La Decima Sinfonia

Tosca

Amore e oppressione

Mentre in un’Italia di fine secolo cresceva sempre più la tensione politica a causa delle rivolte popolari per il prezzo del pane e del dissenso generale verso le autorità, Giacomo Puccini viveva tranquillamente nella sua nuova villa a Torre del Lago, componendo più o meno serenamente la musica per la sua nuova opera in programma: Tosca, tratta dal dramma omonimo di Victorien Sardou.

La scelta del soggetto risale al 1889, ben undici anni prima del suo debutto, avvenuto nel 1900, e precedente anche dei successi di Manon Lescaut e Bohème. È molto probabile che sia stato Ferdinando Fontana, il librettista de Le Villi ed Edgar a indicarlo per primo come possibile soggetto, ma lo scarso risultato ottenuto con il libretto della seconda opera rese di fatto progressivamente sempre più sporadici i suoi contatti col musicista. Una volta subentrato Luigi Illica, il livello degli impianti narrativi delle nuove opere crebbe notevolmente e fu proprio lui a presentare a Puccini il suo adattamento italiano dei versi di Tosca. Questa sua versione fece scalpore, tanto da convincere quasi totalmente persino lo stesso Sardou. Puccini credeva superiore il dramma di Illica perché pensava che ci fosse un elemento fondamentale che difettava nell’originale: “l’amore poetico”. Per chiarire questo particolare concetto, occorre forse prima raccontare la vicenda di Tosca: siamo nella Roma del 1800, in pieno periodo di scontri tra l’esercito di Napoleone e quello della restaurazione guidato dai Napoletani, che allora avevano il controllo di Roma. I personaggi principali rappresentano proprio le fazioni coinvolte nello scontro politico: il primo a comparire è Cesare Angelotti che, entrando nella chiesa di Sant’Andrea della Valle, si nasconde perché inseguito dalla polizia. Nella chiesa incontra il Pittore Mario Cavaradossi, anche lui di idee filofrancesi e contro la cruda repressione della polizia sui nostalgici della caduta Repubblica. I due si aiutano a vicenda fino al momento dell’entrata in chiesa di Floria Tosca, nota cantante e amante di Cavaradossi. Ella si rivela inizialmente gelosa perché ha sentito Mario parlare, ma l’incontro si conclude con un congedo pacifico. Dopo la sua sortita, Angelotti fa appena in tempo ad uscire dal suo nascondiglio e a correre insieme al pittore per trovare rifugio nella sua villa quando improvvisamente irrompe sulla scena il capo della polizia, il barone Vitellio Scarpia, proprio in cerca di indizi per catturare l’Angelotti. Egli scopre la complicità tra quest’ultimo e Cavaradossi e mette in allerta Floria Tosca. La narrazione continua in una sfarzosa stanza di Palazzo Farnese, unica ambientazione dell’atto secondo. Qui Scarpia attende l’arrivo di Tosca per farle udire le urla di Mario che, da poco catturato, è posto sotto tortura dagli scagnozzi del barone. A questi ultimi serve sapere dove si nasconde l’Angelotti, ma il pittore è disposto a morire pur di non tradire il suo amico e i propri ideali. A rivelare il luogo del nascondiglio, infatti, sarà Tosca, che non resiste più al lamento straziante del proprio innamorato. Una volta cessate le torture, Scarpia fa portare via Cavaradossi e, una volta rimasto solo con Floria, le propone un accordo ignobile: se lei cederà ai suoi desideri carnali, Mario sarà salvato e non condannato. Lei, disgustata, accetta per amore. Poco dopo averle assicurato che la fucilazione del pittore avverrà per finta, Scarpia si getta smanioso sul corpo della cantante, ma non sa che ad attenderlo ci sarà una violenta coltellata all’addome scagliata dalle mani di lei. Egli muore soffocato sul pavimento e la scena si conclude con l’uscita di Tosca dalla stanza. All’alba del giorno seguente, tutto è pronto per l’esecuzione di Cavaradossi su una terrazza di Castel Sant’Angelo. Tosca si reca alla prigione per rassicurarlo: per dirgli che è riuscita ad ottenere un salvacondotto per fuggire con lui e soprattutto che la fucilazione verrà simulata. Mario sa che dovrà fingere di cadere appena dopo gli spari e si posiziona davanti al plotone con tranquillità. Ecco gli spari: il corpo cade, i soldati si allontanano con calma e Tosca attende di essere sola per tornare dal suo amante, ma è tutto inutile. Scarpia, in realtà, aveva ordinato di uccidere il pittore per davvero. Tosca è in preda alla disperazione sul corpo inerme del suo Mario, ma non ha tempo neanche per compiangerlo: i soldati hanno scoperto il cadavere di Scarpia e stanno andando a catturare l’assassina che, ormai davanti alla morte, decide di porre fine alla propria vita gettandosi nel vuoto.

A differenza del dramma originale di Sardou, dove la questione storica e politica quasi sopprime la vicenda fittizia dei due amanti, nel melodramma di Puccini essa fa solamente da sfondo e tiene come fulcro narrativo quasi esclusivamente la storia di Cavaradossi e Tosca. In questo modo viene dato molto rilievo ad alcuni caratteri psicologici dei personaggi come la gelosia di Tosca, la sensualità dell’amore tra quest’ultima e Cavaradossi, o soprattutto il sadismo e la crudeltà di Scarpia, dotato nell’opera di totale autonomia nella gestione dei suoi istinti spietati. Secondo Puccini c’era proprio Scarpia al centro della narrazione musicale, e ciò si intuisce anche dalla scelta di far cominciare l’opera con l’orchestra che a tutta forza esegue una sequenza di tre accordi imperiosi: si tratta infatti del suo Leitmotiv.1 Superlativo fu inoltre il lavoro che il maestro di Lucca svolse nell’evocare musicalmente la Roma papalina di inizio Ottocento, con un accuratissimo studio nella riproduzione dei suoni esatti delle diverse campane delle chiese intorno a Castel Sant’Angelo e nella scelta del romanesco quale lingua del canto del pastorello che si sente in lontananza all’inizio dell’ultimo atto. Forse è anche per queste straordinarie abilità di “pittura musicale” che Tosca risulta uno dei lavori pucciniani più apprezzati al giorno d’oggi.

Il giorno della première, il 14 gennaio 1900, il clima al Teatro Costanzi di Roma era tesissimo. Parte del pubblico pretese di entrare a teatro nonostante ci fosse il tutto esaurito, e l’accalcarsi della folla costrinse il maestro Mugnone ad interrompere la messa in scena, poiché in sala era stato dato l’allarme bomba. Si ricominciò l’opera da capo e si procedette fortunatamente sino alla fine senza ulteriori problemi. Nonostante alcuni dubbi iniziali, il pubblico si dimostrò entusiasta per il nuovo melodramma: alle successive venti repliche al Costanzi non ci fu mai un posto vuoto e immediatamente si fecero allestimenti in quasi tutti gli altri teatri d’Italia e all’estero. Si può ormai affermare che con Tosca Puccini sancì definitivamente il suo successo internazionale e il posto di primissimo piano nel panorama del melodramma italiano di inizio secolo.

Il Leitmotiv (in tedesco “motivo conduttore”) è una melodia che ricorre più volte nel corso di un brano musicale poiché strettamente legata a un personaggio, a una situazione, a un sentimento o a un’idea; è per questo usato in larga scala nell’opera e nel poema sinfonico

Bibliografia:

  • Puccini, V. Bernardoni; Il Saggiatore
  • Giacomo Puccini, L’arte internazionale di un musicista italiano, M. Girardi; Marsilio
  • Grandi operisti italiani, sezione su Giacomo Puccini a cura di G. Marchesi; Periodici San Paolo s.r.l.

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