Leggerezza e malinconia al tempo della Grande Guerra
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Nel periodo post Fanciulla del West Giacomo Puccini si arricchì sempre di più, ma all’aumentare del suo patrimonio si affiancò anche un costante e crescente malessere personale. Quest’ultimo fu forse causato dalla sua preoccupazione per l’avanzare dell’età e per il diabete di cui soffriva, ma nel contempo anche i numerosi lutti non aiutarono di certo a sollevare il morale del musicista italiano più famoso dell’epoca: nel 1912 morirono infatti Giovanni Pascoli, amico da cui frequentemente si recava in visita, la sorella Ramelde, grande compagna di vita e sua confidente epistolare, e un uomo che per la carriera di Puccini fu fondamentale, l’editore Giulio Ricordi. Sul versante professionale, però, il compositore toscano poté contare sulla sua fama internazionale e sulle conseguenti numerose proposte di nuovi soggetti da musicare, insieme a contratti profumati da firmare con teatri esteri. Uno di questi, il Carl-Theater di Vienna, propose a Puccini di scrivere un’operetta,1 genere di tradizione in quell’area. L’impresario in questione fu l’austriaco Emil Berté, che inizialmente si rivelò accorto nel convincere il musicista a firmare e molto rapido nel fornirgli il materiale sul quale iniziare a lavorare. Le premesse per la buona riuscita del progetto erano ottime: a Puccini venne affiancato prontamente Alfred Maria Willner, il migliore tra i librettisti del già notissimo operettista Franz Lehár, il quale gli propose proprio la trama de La rondine, per la prima volta non estrapolata da un’opera letteraria o teatrale già esistente.

In quel secondo decennio del Novecento, però, come tutti sappiamo, il mondo intero dovette soccombere alla barbarie degli uomini: lo scoppio della guerra nel 1914 ostacolò la vita professionale di Puccini in maniera significativa. Già pochi anni prima, ad ogni modo, alcuni atteggiamenti di Giacomo non furono ben visti dall’opinione pubblica italiana. La sua esterofilia e in particolare la sua sentita simpatia per i tedeschi furono parecchio contrastanti col patriottismo che dilagava in quell’epoca. In realtà, si può affermare che Puccini sentisse più di ogni altra cosa una spontanea repulsione per le crudeltà della guerra e odiasse pensare che una quantità spropositata di vite umane si sarebbe ritrovata in un così grave pericolo. In ogni caso, con l’entrata in guerra dell’Italia nel 1915, a Puccini non convenne per niente mantenere il contratto con l’impresario viennese e chiuse presto i rapporti con Willner, spostandosi definitivamente dall’impianto drammaturgico originario de La rondine alla sua versione italiana, che già era stata stesa in anticipo dal commediografo Giuseppe Adami. Durante questo cambio di rotta Puccini capì inoltre che ormai ciò a cui stava lavorando non assomigliava più ad un’operetta, bensì ad un’opera vera e propria dalle sfumature comiche, sul modello del Rosenkavalier di Richard Strauss. Revocato il contratto con il Carl-Theater, dunque, a Puccini non restò che rivolgersi nuovamente alla casa Ricordi che però, dopo la morte di Giulio, giunse nelle mani di del figlio Tito, personaggio con cui Puccini non andò mai d’accordo. I due si trovarono più volte nel 1915 per cercare un’intesa, ma invano: si intromise quindi la casa rivale dei Sonzogno, diretta da Lorenzo, che riuscì a far firmare a Puccini il suo primo e unico contratto.

Protagonista de La rondine è Magda de Civry, una cortigiana mantenuta dal ricco banchiere Rambaldo Fernandez in una casa nella Parigi di secondo Ottocento. Durante una festa tra amici, si inizia a discorrere delle nuove mode romantiche parigine, che risvegliano l’interesse di Magda. Quest’ultima, infatti, una volta rimasta sola con le amiche, racconta loro di una vecchia liaison con un ragazzo incontrato al Bal Bullier, e confessa di voler tornare a provare quel tipo di sentimenti. Il poeta Prunier, intanto, dopo aver intrattenuto gli ospiti con una sua nuova romanza, si mette in disparte con Magda e quasi per gioco le legge la mano, predicendo per lei un futuro incerto, simile a quello di una rondine che migra verso il mare. Nel frattempo, Rambaldo riceve un giovane suo amico di passaggio da Parigi, Ruggero Lastouc, che chiede dove poter passare una piacevole serata nella capitale francese. La scelta ricade proprio sul Bullier, stesso locale dove Magda aveva avuto quella breve storia d’amore. Per pura coincidenza, anche la stessa Magda decide di tornare lì quella sera, come ai vecchi tempi, per rivivere le passioni di una volta. Congedati gli ospiti, il poeta Prunier e la sua amata cameriera Lisette, rimasti soli, si preparano per recarsi anch’essi verso lo stesso locale. Lisette indossa di nascosto i vestiti di Magda, convinta che al Bullier non l’avrebbe incontrata. Come si può intuire, l’atto secondo è ambientato al Bullier, dove Ruggero, inizialmente solo, si annoia. Giunge poi Magda che, senza pensarci due volte, si siede al tavolo di Ruggero e gli si presenta in incognito col nome di Paulette. Tra i due scatta subito un’intesa particolare, che si trasforma poco a poco in qualcosa di più intenso. Intanto, tra la folla, compare anche Prunier con Lisette, che è convinta di aver riconosciuto Magda, ma il poeta capisce la situazione e cerca di smentirla. Facendo finta di non conoscerla, Lisette e Prunier si siedono al tavolo di Magda, quando all’improvviso entra nel locale Rambaldo, in cerca della sua donna. Poco prima che la scopra, il poeta Prunier cerca di evitare guai provando a nascondere la cortigiana, ma lei, in uno slancio appassionato, decide di affrontare il vecchio rivelandogli la verità dei suoi nuovi sentimenti. Rambaldo esce quindi di scena in modo elegante, lasciando libera Magda di seguire il suo destino. Il terzo atto è ambientato interamente in Costa Azzurra, nella casa in cui Ruggero vive felice con Magda, il suo nuovo amore. Egli ignora il suo passato da cortigiana e, convinto che lei ricambi pienamente i suoi sentimenti, chiede con una lettera alla madre il permesso di sposarla. Intanto la cameriera Lisette, giunta insieme a Prunier per far visita alla sua ex padrona, le chiede di poter tornare al suo precedente servizio. Il poeta, nel mentre, le riferisce che Rambaldo non ha mai cambiato idea su di lei e che non respingerebbe mai un suo ritorno. Il responso della madre di Ruggero è positivo e, mentre egli sta leggendo a Magda la lettera del consenso, ella capisce che questo suo amore giovanile è soltanto un’illusione e che non è pronta a continuare la sua storia con Ruggero. Quest’ultimo, disperato, cerca in tutti i modi di non perderla, ma ormai Magda si è decisa a lasciarlo e, portandosi dietro il ricordo dei giorni felici passati insieme a lui, parte per sempre, tornando alla sua precedente vita da grisette.
Già dall’ascolto del primo minuto di musica, proposto qui sopra, ci si può domandare se davvero quest’opera appartenga o meno alla sua epoca. La brillantezza timbrica e la chiarezza melodica espressa da questa introduzione orchestrale parla chiaro: La rondine ci si presenta come una graziosa parentesi pucciniana in un periodo della storia della musica contraddistinto dalle più varie e particolari sperimentazioni moderne. Lo stesso Puccini, in una lettera del 1914 rivolta a Sybil Seligman, sua cara consulente in materia di musica e teatro, scrisse: «È un’opera leggera sentimentale e un poco comica – ma simpatica chiara cantabile […] è una specie di reazione alla musica ostica moderna». Non che Giacomo Puccini vada declassato a semplice compositore di musica datata e fuori moda, certamente: si ricordino la modernità dei timbri in Fanciulla del West o le arditezze melodiche per l’esotismo di Madama Butterfly. Il motivo della leggerezza che domina La rondine, invece, va sicuramente ricercato nell’oscillazione di genere che si presentò durante la gestazione di questo lavoro, da iniziale impianto di operetta a quello di melodramma più vicino alla commedia musicale. L’elemento che svolge un ruolo di primissimo piano nell’intreccio narrativo è sicuramente il valzer, genere per cui Puccini non smise mai di provare attrazione: si pensi al Piccolo valzer per pianoforte, da cui trasse la celeberrima «Quando me n’vo soletta» del secondo quadro di Bohème, o alle giovanili tre Sonate in Tempo di Valzer per organo. Nel caso de La rondine, questo genere risulta fondamentale in quanto tratto distintivo che rappresenta l’amore sentimentale, argomento principale della narrazione, in tutte le sue sfaccettature.
Quest’opera però, come ormai sappiamo, non è solo voglia di vivere la “nuova moda romantica”, ma è anche un inevitabile incontro con la malinconia e l’incertezza della vita. Magda compie infatti una sorta di viaggio spirituale: il desiderio di emancipazione dalla vita comoda e lussuosa senza amore che domina il primo atto sembra finalmente avverarsi nell’unione con Ruggero dell’atto secondo, per poi rivelarsi un’illusione quando la cruda realtà le si presenta davanti nel finale. La protagonista sceglie di affrontare incondizionatamente il proprio destino, seguendo la lettura della mano del poeta Prunier: «Forse, come la rondine, / migrerò verso il mare, / verso un chiaro paese / di sogno… Verso il sole!»
La prima esecuzione si svolse nel neutrale Principato di Monaco il 27 marzo 1917, al Théâtre de l’Opéra di Montecarlo. L’impressione generale del pubblico fu molto buona e la stampa straniera definì il debutto come «l’evento musicale nell’attuale stagione del continente», mentre i critici italiani lì presenti si rassicurarono di fronte al ritorno verso una chiara cantabilità italiana. Anche per questo titolo Puccini cercò di ritoccare i tratti che riteneva più deboli, scrivendo una seconda (1920) e una terza versione (1924), nelle quali l’intento principale era quello di rendere più convincente la trama del finale e il modo in cui Magda sacrificasse il proprio sogno d’amore. In questo caso, però, le revisioni non riscossero il successo sperato, e a vincere fu la versione originale, ad oggi considerata lo standard esecutivo.
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1 L’operetta è un genere di teatro musicale dal carattere leggero e sentimentale nato in Francia durante la seconda metà dell’Ottocento, in cui le parti cantate si alternano a scene di pura recitazione e dialogo o danza. Il padre di questo genere è considerato Jacques Offenbach
Bibliografia:
- Puccini, V. Bernardoni; Il Saggiatore
- Giacomo Puccini, L’arte internazionale di un musicista italiano, M. Girardi; Marsilio
- Grandi operisti italiani, sezione su Giacomo Puccini a cura di G. Marchesi; Periodici San Paolo s.r.l.



