Segue un canto corale a cappella in pianissimo che contrasta il fortissimo del passaggio precedente, in corrispondenza dell’uscita dalla vasca di Lili, simbolo di rinascita. Sulla scena appare anche il dottore con in mano un ramo di lillà e un teschio: ora Lili ha il suo corpo di donna, ma è destinata a morire.

Nella scena finale il compositore decide di inserire un duetto d’amore tra Lili e Gerda che dal matrimonio non si sono più riviste, ma hanno continuato a scriversi lettere: la vicinanza sentimentale supera la distanza geografica dei loro corpi. Il regista sceglie di mostrare questo legame, filo rosso di tutta l’opera, con la rappresentazione simbolica ed evocativa del funerale di Lili: mentre tutti i personaggi sullo sfondo sono a lutto, coperti da ombrelli neri, Lili siede sulla sua stessa bara, circondata da lillà, e Gerda in primo piano legge le loro lettere d’amore. Le ultime parole d’amore delle due protagoniste alludono nuovamente alla storia di Orfeo ed Euridice, mito scelto per aprire la prima scena del primo atto:
«Resta aggrappata alla mia mano.
La via è lunga dai morti verso i vivi.
Ma passo dopo passo raggiungeremo il mondo di sopra.
Lili, il mio amore per te non fa che crescere.
Il nostro amore cresce e non si volge mai indietro.
Gerda, il mio amore per te non fa che crescere.
Il nostro amore cresce e non si volge mai indietro»
L’opera Lili Elbe, nonostante la prematura dipartita della protagonista, non termina con una sconfitta, ma con un atto di liberazione trascendentale. Attraverso il capovolgimento del mito di Orfeo, la musica di Tobias Picker trasforma la morte della protagonista nel raggiungimento definitivo di quel «mondo di sopra» cercato per tutta la vita. Mentre l’atmosfera sonora si rischiara, la promessa di non «volgersi mai indietro» sancisce la vittoria della verità sull’apparenza: Lili non muore come un’ombra del passato, ma nasce come donna nella luce della propria autenticità. È l’estrema legittimazione dell’amore che, accettando la metamorfosi, smette di essere possesso per farsi pura testimonianza di libertà.
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1 L’operazione di riassegnazione sessuale è un intervento chirurgico complesso che consiste nell’asportazione dei testicoli, seguita dalla rimozione del pene, dal trapianto di ovaie e dalla vaginoplastica
2 Magnus Hirschfeld (1868-1935) fu un illuminare sessuologo ebreo tedesco, noto per aver sensibilizzato la Germania dell’epoca sul tema della riassegnazione del sesso con una politica attiva nei confronti delle persone gay e transgender. Con l’avvento del Nazismo, nel 1933, la sua clinica di Berlino venne rasa al suolo e la biblioteca annessa bruciata per eliminare ogni prova dell’operato rivoluzionario del dottore
3 Lili Elbe, Fra Mand til Kvinde: Lili Elbes Bekendelser, a cur. di Niels Hoyer, Hage & Clausen: Copenaghen, 1931
4 Lili Elbe, Man into Woman: An authentic Record of a Change of Sex. The True Story of the Miraculous Transformation of the Danish Painter, Einar Wegener (Andreas Sparre), trad. di H. J. Stenning, E. P. Dutton & Co.: New York, 1933
5 David Ebershoff, The Danish Girl, trad. di Anna Mioni, Giunti: Milano, 2000
6 In quest’articolo faremo riferimento sempre alla prima produzione, debuttata il 22 ottobre 2023 presso il teatro di San Gallo in Svizzera, in occasione della sua riapertura, con la regia di Krystian Lada e Lucia Lucas come interprete del personaggio di Lili
7 Atopia vocale è un termine tecnico elaborato da Michel Chion per indicare una voce che non sembra appartenere al corpo che la emette
8 Trad. italiana: «Vedo una donna, una bellissima donna»
9 Trad. italiana: «Io non sono Einar»
10 Si tratta del duetto tra Don Carlo e Rodrigo, “Dio, che nell’alma infondere”
11 Si tratta del duetto tra Marcello e Rodolfo, “O Mimì, tu più non torni”
12 Si tratta della scena della sfida tra Turiddu e Alfio
13 Per un approfondimento sul tema si veda Sandy Stone, THE EMPIRE STRIKES BACK: A Posttranssexual Manifesto, in Sex/Machine. Readings in Culture, Gender, and Technology, Indiana University Press: Indianapolis, 1998
Bibliografia:
- Two Beings/One Body: Intersex Lives and Transsexual Narratives, R. Carroll, in Transgender and The Literary Imagination. Changing Gender in Twentieth-Century Writing; Edinburgh University Press, 2018
- THE EMPIRE STRIKES BACK: A Posttranssexual Manifesto, S. Stone, in Sex/Machine. Readings in Culture, Gender, and Technology; Indiana University Press, 1998
- “We Too Deserve a Place in the Sun”: The Politics of Transvestite Identity in Weimar Germany, K. Sutton; «German Studies Review», Vol. 35, No. 2, Maggio 2012, pp. 335-354
Sitografia:
- Spartito canto-piano integrale dell’opera Lili Elbe, pubblicato da Schott Helicon Music Corporation, New York, 2023, consultabile gratuitamente alla pagina: link (consultato in data 04/05/2026)
- Lili Elbe, T. Picker; sito ufficiale del compositore: link (consultato in data 04/05/2026)
- Tobias Picker “Lili Elbe” (2023), T. Picker; video integrale dell’opera su Youtube




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